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23.05.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale alberghi e ristoranti, Ticino, aprile 2019
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Luca Mercalli
Siccità, piogge e uragani
nel sordo allarme clima
Luca Mercalli
Chi è
Climatologo, docente universitario e presidente della Società italiana di meteorologia
Se dovessimo riassumere in modo incisivo il contenuto del nuovo rapporto sul clima del Comitato intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici (Ipcc), potremmo utilizzare le parole  dell’ambientalista finlandese Kaisa Kosonen: "Agite subito, idioti!". I ricercatori hanno analizzato oltre 6.000 pubblicazioni scientifiche sul clima e sono giunti alla conclusione che stiamo esaurendo il tempo per limitare il riscaldamento del pianeta a 1,5 gradi entro il 2100. Superata questa soglia - e se non faremo nulla ci arriveremo già al 2040 - il clima terrestre diventerà così estremo e ostile da minacciare la nostra civiltà e ovviamente i figli e nipoti già oggi tra noi.
Le minacce del riscaldamento globale sono note da oltre trent’anni (l’Ipcc è stato fondato nel 1988) ma non ancora interiorizzate da cittadini, economia e politica. Si va dal collasso degli ecosistemi all’aumento dei livelli marini con sommersione costiera e migrazioni di popoli, riduzione dei raccolti agricoli e maggior frequenza di eventi estremi: siccità, alluvioni, uragani, ondate di calore. In una società umana di oltre 7,5 miliardi di individui già ora fragile e instabile queste tensioni possono portare alla destabilizzazione geopolitica e a nuovi conflitti. Per evitare il peggio dunque occorrono "cambiamenti rapidi, completi e senza precedenti in tutti gli aspetti della società",  transizione energetica dal fossile al rinnovabile, riduzione dei consumi con massicci tagli alle emissioni inquinanti in tutti i settori, investimenti e pianificazione urbana e del territorio come adattamento ai nuovi eventi climatici.
Ma vi sembra che di fronte a un tale allarme, documentato e motivato non da qualche santone in vena di apocalittiche profezie, bensì dalla più autorevole scienza internazionale, ci sia un’effettiva consapevolezza e conseguente azione? La notizia è uscita sui media come si commenta un qualsiasi fatterello quotidiano, non aveva quel risalto, quella drammatica priorità atta a scuotere l’intera umanità da questa indifferenza nei confronti dell’ambiente. Mi sembra che per la moltitudine sia molto più importante un punto di Pil che un grado di temperatura.
Peccato che il Pil lo possiamo negoziare tra noi, la temperatura planetaria obbedirà invece solo alle leggi fisiche e ci renderà la vita difficile e irta di sgradevoli sorprese. La cura è già in ritardo, il clima sta già cambiando "più rapidamente di quanto cambiamo noi", ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. D’altra parte l’estate 2018 non ha fatto mancare i suoi inequivocabili sintomi: la più calda stagione di due secoli in Scandinavia, con oltre trenta gradi al circolo polare e incendi forestali indomabili, la seconda estate più calda della storia in Francia, la terza in Svizzera, associata a una siccità secolare, la quarta in Pianura Padana. Il mese di settembre 2018 è stato il più caldo di un secolo a scala europea e i nostri poveri ghiacciai si sono presi un’altra bella batosta perdendo uno spessore tra uno e due metri.
La sirena suona e noi ci turiamo le orecchie per non sentirla e far finta che tutto possa procedere come sempre. Occorre una svolta  tecnologica per diventare energeticamente più efficienti, ma bisogna affrontare anche il paradigma economico: la logica della crescita infinita in un pianeta finito è in aperto conflitto con l’ambiente, l’aveva detto il Club di Roma nel 1972, scienziati e intellettuali che riflettevano sul nostro futuro cinquant’anni fa (https://50thclubofrome.com/).
21-10-2018 01:00


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