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Esperta di economia internazionale e terrorismo. Ha pubblicato vari libri; l'ultimo uscito è 'Kim Jong-Un - Il nemico necessarioi'.
Brexit e Covid, ecco una doppietta micidiale per il Regno Unito. Entrambi sono sinonimi di isolamento, il primo a livello nazionale, il secondo a livello personale. Non sarà certamente facile gestirli nei prossimi mesi, eppure, paradossalmente, il doverli affrontare congiuntamente potrebbe rendere meno rischiosa la loro gestione.
In primis come tutte le nazioni piagate dal Covid, il Regno Unito opera ormai da mesi in stato di emergenza, questo permette al governo di avere un ampio margine di manovra senza ricorrere alle discussioni ed approvazioni parlamentari. Qualora fosse necessario l’emergenza potrà essere usata anche nella gestione della Brexit. L’ipotesi più plausibile è quella di non rispettare gli accordi relativi al cosiddetto backstop irlandese, il confine tra irlandese del Nord e repubblica irlandese. Secondo il Good Friday Agreement questo deve rimanere aperto, tuttavia Londra ha accettato alcuni mesi fa che il confine irlandese diventasse un confine esterno dell’Unione Europea, il che implica controlli doganali per attraversarlo.
Nelle ultime settimane il governo di sua maestà ha minacciato di non rispettare gli accordi stipulati con Bruxelles a riguardo, e di non avere intenzione di introdurre un confine tra la Repubblica irlandese ed il Regno Unito nel mare d’Irlanda. Sebbene a prima vista una tale decisione appaia eccezionale, in quanto infrange un accordo internazionale, in realtà una nazione sovrana può recidere da un accordo internazionale proprio perchè sovrana. Lo stato di emergenza e la crisi del Covid potrebbero facilitare questo processo decisionale.
In secondo luogo l’emergenza Covid impone controlli stretti alle dogane. In assenza di un accordo commerciale tra Londra e Bruxelles gli scambi tra il Regno Unito e l’Unione Europea avverranno secondo le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e si teme che tutto ciò crei intoppi alle frontiere a partire da gennaio del 2021. È però probabile che si opti per mantenere i protocolli imposti dal Covid per i flussi di merci in entrata ed in uscita, se ciò avvenisse almeno nel breve periodo si eviterebbe il collasso commerciale.
È anche vero che la contrazione dell’attività economica e commerciale prodotta dal Covid ha ridotto drasticamente le importazioni ed esportazioni tra i due blocchi e la concorrenza dei prodotti esteri rispetto a quello nazionali. Nei supermercati del Regno Unito sono comparse confezioni di prodotti locali contraddistinte dalla  bandiera nazionale quasi a voler incitare i consumatori ad acquistare il Made in the United Kingdom piuttosto che quello di provenienza europea.
Il rallentamento del Covid insomma sembra ridurre per il Regno Unito l’impatto di una transizione traumatica, alleviandone in parte l’impatto del distacco. L’impossibilità di viaggiare come un tempo ed i pericoli legati al contagio in terra straniera, ad esempio, hanno costretto una grossa fetta della popolazione a rimanere dentro i confini nazionali e tutto ciò ha contribuito a creare a livello psicologico un allontanamento progressivo dal continente, e cioè dall’Unione Europea, da cui il Regno Unito tra meno di tre mesi si staccherà.
Infine, se è vero che ci stiamo muovendo verso una seconda ondata di contagi, l’idea che di fronte ad un pericolo tanto grande a gennaio del 2021 Bruxelles imponga sanzioni su Londra per vendicarsi del mancato rispetto dell’accordo preliminare sulla Brexit sembra poco plausibile e poco popolare tra gli europei.
26-09-2020 23:30



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