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31.12.2018
La Sezione forestale comunica che il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto (RLCFo/RaLLI) è in vigore a partire da lunedì 31 dicembre 2018 alle ore 09.00 a causa del pericolo d'incendio di boschi. La misura è attiva su tutto il territorio cantonale.

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dalla domenica pomeriggio

Loretta Napoleoni
Il gioco a scacchi
tra Trump e Kim
Loretta Napoleoni
Chi è
Esperta di economia internazionale e terrorismo. Ha pubblicato vari libri; l'ultimo uscito è 'Democrazia vendesi'.
La partita a scacchi tra il presidente Trump e Kim Jong-un continua. Le prossime mosse le vedremo a breve, durante il secondo storico incontro tra i due, che avverà il 27 febbraio in Vietnam. Pochi credono che servirà a risolvere le ostilità che da settant’anni caratterizzano le relazioni tra le due nazioni, ancora meno pensano che uno o l’altro sarà in grado di infliggere all’avversario uno scacco matto. La partita infatti è poco politica e molto mediatica, fa comodo ad entrambi stringersi la mano, farsi fotografare spalla a spalla dietro le bandiere sventolanti delle proprie nazioni, tutto ciò dà l’impressione che ci siano passi in avanti concreti da tutte e due le parti.
Un’analisi attenta conferma che dall’incontro di Singapore tenutosi il 12 giugno del 2018 molto poco è cambiato. Kim ha smesso di testare i missili balistici nucleari, ma non ha fatto nulla per denuclearizzare il paese, né ha lasciato che si ispezionasse il suo arsenale nucleare. Trump non ha rimosso le sanzioni ma ha ridotto leggermente la pressione militare e cambiato retorica. In realtà entrambi sanno che la Corea del nord non distruggerà i suoi missili, nessuna potenza che si è conquistata l’attributo "nucleare" senza il permesso della comunità internazionale lo ha mai fatto, e sicuramente la Corea del Nord non abbandonerà volontariamente l’arma nucleare. Ma sia Trump che Kim sono abili prestigiatori politici e hanno capito che la tattica di negoziare al oltranza è vantaggiosa per entrambi.
Kim è riuscito a riallacciare le relazioni con la Corea del sud e portare avanti un piano di cooperazione economicamente e commercialmente positivo per il suo regime. Con il bene placido di Pechino, la cui influenza è di gran lunga maggiore di quella di Washington nel Pacifico, il giovane dittatore ha iniziato ad investire in un futuro di intense relazioni commerciali con Seul. La diminuita ostilità tra Pyongyang e Washington ha poi avuto effetti benefici nella già tesissime relazioni tra la capitale cinese e quella americana. Trump ha abbandonato la retorica anti cinese a causa del coinvolgimento con la Corea del nord ed è passato ad altri temi, strettamente commerciali.
Per il presidente americano la maggiore vittoria del dialogo con Kim è propagandistica. E questo non dovrebbe meravigliare nessuno dal momento che lo stile politico di Trump è tutto concentrato sul fumo visto che non c’è nessun arrosto. Sebbene Kim non abbia fatto nulla per denuclearizzare, la macchina propagandistica della Casa Bianca sta diffondendo la notizia che il dittatore nordcoreano è pronto per un secondo incontro, presentandolo come una nuova pietra miliare nel processo di smantellamento delle testate nucleari.
A confermare questa analisi ci sono diversi fattori tra cui l’assenza di consultazioni e trattative tra gli esperti dell’amministrazione Trump ed i vertici politici del regime di Kim dall’incontro di Singapore, senza parlare poi del fatto che la macchia burocratica e diplomatica delle due nazioni non ha tempo a sufficienza per redigere i documenti necessari prima dell’incontro. Negoziazioni e negoziatori sono limitati ai due leader ed avvengono a porte chiuse. Non è questo il protocollo degli accordi tra nazioni, certamente non lo è quando in ballo c’è l’arma nucleare.
A questo punto viene spontaneo chiedersi cosa ci aspetta dietro l’angolo. La risposta è sicuramente cinica. Le modalità del dialogo tra i due continueranno senza troppe variazioni, Pechino farà da arbitro suggerendo a Kim come muoversi, intanto il processo di riappacificazione con la Corea del sud andrà avanti. Ad un certo punto qualcuno trierà fuori dal capello un bel coniglio: la Corea del nord, come è successo con il Pakistan e l’India, si terrà le armi nucleari ma accetterà di farle monitorate dalla comunità internazionale. L’alternativa a questo scenario, e cioè il ritorno all’ostilità del 2017, è inaccettabile per Trump poiché siglerebbe il fallimento del presidente americano. In fondo chi è sotto scacco oggi è proprio la Casa Bianca è ormai solo una questione di tempo prima che questo diventi "matto".
10-02-2019 01:00


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