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Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale costruzioni, Ticino, aprile 2020
30.04.2020
Pubblicato il Rendiconto 2019 del Consiglio di Stato
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Loretta Napoleoni
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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
Il Covid-19 è nazionalista,
fa politica internazionale
Luigi Bonanate


Dopo tre mesi di silenzio la politica rientra in campo e cerca di cavalcare il covid che l’aveva dapprima paralizzata, e ora approfitta dei varchi che la pandemia le ha aperto. Nelle prime settimane, il terrore ha preso tutti e dopo il grande spavento lo spazio dato alla superiore importanza della salute rispetto al lavoro e al benessere ci ha fatto dimenticare tutto il resto. La solidarietà mostrava il suo lato più nobile e tutti promisero soldi a tutti. Tanto per intenderci: in Italia, il tourbillon di miliardi annunciati, promessi, ridotti o ritirati produsse in molti l’illusione che gli aiuti sarebbero stati gratuiti (a fondo perduto) e che - sconfitto il virus, che è un’emergenza mondiale - tutto sarebbe tornato come prima. Parve che avere gratuitamente salvato milioni di lavoratori e di imprese sarebbe stato il premio per la generosità dimostrata. Ovviamente, le cose erano state malintese o mal comunicate, e il regime della restituzione dei prestiti e degli interessi sui debiti ha ripreso il sopravvento. È l’economia, del resto, che regola la vita reale delle società, mentre la politica si occupa di decisioni valide per tutta una comunità - valori e principi - che ora riemergono dalla loro "quarantena" e cercano addirittura di sfruttare la pandemia per riconquistare gli spazi politici perduti, o acquisirne di nuovi.
Le difficoltà indotte dalla novità della situazione hanno reso difficilissimo, per tutti, scegliere le strade giuste per coordinare salute e concordia, senza nuocere né alla prima né alla seconda. Ma i sacrifici (non soltanto in termini finanziari) che tutti dovremo verosimilmente fare può riattizzare divisioni e polemiche che avevamo accantonato. Si è giunti anche a correlare andamento della mortalità da covid con scelte politiche e sistemi di governo. Di certi Paesi non si conoscono neppure dati certi sull’evoluzione della crisi pandemica; in altri casi, si è sostenuto che la capacità di contenere a livelli molto bassi contagi e morti sia dovuta alla natura di determinati regimi: così avevsa creduo la Gran Bretagna di potersela cavare a poco prezzo; Trump e Bolsonaro (ma ora, pare, anche la Svezia) hanno fatto che negare l’esistenza del virus. Altri ancora, specie nell’Europa centro-orientale, hanno sostenuto che l’unica politica efficace è la separazione: così si è pensato che come i medici hanno inventato il "distanziamento sociale", così la chiusura dei confini e il distanziamento tra gli stati (frontiere chiuse, controlli più o meno costituzionali, normative eccessive) potrebbero bloccare il virus: lo si circonderebbe e così lo si potrebbe "catturare".
Una nuova forma di nazionalismo sfrutta la spinta polemica che la pandemia ha introdotto nei dibattiti (e nelle scelte conseguenti) in corso in tutto il mondo e lavora alla rinascita di regimi autoritari come se la politica potesse "curare" l’epidemia. Ma se quest’ultima ha raggiunto momenti di alta drammaticità, non di meno i problemi del mondo sono anche altri, e forse ancora più gravi (e costanti). Non è davvero questo il momento per lanciare nuova divisioni ed eccitare nazionalismi proprio nel momento in cui la pandemia ha "unificato" il mondo.
23-05-2020 22:30

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