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26.09.2018
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19.09.2018
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale: andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, settembre 2018
14.09.2018
Proscioglimento dagli obblighi militari 2018
13.09.2018
Notiziario statistico Ustat: Statistica delle abitazioni vuote, Ticino, 1° giugno 2018
13.09.2018
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, agosto 2018
06.09.2018
Documentazione regionale ticinese (DRT) - È il linea il nuovo dossier sul tema “La scuola che verrà”
06.09.2018
Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel secondo trimestre 2018
05.09.2018
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31.08.2018
Notiziario statistico Ustat: Popolazione residente permanente, Ticino, 2017
28.08.2018
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, luglio e secondo trimestre 2018

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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
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Il ballo dei perdenti
dopo la guerra in Siria
Luigi Bonanate


Assad ha ormai vinto e resta al potere, ma governerà su un Paese distrutto: mezzo milione di morti, vedove, orfani, prigionieri, feriti. I suoi alleati ne trarranno vantaggi diversi, tra i quali non ci sarà, comunque, una vera rinascita della Siria. Una delle grandi conquiste del ventesimo secolo era stata la tendenza ad accogliere le guerre di indipendenza nazionale non soltanto come momenti di crescita di una società internazionale libera e democratica, ma anche come definitiva carta geografico-politica del mondo. Di tutto ciò fu il vettore fondamentale la de-colonizzazione, il cui principale elemento di trasformazione fu rappresentato dalla dissoluzione dei grandi sistemi imperiali che nei secoli precedenti avevano conquistato e sfruttato terre giovani, fertili, ricche di risorse. Ma l’indipendenza e l’autonomia sono risorse tanto apprezzabili quanto problematiche. Due problemi, in particolare, contraddistinguono le transizioni di sistema: una è la mancanza di cultura politica nei paesi di nuova indipendenza; la seconda, la loro collocazione internazionale.
Dalla fine del bipolarismo a oggi, lealtà di parte e alleanze obbligate si sono dissolte, lasciando i singoli governi facili prede di lusinghe economiche da parte delle grandi potenze finanziarie (Libia docet). Ma la costruzione di sistemi politici originali e democratici è un problema complesso. Ne è principale e drammatico esempio il caso siriano, in cui l’auto-distruzione non lascia immaginare un futuro di ricostruzione del Paese. Il tentativo, intrapreso a partire dal 2011, di cacciare il sanguinario dittatore Assad, figlio di un padre altrettanto brutale, parve inizialmente poter avere successo, ma quando le dimensioni interne e quelle internazionali si fusero, sul campo comparvero Russia, Turchia, Iran, a cui - in una posizione decentrata - si contrappose la coalizione occidentale a guida Usa. Tutte le guerre civili scatenano passioni politiche che si scaricano in forme di violenza irrefrenabili, come è stato in Siria, un Paese di cui oggi è impossibile immaginare la ricostruzione: come nelle catastrofi naturali, non è rimasto un solo edificio che non abbia i muri crivellati di colpi, quando non siano già crollati.
I sostenutori di Assad si sono preoccupati di "vincere", intanto che il mondo occidentale, dimostratosi incapace sia di mediare tra le parti e sedare il conflitto, sia di assumere una posizione politicamente e strategicamente chiara e nitida, se ne stava a guardare. E ora che la guerra civile si avvia alla conclusione con il massacro finale di Idlib non siamo neppure in grado di capire chi abbia davvero avuto il sopravvento. L’unica cosa certa è chi sia il vero sconfitto, che è la democrazia: la peggiore delle conclusioni possibili, intanto che gli alleati della Siria si disputano i brandelli di un grande Paese ricco di tradizioni e e di cultura. La Russia vi ha coltivato interessi geo-politici di ampio respiro; la Turchia conta di schiacciare definitivamente l’indipendentismo kurdo; l’Iran, di uscire dall’angolo (politico) in cui gli Usa l’hanno rinchiuso. Non valeva davvero la pena una devastazione così grande.
23-09-2018 01:00
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