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STORIE di Patrizia Guenzi
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"Siamo tre vittime
di un abuso di potere
Patrizia Guenzi


Quando i vicini non si fanno i fatti loro possono capitare tragedie. Lo sanno bene Domenica, 45 anni, e Fabrice Ponthet, 46, di Ginevra. Un vicino di casa li ha denunciati all’Ufficio dell’invalidità (Ai) per un ipotetico trasloco, dando il via ad una serie di conseguenze che definire kafkiane è niente. "Inumane e choccanti", commenta Domenica, che da sei anni combatte per far valere i diritti di sua figlia Laetitia, 18 anni. Nata cerebrolesa, quadriplegica spastica, incapace di pensare, parlare, camminare e mangiare senza una sonda gastrica, è sempre stata accudita in famiglia. E il colmo è che proprio il troppo amore ha messo nei guai questi genitori a cui l’Ai da sei anni non versa più un centesimo per Laetitia (prima erano circa 6mila franchi a trimestre). Se sin da subito i genitori avessero scelto di metterla in un istituto, oggi non sarebbero qui a raccontare al Caffè questa loro a dir poco incredibile storia che mamma Domenica definisce "un assurdo abuso di potere".
Tutto ha inizio nel 2011. I Ponthet, svizzeri, domiciliati a Ginevra, dove lavorano (fiduciaria lei, assicuratore lui) e pagano le tasse, decidono di trasferirsi provvisoriamente nella loro residenza secondaria in Francia, a due passi dalla frontiera. "Era impossibile restare ancora nell’appartamento ginevrino - spiega Domenica -. Il bagno deve essere allargato, non c’è spazio per l’elevatore. Inoltre, dopo l’ennesimo intervento all’anca, Laetitia ha cambiato sedia a rotelle e nell’ascensore non ci entra più. E non possiamo certo sollevarla a forza di braccia. Una soluzione andava trovata. Quella in Francia è una casa comoda e con sufficienti spazi, una situazione che appare decisamente più confortevole per tutti".
Ma quando i vicini non si fanno i fatti loro... "In realtà non ho capito perché ci abbia denunciati all’Ai. Quel signore vive sulla sua pelle una storia simile alla nostra, con un figlio handicappato che frequenta il foyer Clair Bois di Petit-Lancy, come Laetitia. Forse ha temuto di perdere il posto, visto che sono limitati. Non so. Ma ciò che si è scatenato è fuori misura. Manco avessero scoperto che Laetitia è sana! L’Ai ha avviato un’inchiesta per determinare il nostro luogo di residenza. Abbiamo detto la verità, che provvisoriamente ci eravamo trasferiti in Francia, spiegando le difficoltà dell’alloggio di Ginevra". Niente da fare. Il dossier di Laetizia è stato trasmesso all’ufficio Ai per gli assicurati residenti all’estero. Ma visto che i Ponthet ovviamente non sono registrati in Francia e l’Ai non riconosce il loro domicilio ginevrino, da sei anni Laetitia non percepisce più un centesimo di rendita, né di qua né di là dalla frontiera.
Alla vicenda L’Illustré ha dedicato un lungo servizio che ha spinto un lettore a lanciare una petizione online (change.org). Firmata da oltre duemila cittadini, è stata inviata al ministro ginevrino Mauro Poggia, al consigliere federale Alain Berset e ad altri politici. Nel turbinio di decisioni amministrative e consigli folli, ai Ponthet è anche stato suggerito di ricoverare la figlia in un istituto di Grenoble, a due ore di strada da casa. Quattro ore avanti e indietro. Per Domenica e Fabrice impossibile andare tutti i pomeriggi a trovare la figlia, come fanno ora. "E poi Laetitia è affezionata al personale di Clair Bois, come si fa a portarla via?!", alza la voce Domenica. È delusa dalle istituzioni questa mamma che ha trascorso quasi vent’anni negli ospedali. Per Laetitia e per l’altro figlio, Killian, 11 anni, che soffre di diabete di tipo 1. E ora non ne può più di lottare per quello che reputa un sacrosanto diritto. "Ci trattano come degli imbroglioni. Ma non abbiamo mai lasciato Ginevra. Continuiamo a lavorare lì, dove siamo domiciliati e paghiamo le tasse. Dobbiamo essere puniti solo perché abbiamo cercato di dare il meglio a nostra figlia?". Al loro ricorso contro la decisione dell’Ai, il Tribunale federale ha risposto picche, "la legge va applicata". "È vero, giuridicamente il ragionamento non fa una piega - ammette Domenica -. Ma mioddio! Un po’ di umanità!".
Laetitia è maggiorenne. Dovrebbe essere libera di vivere dove preferisce. Poiché è incapace di discernimento una speciale commissione ha deciso che il meglio per lei sarebbe vivere 24 ore su 24 in un appartamento protetto di Clair Bois. Ma la legge proibisce di eleggere come domicilio legale un’istituzione, ad eccezione di una struttura medico-sociale. Se Laetitia fosse in grado di intendere e di volere potrebbe benissimo decidere di abitare legalmente da un parente, bypassando il momentaneo "trasloco" dei genitori. Purtroppo, la legge prevede pure che in questi casi il disabile debba domiciliarsi presso i genitori. Ma siccome questi, provvisoriamente, si sono trasferiti in Francia...
Il gatto che si morde la coda. Da qualsiasi parte la si guardi questa storia assurda non trova soluzione. E allora ecco l’ultimo tentativo. "Abbandonare giuridicamente Laetitia - spiega Domenica -. E lasciare che lo Stato ginevrino si occupi di lei, come se noi non esistessimo più. Il Cantone ha nominato due curatori esterni. Ci siamo illusi di aver risolto. Invece, la direttrice generale dell’Ufficio delle assicurazioni sociali ha risposto che: nel caso di una curatela generale, è sicuramente Ginevra il domicilio civile e amministrativo, ma non è riconosciuto nell’ambito delle assicurazioni sociali".
Ritorno alla casella di partenza. "La nostra ultima speranza - conclude Domenica - è trovare un giudice che sblocchi questa situazione con un provvedimento eccezionale, perché la superiorità del diritto non deve essere al di sopra della dignità e del rispetto delle persone".

pguenzi@caffe.ch
@PatriziaGuenzi
23-04-2017 07:00

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