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Loretta Napoleoni
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Dietro le autonomie
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Lorenzo Cremonesi
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Guido Olimpio
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Mariarosa Mancuso
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Luigi Bonanate
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Il secessionismo
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Chiara Saraceno
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Ultim'ora
19.10.2017
Pubblicati i dati del traffico sulla rete stradale in Ticino nel 2016 [www.ti.ch/conteggi]
19.10.2017
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, settembre 2017
18.10.2017
La Sezione forestale comunica che il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto (RLCFo/RaLLI) è in vigore a partire da mercoledì 18 ottobre 2017 alle ore 12.00 a causa del pericolo d'incendio di boschi. La misura è attiva su tutto il territorio cantonale.
13.10.2017
Concorso letterario "Castelli di carta" – Cerimonia di premiazione, martedì 24 ottobre 2017, ore 18.30
13.10.2017
Aggiornata la pagina Protezione ABC con la pubblicazione dei dati statistici inerenti gli interventi del picchetto NOI nel 2016 [www.ti.ch/protezioneabc]
04.10.2017
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'Ordine del Giorno della seduta del 16 ottobre 2017.
28.09.2017
Pubblicati i dati statistici del passaggio di autobotti con merci pericolose sull'autostrada A2 presso Coldrerio nel 2016 [www.ti.ch/protezioneabc]
26.09.2017
Notiziario statistico Ustat: Statistica delle abitazioni vuote, Ticino, 1° giugno 2017
25.09.2017
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale: andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, settembre 2017
18.09.2017
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, agosto 2017

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Loretta Napoleoni
Dietro le autonomie
solo forza economica
Loretta Napoleoni
Chi è
Esperta di economia internazionale e terrorismo. Ha pubblicato vari libri; l'ultimo uscito è 'Democrazia vendesi'.
L’Europa Unita non è il salvagente del nazionalismo europeo. Se ne sono accorti i Catalani quando gli appelli di soccorso lanciati a Bruxelles non hanno ricevuto risposta. C’era da aspettarselo, ma il desiderio di indipendenza della Catalogna era troppo forte per prevedere questo rifiuto. I lombardi ed i veneti sono stati più cauti. La Lega "rivoluzionaria e secessionista" di Umberto Bossi è finita nel lontano 2001 ed è stata sostituita dalla Lega riformista al governo con Berlusconi. Ma anche quest'ultima è stata soppiantata da una nuova fase: da una parte la leadership di Matteo Salvini, che cerca voti a livello nazionale, dall'altra la Lega dei governatori e degli amministratori locali che vuole arrivare al federalismo interpellando il popolo del Nord.
In Lombardia ed in Veneto, c'è poi un altro protagonista della scena politica che tenta di far leva sulle appartenenze locali per guadagnare voti nel Nord, si tratta del Movimento 5 Stelle. I pentastellati hanno usato i loro voti per poter consentire i due referendum, ma a patto di renderli più autonomisti possibili, togliendo, cioè, ogni riferimento all'indipendentismo. I referendum in Lombardia e Veneto, dunque, non hanno natura secessionista come quello in Catalogna, ma rientrano nelle strategie politiche nazionali Italiane in vista delle elezioni politiche del 2018, ed ecco perché sono promossi e sostenuti dalla maggioranza dei partiti, dalla Lega fino al Pd. La Lombardia, sostengono i fautori dell’autonomia, produce il 21% del Pil nazionale ma ne gestisce soltanto una piccola percentuale. Il sistema fiscale è tale che ogni anno la regione  invia  a Roma 53 miliardi. Soldi che, si badi bene, non hanno ridotto il dualismo storico della penisola, al contrario il divario tra il Nord ed il Sud è aumentato. Allora perche’ non lasciarli a chi li produce?
Alla radice del movimento indipendentista catalano c’è un discorso fiscale ed economico analogo a quello del Nord d’Italia - la regione ha già conquistato la propria indipendenza linguistica e culturale. Con 7,45 milioni di persone, la Catalogna rappresenta il 16 per cento della popolazione spagnola. Ma la sua economia è proporzionalmente molto più grande (215,6 miliardi di euro), pari ad un quinto del Pil spagnolo, ed è maggiore dell’economia di diversi paesi membri dell’UE. Ma non basta, con 65,2 miliardi di euro di esportazioni e 37 miliardi di euro di investimenti stranieri, la Catalogna rappresenta un quarto dei volumi totali spagnoli in queste categorie.  
Le spinte indipendentiste in Catalogna, Lombardia e Veneto hanno anche radici storiche, nessuna di queste regioni è stata felicemente integrata a livello nazionale e la popolazione si è sentita troppo spesso discriminata. L’esperienza catalana delle ultime due settimane ci dice che  anche questo tipo di rivendicazioni non ha più significato all’interno dell’UE perche’ ha una storia diversa.
La macchina politica di Bruxelles, poi, è lenta, farraginosa ma soprattutto è estremamente burocratica. L’indipendenza catalana significherebbe l’uscita immediata dall’Unione e dall’euro e ci vorrebbero non mesi, ma anni per rientrare. La Catalogna si troverebbe nelle stesse condizioni del Montenegro, con una moneta ‘presa in prestito dai Paesi dell’Unione. Senza accesso alla Banca Centrale Europea, l’economia finirebbe a corto di contante. E questo spiega la fuga di banche ed imprese da Barcellona.
Sbaglia chi pensava che a causa della ricchezza economica e dell’alta produttività della Catalogna, Bruxelles avrebbe aperto le porte al nuovo stato. L’Unione Europea è un club di stati nazione e qualsiasi frazionamento ne metterebbe in forse la validità. La Brexit, poi, ha ulteriormente irrigidito le posizioni di Bruxelles riguardo alle spinte indipendentiste.
Gli Italiani hanno capito tutto ciò durante la crisi del 2011, i Catalani se ne stanno accorgendo in questi giorni. In entrambi i casi tutti ne sono usciti sconfitti, elettorato, politici ed euroburocrati.
15-10-2017 01:00


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