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Alessandra Comazzi
I manicaretti in tv
rischiano il flop
Alessandra Comazzi
Chi è
Critica televisiva, autrice e conduttrice di programmi radiofonici e televisivi, ha pubblicato diversi saggi ed è l'atuale presidente dell'Associazione Stampa Subalpina.
Europa cucina. E mangia. Non soltanto per nutrirsi, ma anche per vendicare una vocazione antica all'astinenza. La televisione esalta l'attitudine, ogni giorno cuochi e conduttori, professionisti e dilettanti, spignattano, impiattano e svelano ricette, su reti pubbliche e private, locali e a pagamento, declinando ogni genere, dai quiz ai talent, dai factual alla fiction. Sul video si continua a mangiare, a conoscere le specialità regionali, i cibi, i vini di una tradizione che è cultura e che rischia comunque di perdersi. Ma dentro i programmi c'è la pubblicità, esaltatrice di magrezza. C'è la moda, ci sono le riviste che propongono modelli irreali, pericolosamente anoressici, avvilenti per le donne normali, che si sentono grasse nella taglia 44, se non nella 42, secondo i canoni del "Diavolo veste Prada", e spendono fior di denari per creme e massaggi. Così la tv alimenta la contraddizione: da un lato il continuo richiamo a forme segaligne che presuppongono sacrificio alimentare, dall'altro i continui inviti al cibo, sia tradizionale e naturale, sia "americano" grondante merendine e "junk food", spazzatura.
Ma nell'orgia di trasmissioni culinarie su tutte le reti di cielo e di terra, una notizia è in questa estate arrivata dalla Francia: la versione locale di "Masterchef", il talent di cibo più diffuso nel mondo, in luglio ha chiuso con ignominia dopo appena due puntate. Tf1 ha deciso la sospensione, causa ascolti troppo bassi, e lo ha sostituito con una serie poliziesca. Essendo d'altronde i cuochi e i poliziotti gli attuali padroni del video. Va detto che in altri paesi la trasmissione è in onda sui canali a pagamento, e qui le cifre si fanno relative. Se un milione di telespettatori sono tantissimi per una rete pay, lo stesso milione è pochissimo per una rete pubblica, non regge l'investimento pubblicitario. Questa scelta francese testimonia un'altra caratteristica che riguarda non soltanto Masterchef, ma molti altri programmi, come X Factor: se ne parla molto, i media li seguono con passione, i social alzano la polvere, ma la realtà oggettiva dei numeri è bassa. E Tf1 l'ha dovuto constatare, correndo ai ripari. Nonostante sullo show fossero stati fatti importanti investimenti, nella speranza che si rivelasse il successo dell'estate. E mancava da un anno e mezzo, tempo giusto per non stancare il pubblico, e anzi incuriosirlo. Ma è andata ben diversamente. Per non buttar via tutto, lo show è poi tornato dopo una pausa di un mese, il 30 luglio, su Nt1, piccola tv digitale.
E insomma la Francia sarà l'avanguardia di un cambiamento? Arriva il riflusso cuciniero? Qualcuno ha cominciato da tempo a essere assai critico. Ernesto Ferrero, per esempio, lo scrittore per anni presidente del salone del libro di Torino, aveva dichiarato proprio a questo giornale: "La cucina sta diventando la nuova pornografia, onanismo mentale, voyeurismo. Patinata, esibizionistica, pretenziosa, indisponente. Questi chef che diventano i nuovi guru, e vengono riveriti come tali, come altrettanti maitre-à-penser. Ma per favore! Va invece rispettata la cucina come memoria, come deposito di storie, di culture materiali, di tecniche, di mentalità collettive, usi e costumi, una grande e vera sapienza artigianale". Ma intanto, in video si continua a mangiare in modo sovradimensionato, irritante. La domande più frequente rivolta dei telespettatori è: ma perché ci sono così tante trasmissioni di cucina? Perché il cibo è di moda, e quando un genere è di moda, viene consumato fino alla noia, soprattutto se costa poco; perché è consolatorio, non fa litigare, non è divisivo, è neutro, fa trascorrere una serata, consente ai cuochi di farsi notare.
Ma ora la cucina comincia a suscitare antipatia, con tutte le persone che muoiono di fame al mondo. Molti, nei programmi, si ispirano alla filosofia di Expo, "nutrire il pianeta". E non buttare gli avanzi. Gli chef in tv sono sempre più attenti a natura e stagioni. Detto questo, tutto sa di ipocrisia. Le emittenti non sono mai filantropiche, devono fare business e dunque ascolti. Come ha dimostrato la Francia, l'unico modo per liberarci, e non fare indigestione di cibo tv, è cambiare canale alla parola "impiattamento".
Mettendo quindi fine a un'ossessione. Che di sicuro vorrà dire qualcosa. C'entrerà con i tempi precari. Almeno mangiamo. O, come direbbero a Roma, magnamo.
30-08-2015 23:00


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