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Guido Olimpio
I sentieri del Russiagate
portano fuori dagli Usa
Guido Olimpio
Chi è
Si occupa di terrorismo internazionale e Medio Oriente, lavora al "Corriere della Sera" come inviato negli Stati Uniti
La partita sul Russiagate si giocherà su molti campi. Con protagonisti ben definiti - Trump, l’Fbi, i congressisti - e altri che magari spunteranno nei prossimi giorni. L’intera storia, sin dal primo, ha dimostrato di riservare molte sorprese. E non solo sulle presunte interferenze nel voto da parte di Mosca quanto - a mio giudizio - sui rapporti economici e finanziari intercorsi tra il mondo del presidente e ambienti russi, un filone carsico.
La prima sfida avrà una figura centrale in Robert Muller III, ex direttore dell’Fbi, professionista rispettato, che è stato nominato investigatore speciale dal ministero della Giustizia. Sarà a lui a dover indagare e potrà farlo - almeno in linea di principio - con una certa autonomia. Una garanzia data dal suo ruolo e dal suo passato. È un aspetto non da poco visti i timori di insabbiamento espressi dai critici della Casa Bianca. Ciò detto camminerà su un terreno insidioso, con molte trappole da evitare. Anche per l’imprevedibilità di The Donald, per nulla felice di questa mossa, definita "la più grande caccia alle streghe della Storia".
Il secondo fronte è altrettanto intenso. I parlamentari hanno chiesto a James Comey, il direttore Fbi silurato dal presidente, di presentarsi per testimoniare e lui ha accettato  di farlo, anche se non è chiaro quando. Gli occhi saranno puntati sui famosi "memo" scritti dall’alto funzionario: carte che potrebbero documentare la richiesta da parte di Trump per un atteggiamento morbido verso il suo stretto collaboratore, il generale Flynn, per poche settimane principale consigliere per la sicurezza e noto per i suoi legami con la Russia. Un link che gli è costato il posto e lo ha trascinato dentro una vicenda esplosiva. È il punto chiave. Perché se le indiscrezioni dovessero essere provate Trump rischia di essere accusato di ostruzione alla Giustizia. Ma il presidente, anche nelle ultime ore, ha negato qualsiasi pressione o collusione con il Cremlino. Il punto è che The Donald, mettendo alla porta Comey, è diventato lui il focus dell’intera vicenda e non i collaboratori.
Il terzo sentiero di questa storia porta al Congresso, con due commissioni - una al Senato e l’altra alla Camera - investite del dossier. Una cornice dove si agitano spinte diverse. I democratici incalzano convinti che vi saranno conseguenze. Divisi i repubblicani. Ci sono parlamentari - come il senatore John McCain - che vogliono vederci chiaro, altri provano a guadagnare tempo, stretti tra le necessità di difendere Trump e il pericolo di essere risucchiati nel caso.
A rendere tutto più incerto ci sono, infine, le rivelazioni continue, le fughe di notizie, le soffiate di fonti anonime. È un momento complicato per la Casa Bianca e pensare che sono trascorsi appena cinque mesi da quando si è insediato. Probabile che Trump, per uscire dall’angolo, rilanci sulla politica estera, grazie anche ad una serie di visite importanti che toccheranno Arabia Saudita, Israele, Vaticano e la Nato. Viaggi che pur complicati sono ossigeno per un presidente assediato.
21-05-2017 01:00


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