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MAPPE di Luigi Bonanate
Immagini articolo
L'atomica può far male
anche a chi la possiede
Luigi Bonanate


La "torbida" questione nucleare torna ancora una volta alla ribalta. A intorbidirla è l’uso improprio, né militare né politico, che se ne va facendo. E ancora a trovarsi  al centro di essa sono la Corea del Nord e l’Iran, seppure per motivi diversi. La prima perché potrebbe minacciare gli Stati Uniti (sic!), il secondo potrebbe addirittura sconvolgere l’intero Medio Oriente. Ma nessuno dei due Paesi sarebbe in grado di godersi i frutti di un eventuale scontro nucleare; il che significa che siamo in mezzo a una tempesta propagandistica e mediatica.
È propaganda, infatti, quella che la Corea del Nord fa quando ci racconta, con i suoi comunicati, di armamenti che assomigliano (strategicamente parlando) a dei giocattoli per bambini. A sua volta, l’Iran viene spinto nell’angolo da quegli Stati Uniti che non hanno ancora digerito l’insulto del sequestro del suo personale d’ambasciata nel 1979 e che, dopo aver "visto" in Iraq atomiche che non c’erano, adesso le intravvedono in Iran. Ovvero, non ci sono ragioni strategico-militari legate alla sopravvivenza dell’una o dell’altro a motivare le notizie "nucleari" che circolano in questi giorni. E che vorrebbero farci dimenticare che le armi atomiche sono oggi, e per fortuna, legate alla clausola del "tutto o nulla". Vale a dire che quelle armi - con l’immenso potenziale distruttivo che posseggono - non possono essere usate che da chi, disperato, si sente sull’orlo del crollo. Per qualcosa di meno grave che un’imminente sconfitta, quelle stesse armi sono spropositate e non hanno neppure quella capacità dissuasiva che un tempo si assegnava agli ordigni nucleari, ritenuti capaci di tenerci in pace grazie alla paura della "fine del mondo".
Per fortuna in questo periodo non siamo sull’orlo di una guerra nucleare, e possiamo riflettere sul significato di queste schermaglie a partire da una considerazione essenziale. Un sistema strategico fondato sul nucleare comporta la capacità di colpire senza essere colpiti. Ora, in primo luogo, chiunque la Corea del Nord volesse attaccare con vettori che non superano i 500 chilometri - e non sono granché precisi - si troverebbe a dover subire il fall-out, la ricaduta radioattiva prodotta dalle sue stesse bombe. In secondo luogo, in una circostanza del genere, subirebbe una risposta devastante da parte degli Usa che sono - ripetiamolo ben chiaro - l’unico Paese al mondo oggi in grado di sostenere un significativo scontro nucleare. Ha più bombe di chiunque altro, vettori potenti e precisi, l’addestramento e una preparazione tecnica che nessun altro Paese finora ha saputo darsi. Queste considerazioni rendono scarsamente credibile ogni pericolo nord-coreano. Nel caso dell’Iran siamo di fronte a uno Stato che possiede un governo vero e proprio che, per quanto teocratico, è equilibrato e non ha la capacità di attaccare alcun Paese mediorientale senza attirarseli tutti contro. E per ottenere che cosa poi?
Il fatto è che la Corea del Nord fa della piccola politica di potenza regionale, che è quella che gli Usa imputano all’Iran. La preoccupazione sarebbe legata al rispettivo potenziale nucleare che, paradossalmente, ai livelli in cui si trova potrebbe nuocere molto di più a chi lo usa che non a chi lo subisce. Sarebbe il momento di fare politica, e non propaganda.
19-02-2017 01:00
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