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07.06.2017
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale attività manifatturiere, Ticino, aprile e primo trimestre 2017
06.06.2017
Qualità dell'aria in Ticino: rapporto 2016 [www.ti.ch/aria]
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02.06.2017
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Roberto Vacca
La caduta libera
del mito della sicurezza
Roberto Vacca
Chi è
Roberto Vacca è divulgatore scientifico, saggista, futurologo e docente all'Università di Roma
Il disastro dell'aereo Germanwings è stato causato dalla follia del co-pilota. Una intelligenza artificiale sovrapposta al pilota automatico avrebbe potuto evitarlo? L'ingegneria dei sistemi detta la regola "Don't cater for extremely low probability events", non dotare il sistema di funzioni mirate a gestire eventi di probabilità estremamente bassa, e la follia di un pilota ha probabilità evanescente. Inoltre può manifestarsi in tempi minimi, nei quali un sistema sofisticato potrebbe essere inadeguato a reagire. In alcuni anni è accaduto, in tutta Europa,  che non vi sia stato nemmeno un incidente mortale in tutti i voli di linea. Un sistema di supervisione e sicurezza, per eventi improbabilissimi come la follia suicida di un pilota, possiamo anche immaginarlo; ma dotarlo di funzioni di giudizio sui comandi, intenzioni, reazioni a emergenze poco prevedibili, sarebbe di una complicazione tale da impedire di capire e giudicare. Avere buone intenzioni non basta. Occorre capire che la complessità molto spinta è già in sé una fonte di rischio. Considerazioni che si applicano anche ai treni ad alta velocità e alle auto self drive.
C'è che sostiene che andrebbe azzerato ogni rischio. È questo un sintomo grave dell'ignoranza diffusa sui rischi e sui modi per difendersene. Così proponendo un fine impossibile, si disinforma il pubblico, mentre, invece, la sicurezza sta aumentando di continuo in quasi ogni settore. È certo bene istituire anche bilanci rischi/benefici. I benefici si quantificano in termini di assorbimento di utile prodotto, i rischi si valutano come prodotto del danno per la probabilità che si verifichi. Il danno è definito come l'onere che un'azienda sopporta per risarcire clienti o terzi che hanno subito traumi, menomazioni o danni a causa di malfunzione di prodotti dell'azienda. Certo, la malfunzione deve essere almeno colposa. Si deve dimostrare, cioè, che non è stata resa impossibile, mentre avrebbe potuto esserlo. Una regola empirica suggerisce di non considerare rischi di morte nella popolazione di un Paese che siano inferiori a una  morte/anno per ogni milione di abitanti, né rischi occupazionali inferiore a una morte/anno per ogni 100mila lavoratori. Per accumulare una probabilità di morte di uno su un milione è necessario un tempo di quattro giorni per incidenti di traffico e 1,7 per cadute. Questo tempo cresce a quattro anni per decessi causati dal morso di un animale.
In realtà si capisce poco il concetto di "rischi".  Ad esempio in auto si rischia la vita più che in aereo, anche se negli ultimi  quarant'anni il numero degli incidenti stradali è calato del 65%. Anche  a livello di "decisori" aziendali e pubblici si capisce poco di rischi. Pochi sanno calcolare la probabilità di morire volando 100mila volte e supponendo che in ogni volo la probabilità sia una su 100mila (solo, questa è la risposta, il 63,2%, cioè  1 - 0,99999 alla centomillesima potenza).
Fatto sta che la percezione soggettiva dei rischi rispecchia realtà distorte. Si investono cifre enormi per ridurre rischi già bassi, come quello delle radiazioni nucleari in centrali e centri di ricerca,  si investono cifre alte per ridurre le morti in incidenti stradali, poco contro il cancro e nulla per evitare le morti dovute a cadute. I rischi industriali calano rapidamente, ma non lo si nota proprio perché sono bassi e continuano a ridursi, mentre i rischi sistemici più complessi (blocchi dei sistemi di trasporto, energia, comunicazioni) sono difficili da valutare e neutralizzare.
La complessità enorme e crescente rende difficile progettare la sicurezza nei sistemi, prevedendo ogni condizione futura di funzionamento. La sfida tecnica e teorica è appassionante e sarebbe vitale accettarla e vincerla, ma non abbiamo soluzioni da manuale: occorre inventarle.
Vanno integrati i progetti dei vari sistemi valutando i rischi di ciascuno e la loro trasmissione; vanno addestrati utenti e operatori a riconoscere emergenze impreviste; vanno ottimizzate le comunicazioni per ottenere monitoraggio e controllo intersistemico e resi trasparenti i software di controllo... Compito arduo e critico: alcune variabili non sono note o si presentano in modo casuale.
29-03-2015 01:00


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