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Guido Olimpio
Terrore continuo...
si onora il Ramadan
Guido Olimpio
Chi è
Si occupa di terrorismo internazionale e Medio Oriente, lavora al "Corriere della Sera" come inviato negli Stati Uniti
L’Isis, come nel 2016, ha deciso di "onorare" il mese sacro di Ramadan con una serie di attacchi. Al solito, la fazione ha lanciato la mobilitazione con gli appelli via web rivolti ai simpatizzanti sparsi nel mondo e, quando ha potuto, ha diretto singoli o nuclei attraverso i suoi referenti. La cadenza di episodi è impressionante, anche se non sempre i terroristi sono riusciti - per fortuna - a portare a termine la missione. L’impatto è poi ancora maggiore se pensiamo come le due capitali dello Stato Islamico, Raqqa e Mosul, siano sotto assedio.
Nelle Filippine hanno preso d’assalto una cittadina con una manovra da guerriglieri, molto simile a quelle viste in Iraq. In Afghanistan si sono impadroniti di un simbolo, le grotte di Tora Bora: uno dei rifugi di Bin Laden, una rete di gallerie che era tornata nelle mani dei talebani, oggi avversari del Califfo. In Europa i militanti hanno proseguito sul sentiero consolidato: veicoli ariete sulla folla, pugnali, aggressioni nei confronti delle forze di sicurezza. La Gran Bretagna ha pagato un prezzo alto, poi la Francia e il Belgio, tre Paesi a rischio per due fattori: la presenza di un gran numero di mujaheddin in Siria-Iraq, alcuni con ruoli primari nel network estremista; l’attività all’interno dei confini di elementi vicini alla realtà islamista, sia pure con gradazioni ed esperienze diverse.
Il dato base è un fenomeno eversivo diffuso, a volte diluito in episodi minori o di tentativi che confermano comunque la vocazione alla lotta armata. I protagonisti sono soggetti spesso noti alle autorità, con un passato e un presente jihadista. Ma, come ormai ben sappiamo, non mancano i neofiti, gli insospettabili, i criminali comuni che attraversano il "confine" per aderire alla campagna politica stabilita dallo Stato Islamico. Minaccia globale e variabile che oltre ad accrescere il senso di insicurezza mette in difficoltà polizie ed intelligence, spesso accusate di non aver saputo prevenire nonostante gli autori dei gesti fossero schedati. È ormai un ritornello, a tratti imbarazzante, ma che ha una sua giustificazione parziale. Anche questo è un aspetto assodato: i numeri delle persone da tenere d’occhio sono "impossibili". Nessun apparato ha i mezzi per poterlo fare e questo al netto di errori - clamorosi - da parte di chi dovrebbe vigilare.
Non bisogna farsi illusioni. Gli attentati continueranno e credo che gli affiliati al Califfato cercheranno nuovi modus operandi oppure adegueranno quelli impiegati fino ad oggi. L’Europol teme il ricorso alle autobomba. Magari il killer prima falcia la folla con il suo mezzo, poi lo fa detonare. Qualche prova, con bombole del gas infilate nell’abitacolo, c’è già stata sul territorio francese. Non sono neppure da escludere incursioni con piccoli droni, facili da acquistare, modificare e utilizzare per sganciare piccoli ordigni. Perfetti per gesti dimostrativi e "spettacolari".
In talune situazioni gli attacchi hanno ricordato un fenomeno molto americano, il "suicidio per mano della polizia". Ossia una persona prende di mira gli agenti allo scopo di uccidere e di farsi uccidere. Sono veri atti "sacrificali" che non lasciano scampo a chi li compie. Una variante del kamikaze classico che però rientra nelle categorie previste dall’Isis.
E in questo clima di violenza perpetua non si può ignorare quanto avvenuto a Londra davanti alla moschea di Finsbury Park. Un terrorista "bianco", imbevuto d’odio verso i musulmani, ha copiato le tecniche dello Stato Islamico investendo i fedeli con il suo furgone. Un segnale allarmante. Perché dimostra come i "radicali" abbiano fatto scuola anche tra i loro avversari ed apre un altro fronte. È legittimo attendersi nuove sorprese da parte di ambienti xenofobi o neonazisti. Possibilità che fa felice il Califfo e al Qaeda - mai dimenticare che ci sono sempre gli eredi di Osama - in quanto scava il fossato nelle società, spinge alla ritorsione, alimenta l’ostilità tra le religioni. È una tempesta perfetta dove sono i cittadini a pagare in ogni caso.
25-06-2017 01:00


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