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Mariarosa Mancuso
Premiata a Locarno
la parodia del cinema
Mariarosa Mancuso
Chi è
Saggista, critica cinematografica, ha studiato filosofia e scrive di cinema per la Rsi. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe.
Fotografa il degrado morale. La frase ricorre nelle recensioni dei film cupi, meglio evitarli il sabato sera. "Godless" di Ralitza Petrova - giovane regista bulgara vincitrice del Pardo d’Oro al Festival di Locarno - fotografa appunto il degrado morale. Di un’infermiera che accudisce gli anziani e intanto si appropria delle loro carte di identità, per loschi traffici. Una vecchietta resiste al furto, e viene sistemata a dovere. Qui finisce il delitto e dovrebbe cominciare il castigo - la Russia non è tanto lontana, anche in Dostoevskij c’era di mezzo una vecchietta. Solo che il film sembra disfarsi sotto i nostri occhi, mentre l’attrice non cambia mai espressione (si chiama Irena Ivanova, l’hanno premiata nella categoria "migliore interpretazione femminil"e: sono le performance stuporose che i cinefili da sempre prediligono).
Fotografa il degrado morale, dunque. E fa sembrare "Inimi Cicatrizate" (titolo internazionale "Scarred Hearts", cuori feriti) di Radu Jude - premio speciale della giuria - un film pieno di vita e di ottimismo. Eppure il protagonista soffre di tubercolosi ossea, e appena dopo i titoli di testa viene ingessato dal collo alla vita. Neanche parliamo della prognosi, tremenda, e del fatto che nessun dettaglio dei sanatori rumeni degli anni Trenta ormai ci sfugge, dalle barelle alle sale operatorie agli anestetici (pochi, urlano tutti come matti). È la vita di Max Blecher, ebreo rumeno apprezzato dai surrealisti, e dai più audaci paragonato a Kafka.
Palmarès tutto europeo. Dell’Est, sembra di essere tornati agli anni ‘70 quando a Locarno arrivavano i film da oltre cortina. Il premio come migliore attore è andato a Andrzej Seweryn per "Ostatnia Rodzina" del polacco Jan P. Matuszynski (titolo internazionale "The Last Family"). Altra storia vera, della famiglia Beksiński: padre pittore, figlio matto e traduttore dei Monty Python, anziane a carico (della madre, priva di smanie artistiche). Curioso ma sgangherato, sembra non cominciare mai.
Nulla, finora, che si possa consigliare a spettatori in cerca di un bel film. Se sta per scattare l’obiezione "ma è arte, qui si premia il cinema d’autore", un ripasso alla storia del cinema serve per dimostrare il contrario. E un ripasso alla "Poetica" di Aristotele serve per riprendere confidenza con la catarsi, anche in casi di degrado morale. Per completare il disastro, premio per la regia a Joao Pedro Rodrigues, regista di "O ornitologo". Delirio portoghese su Sant’Antonio (da Lisboa, prima che da Padova). Il tipo di film che esiste solo nel circuito chiuso dei festival e nelle chiacchiere dei critici duri e puri ("Il riapprendimento dell’arborescenza che è in noi" abbiamo letto su Internazionale). Sembra uno scherzo, o una parodia. Era il Festival di Locarno anno 2016.
14-08-2016 01:00


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