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Loretta Napoleoni
S'investa sui migranti,
una fantastica risorsa
Loretta Napoleoni
Chi è
Esperta di economia internazionale e terrorismo. Ha pubblicato vari libri; l'ultimo uscito è 'Democrazia vendesi'.
L’immigrazione non solo fa parte della storia ma nei secoli è stata un fattore fondamentale dello sviluppo. Si pensi solo agli Stati Uniti d’America, una nazione costruita dagli emigrati. L’immigrazione è anche una risorsa perché permette il confronto tra varie culture ed apre nuove prospettive ad individui che altrimenti non potrebbero accedere agli strumenti necessari per l’innovazione, Sergey Brin, co-fondatore di Google con Larry Page, è un emigrato russo negli Usa, anche i genitori biologici di Steve Jobs erano emigrati siriani in America. Ma al di là di questi casi eclatanti, l’emigrazione, se ben gestita, in generale fa bene all’economia ed è proprio la Svizzera e la Svezia che lo confermano. La prima da sempre è una nazione aperta con un’economia ben disposta verso gli emigrati, la seconda è il Paese che dal 2014 ha assorbito il maggior numero di migranti e che oggi gode di un surplus di bilancio talmente elevato da poter iniziare ad investire nel sistema sociale per le generazioni future.
La chiave di volta del successo delle politiche di assorbimento dei migranti, anche nel bel mezzo di quella che tutti definiscono una crisi di dimensioni epocali, è l’abilità di formulare politiche ad hoc per minimizzare i costi e massimizzare i vantaggi dell’aumento della forza lavoro. Fondamentale a tale riguardo sono le condizioni economiche delle nazioni ospitanti. In Germania, nazione ricca, si stima che ogni migrante faccia salire la spesa pubblica di 10-12mila euro l’anno. Quindi ad 1 milione di persone corrisponde un costo annuo tra i 10 ed i 12 miliardi di euro. Secondo le stime attuali, tra il 2015 ed il 2018 il costo massimo dovrebbe essere di 65 miliardi di euro, meno 20 miliardi di entrate aggiuntive prodotte dall’espansione della produzione legata all’aumento della popolazione. Si tratterebbe dello 0,3 per cento del Pil tedesco, poco per una nazione ricca che può facilmente coprirlo con l’attuale surplus di bilancio, senza dover aumentare le tasse della popolazione.
Nazioni come la Germania o l’Italia, che soffrono di una crescita demografica negativa, nel lungo periodo non devono neppure investire nelle infrastrutture sociali per far fronte all’aumento della popolazione. Al contrario la nuova forza lavoro, specialmente in Germania dove c’è una grossa carenza di offerta di lavoro in alcuni settori, compenserà gli squilibri futuri derivanti dalla caduta demografica.
A livello economico il problema, dunque, non è così serio come sembra. È a livello politico che l’impennata delle migrazioni fa paura perché appare ingestibile, e, ahimè, lo è a causa dell’incompetenza di Bruxelles. In effetti i numeri sono da capogiro: nel 2015, 65,3 milioni di persone si sono trovate a dover prendere la strada dell’emigrazione per motivi politici (guerre e persecuzioni) o economici (carestie, cambiamenti climatici, eccetera). Quasi la metà di queste persone provenivano dall’Afghanistan, dalla Siria e dalla Somalia, tutti diretti in Europa.
Raccontata così la crisi attuale fa davvero paura agli europei ed appare come la stampa ce l’ha descritta: un attacco alla fortezza Europa. Soluzione del problema: bloccare i migranti alle porte del vecchio continente, in Turchia prima ed in Egitto adesso. Ma non è così. Infatti 4,5 milioni di siriani si trovano nei campi profughi turchi, Erdogan li usa per minacciare l’Europa e per ottenere ciò che vuole, inclusa una legittimazione della trasformazione del Paese in uno Stato islamico dittatoriale. L’Egitto è già una dittatura quindi in cambio dello stesso servizio svolto da Erdogan, Sisi domanderà aiuti di tutti i tipi.
Se noi europei avessimo una politica vera sull’immigrazione, questo fiume umano che scorre verso il vecchio continente potrebbe trasformarsi in una fantastica risorsa: forza lavoro che a noi manca ma anche la possibilità di pacificare l’Africa ed il Medio Oriente con l’arma della democrazia. Potremmo investire sul capitale umano futuro, sui figli degli immigrati educati in Europa ed incoraggiarli a tornare per modernizzare le nazioni dei genitori. Un piano a lunghissimo periodo che eviterebbe anche che tra dieci anni dai campi profughi turchi ed egiziani si levi la prossima generazione di jihadisti.
09-07-2017 01:00


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