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Luca Mercalli
Resta solamente
una sottile speranza
Luca Mercalli
Chi è
Climatologo, docente universitario e presidente della Società italiana di meteorologia
Il discorso di Trump al Giardino delle Rose della Casa Bianca per annunciare l’uscita degli Usa dall’Accordo di Parigi è quanto di più irrazionale e irresponsabile abbia mai sentito nei confronti delle generazioni future. Il presidente ha dimostrato di coltivare gli interessi delle lobby petrolifere più che quelli dei suoi cittadini, e nemmeno quelli dell’industria, che pure beneficerebbe di una virtuosa transizione energetica con la creazione di milioni di posti di lavoro. Non è chiaro se il governo americano sceglierà il percorso formale di abbandono dell’accordo che però sarà possibile solo dal novembre 2019, e diverrà operativo dopo un anno, o se forzerà la mano lasciando la Convenzione Onu sui cambiamenti climatici siglata a Rio de Janeiro nel 1992, da cui tutti i negoziati sul clima derivano, facendo decadere in tempi più rapidi l’adesione a Parigi.
Un filo di speranza di fronte alla scellerata scelta di Trump deriva dalle molteplici dichiarazioni dai settori sia scientifico sia politico, come quelle dell’American Meteorological Society e della conferenza dei sindaci Usa, 180 dei quali hanno già detto che manterranno comunque fede agli impegni nelle loro città. Ma anche se il resto del mondo sembra voler tirare dritto verso la decarbonizzazione, l’assenza di uno dei maggiori inquinatori del pianeta fa la differenza, inoltre l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo ha effetti nefasti sul quadro globale dando luogo a uno scomodo precedente con il rischio di imitazioni o scarso impegno da parte di altri Paesi. Sarà forse un’alleanza Europa-Cina a colmare questo vuoto guidando la green-economy? Intanto, mentre noi parliamo, i cambiamenti climatici galoppano e il tempo per agire sta scadendo. Già prima di Trump le promesse di riduzione dei gas serra presentate due anni fa a Parigi da tutti i Paesi (Stati Uniti inclusi) non bastavano a contenere il riscaldamento globale entro 2 °C al 2100, attestandosi piuttosto intorno a 3 °C, e si sarebbe dovuto fare di meglio.
A maggior ragione con queste prospettive sarà difficile contenere un fenomeno in esponenziale accelerazione. Secondo diversi ricercatori la sensitività del clima alle attività umane potrebbe essere maggiore di quanto noto finora, portandoci (soprattutto con l’aiuto di Trump) a un riscaldamento di 7 °C in un secolo. Eppure "Don’t worry... be happy" ha detto Putin al forum economico internazionale di San Pietroburgo riferendosi alla preoccupazione globale per la dichiarazione di Trump, invocando una rinegoziazione dell’accordo e degli impegni Usa. Entrambi non hanno capito nulla di cosa comporteranno sette gradi in più: un mondo sfregiato da disastri climatici, carestie e conflitti, ostile alla sopravvivenza della civiltà come l'abbiamo conosciuta finora.
04-06-2017 01:00


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