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18.07.2018
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28.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Movimento naturale della popolazione, Ticino, 2017
22.06.2018
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22.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale: andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, giugno 2018
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Notiziario statistico Ustat: Idrologia, Ticino, primo trimestre 2018

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BENESSERE di Patrizia Guenzi
Immagini articolo
Svizzeri impasticcati
dai troppi oppioidi
Patrizia Guenzi


Co-Dafalgan, Codol, Fortalgesic, Palladon, Tramal. E potremmo continuare all’infinito con l’elenco dei farmaci a base di oppioidi. A chi non è capitato di averne bisogno? Per tenere a bada una terribile cefalea a grappolo o un’ernia del disco che taglia la schiena in due. A tanti. A troppi è capitato. Così emerge dall’inchiesta pubblicata sulla Revue médical suisse, che lancia l’allarme: con 411 milligrammi pro capite (erano 18 nel 1985),  la Svizzera è ormai diventata il settimo consumatore mondiale per abitante di medicinali a base di morfina, piazzandosi ampiamente al di sopra della media europea.
Un consumo che nel nostro Paese è cresciuto di ventitrè volte dal 1985 al 2015. L’apice è stato raggiunto nel 2009, con 504 milligrammi per abitante, poi è sceso sino al 2012 per poi risalire fino al 2015. E poco consola se Canada e Stati Uniti sono "campioni" nel mandar giù questo tipo di pasticche, che sì, certo, leniscono i dolori più tremendi e per fortuna ci sono, ma hanno anche pesanti effetti collaterali. Ovviamente, questa impennata significa pure che oggi ci si prende meglio cura delle persone che convivono con mali, fitte e spasimi, ma va detto che probabilmente si sono un po’ allentate le maglie della prescrizione di questo genere di farmaci, che non sempre hanno un’indicazione strettamente necessaria e dimostrata. Da qui il consiglio degli esperti: approfondire la ricerca per medicinali alternativi e più prudenza nel prescrivere gli oppioidi.
In tutti i Paesi l’aumento di morfina e simili preoccupa. In Europa, è da tempo aperta la questione dei medicinali a base di oppioidi. Molti studi confermano una crescita dei consumi anche in Inghilterra, addirittura con un raddoppio del numero di decessi legati al metadone e alla codeina tra il 2005 e il 2009. Così in Germania, con oltre un terzo in più di pazienti "curati" con oppioidi tra il 2000 e il 2010, e il trend all’insù continua. Il Paese più impasticcato (di oppioidi) è l’America, dove più di un terzo degli adulti ha ricevuto una prescrizione a lungo termine. Nel 2013 si stimavano a quasi due milioni le persone dipendenti in Usa. La reale utilità clinica di queste prescrizioni per combattere i dolori cronici non cancerosi è da tempo messa in discussione e c’è chi insiste  per un utilizzo meno spinto.    
La Svizzera può dunque consolarsi per modo di dire. Il fenomeno è generalizzato. Ciò non toglie che un freno s’impone. La parlamentare ppd Sara Beretta Piccoli ha infatti chiesto al Governo lumi "sull’attuale fruizione di metadone, in particolar modo da parte di persone anziane". Intanto, stando ai dati epidemiologici, la categoria più sofferente è quella femminile. Più soggetta a patire di dolori cronici. Tant’è che la scienza da tempo sta cercando di capire quali meccanismi intervengono nella diversa percezione del dolore tra maschi e femmine. Recentemente,  un’équipe di ricercatori ha dimostrato che effettivamente i meccanismi che portano ad una situazione di dolore dopo una lesione nervosa periferica divergono parecchio tra i due sessi. E così, mentre si continua a parlare, a lottare e a rivendicare l’uguaglianza dei sessi, la scienza deve invece tenere conto che una differenza tra donne e uomini esiste. Solo così riuscirà a trovare terapie più mirate e "su misura".
Comunque sia è indubbio che la lotta contro il dolore è un vero problema di salute pubblica, oltre che economico. Spinge una persona su cinque a consultare un medico. E affligge, in maniera cronica, il 20% della popolazione. Le difficoltà della ricerca clinica dipendono anche da un’enorme variabilità nello sviluppo di sindromi dolorose, da quelle post-traumatiche a quelle infettive. Difficoltà che dipendono anche dall’intensità dei sintomi e dalla risposta al trattamento. In questo senso più ricettive alle cure sono le donne. Per una serie di condizioni dolorose croniche, come ad esempio, l’emicrania, la fibromialgia, i disturbi delle articolazioni temporo-mandibolari (quelli che collegano la mandibola alla testa), o la cistite interstiziale, chiamata anche sindrome del dolore pelvicp. Le donne, dunque, sono sì più sensibili al dolore rispetto agli uomini, ma sembrano pure rispondere meglio alle terapie. Avvantaggiate, una volta tanto.

p.g.
19-08-2018 01:00


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