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Chiara Saraceno
Libere di essere
mamme e lavoratrici
Chiara Saraceno
Chi è
Sociologa, professore di ricerca presso il Wissenschafts- zentrum für Sozialforschung di Berlino
L’Unione Europea sta invecchiando non solo perché si vive più  lungo, ma perché, nonostante l’apporto degli immigrati, i tassi di fecondità sono dovunque, salvo che in Francia, al di sotto del tasso di riproduzione. Si può discutere se la popolazione europea abbia bisogno di crescere o almeno di rimanere stabile, o se invece una diminuzione sia opportuna, se non altro per ridurre il consumo di risorse ambientali. Ma non si può ignorare che una popolazione con una fecondità al di sotto del livello di riproduzione provoca squilibri nella spesa sanitaria e pensionistica, che gravano sulle sempre più ridotte generazioni più giovani. Inoltre, con tutta la saggezza e competenza che possiamo riconoscere agli anziani, se questi prevalgono nella popolazione è più difficile che una società sia capace di innovazione culturale, scientifica, tecnologica.
Ovviamente, in società democratiche le scelte di fecondità appartengono alla sfera della libertà e non possono essere dettate da convenienze sociali e politiche. Tuttavia c’è spazio per creare condizioni favorevoli alla decisione di avere figli. Le differenze tra Paesi offrono indizi importanti. I tassi di fecondità più alti si riscontrano, infatti, nei Paesi (Francia, Irlanda, Paesi nordici, seguiti dall’Irlanda) in cui il tasso di occupazione femminile e più alto, e dove modificare il proprio impegno lavorativo più facile e reversibile, i sostegni al costo dei figli tramite servizi e/o trasferimenti monetari più generosi. Viceversa, nei Paesi, l’Italia, ad esempio, in cui un basso tasso di occupazione femminile si accompagna a un sostegno al costo dei figli ridotto e spesso frammentato e a servizi insufficienti, la fecondità non solo è bassa, ma tende a diminuire.
Allo stesso tempo, l’incidenza della povertà minorile è elevata. Lo stesso avviene in Portogallo, Spagna e alcuni Paesi dell’Est Europa, dove l’occupazione femminile è comparativamente alta, ma servizi e trasferimenti economici sono ridotti. Germania, Olanda (e anche la Svizzera) sono in una posizione intermedia, per quanto riguarda sia l’occupazione femminile sia i servizi di conciliazione e i trasferimenti economici per il costo dei figli. Nella misura in cui oggi la maggior parte delle donne si aspetta, e desidera, stare nel mercato del lavoro e investire in una professione, accanto a sistemi di tassazione e trasferimenti economici che alleggeriscano il costo di crescere un figlio, avere strumenti per conciliare la maternità con un’occupazione remunerata diventa decisivo per le scelte di fecondità. Vi sono anche elementi che suggeriscono che, soprattutto quanto più aumenta il livello di istruzione, anche una modifica dei modelli di genere e della divisione del lavoro tra padri e madri sia importante.
L’introduzione di congedi di paternità e soprattutto di quote riservate ai padri nei congedi genitoriali (purché adeguatamente compensati) può essere considerata non solo uno strumento di pari opportunità tra uomini e donne, ma un facilitatore della scelta di avere un figlio in più. Naturalmente, accanto al sostegno alle libere scelte di fecondità, occorre anche investire nel capitale umano delle giovani generazioni e fare sì che esse possano avere ragionevoli aspirazioni per il loro futuro. Anche su questo versante i Paesi a più bassa fecondità sono spesso quelli che offrono le condizioni meno favorevoli.
18-12-2016 01:00


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