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DIARIO di Giuseppe Zois
Immagini articolo
Multe italiane ai furbi
con le targhe elvetiche
Giuseppe Zois


Caro Diario,
sentiamo spesso concludere con fare rassegnato che "il mondo è dei furbi". Può sembrare che sia così e che questo sia un tempo trionfale per gli scaltri (o la moltitudine di quelli che si ritengono tali). Alla lunga però i nodi arrivano al pettine e l’astuzia deve fare i conti con l’intelligenza e la giustizia. Purtroppo, per dirla con Oscar Wilde,  l’esperienza è... un pettine che la vita ti dà quando di solito hai perso i capelli.
IL PREAMBOLO è dedicato a quegli automobilisti e motociclisti "furbetti" che collezionano multe in Italia, vista la prossimità, per le più svariate infrazioni, dal mancato pagamento del pedaggio autostradale all’eccesso di velocità o alla circolazione in zone a traffico limitato, ecc. Chi si prende una contravvenzione in un Paese straniero si fa la convinzione (sballata) di cavarsela senza metter mano al portafoglio. Si sa, la burocrazia nel Belpaese è una macchina lenta rispetto all’efficienza svizzera e la procedura d’incasso può risultare laboriosa. Alcuni uffici pubblici - vigili, carabinieri, polizia - in passato erano talora portati ad una rinuncia preventiva, specie in casi di sforamento di tempo al parcheggio.
ADESSO la musica è cambiata e le disposizioni da Roma, così come i controlli, si sono fatti più serrati. Con l’informatica e l’incrocio dei dati, oggi non è difficile risalire alle "volpi al volante". Sono state diffuse alcune cifre in materia. Risultano una trentina al mese gli automobilisti che si rivolgono al Tcs per avere assistenza dopo avviso di contravvenzione dall’Italia mentre una decina fanno capo alla Sezione della Circolazione di Camorino. Il fenomeno è più esteso di quanto queste cifre lascino credere. Per la riscossione di multe inevase, le strade degli "avvisi" a mezzo lettera raccomandata sono più di una e i mittenti arrivano sempre ai destinatari. Chi si ostina a ignorare le multe spiccate in Italia lo fa a proprio - elevato - rischio: può bastare un controllo per dover saldare un conto più salato e con possibili complicazioni di vario genere.
A PRESCINDERE da tutto, però, vale il principio che chi sbaglia, dovunque si trovi, è normale e giusto che paghi, come sarebbe auspicabile una maggiore coerenza nei comportamenti alla guida. Basta percorrere strade o autostrade in Italia per rilevare auto con targhe straniere - frequenti le svizzere - che sfrecciano a velocità ben oltre i limiti consentiti. Perché questa condotta ad andamento bipolare, con licenze ingiustificabili, confidando nelle maglie larghe della sorveglianza e quindi nell’impunità? Chiunque esca dal valico autostradale di Brogeda può costatare di persona. Conclusione: la decenza è sempre auspicabile, ma la correttezza è obbligatoria e dovrebbe indurre all’onestà.
20-01-2019 01:00
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