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BENESSERE di Andrea Stern
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Antibiotico-resistenza
da 276 decessi l'anno
Andrea Stern


È una strage non quantificabile. I batteri resistenti agli antibiotici uccidono sempre più persone ma nessuno sa quante siano le vittime. "Trovo sorprendente - dice Nicola Schoenenberger, biologo - che le autorità non registrino questi casi di decessi. Se si vuole combattere un problema, bisogna quantomeno conoscerlo".
Esistono a dire il vero delle stime, ottenute applicando una metodologia consolidata a livello europeo. In base a queste stime, nel 2015 in Svizzera l’antibiotico-resistenza avrebbe provocato 276 vittime. Più degli incidenti sulle strade. "Siamo di fronte al rischio biologico numero uno, in Svizzera e nel mondo - sostiene Schoenenberger -. Nei prossimi anni non farà che accentuarsi. L’insorgere di batteri non più curabili con gli antibiotici rischia di riproiettarci all’inizio dell’Ottocento, quando certe malattie oggi debellate causavano la morte di migliaia di persone. Rischiamo di non poter più combattere la polmonite o altre malattie oggi curabili".
Un incubo. Eppure sembra si stia facendo poco per scongiurarlo. Nella sua risposta a un’interrogazione del deputato udc Tiziano Galeazzi, il Consiglio di Stato ha elencato alcune iniziative, perlopiù di prevenzione, messe in atto per contrastare l’avanzata dei batteri resistenti. Ma il fatto che negli ultimi anni la concentrazione di antibiotici nei laghi Maggiore e Ceresio sia ulteriormente aumentata dimostra che le iniziative non sono state sufficienti. "La problematica è meno marcata che in Francia o in Italia - sottolinea il professor Jean-Claude Piffaretti, già presidente della Società svizzera di microbiologia - ma si sa che i batteri non conoscono frontiere. Nelle acque svizzere sono già stati trovati geni resistenti e senza un cambiamento culturale la situazione è destinata a peggiorare". Un cambiamento culturale per il quale andrebbero presi d’esempio i Paesi del Nord Europa, spiega Piffaretti, dove c’è maggior consapevolezza dei pericoli legati agli antibiotici.
Piano piano qualcosa si muove anche in Ticino. Forse, però, troppo piano. "La politica fa fatica a gestire la situazione - riprende Schoenenberger -. Sono certo che il governo si renda conto del problema ma non sono certo che sia pronto a prendere le misure necessarie per affrontarlo in maniera incisiva". Nel 2015 la Confederazione ha adottato una Strategia nazionale contro l’antibiotico-resistenza (Star). Ma il Consiglio di Stato riconosce che "al momento" gli interventi sono limitati. "Altre misure - precisa il governo - potranno scaturire dai risultati delle ricerche e degli approfondimenti scientifici in corso". Insomma, chi vivrà vedrà.
"Per uscire da questo circolo vizioso ci vogliono azioni coordinate - continua Schoenenberger - sia nella medicina umana sia nella veterinaria. Va drasticamente ridotto il consumo di antibiotici". Perché sulla scienza, in questo ambito, non si potrà fare conto. "Lo sviluppo di nuove molecole antibiotiche va molto a rilento - conclude Schoenenberger -. Le industrie investono poco perché la ricerca è estremamente complessa e molto costosa".
astern@caffe.ch
29-09-2019 01:00


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