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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
Immagini articolo
L'obiettivo nascosto
dei missili coreani
Luigi Bonanate


Passo dopo passo, la Corea del Nord è giunta, fiasco dopo fiasco, a lanciare un missile che potrebbe percorrere 5000 km e arrivare in America (ma ne ha percorsi 900). In effetti, ogni lancio è stato un po’ più positivo del precedente, il che potrebbe far pensare che - prova e riprova - un giorno potrebbe produrne uno (uno soltanto? probabilmente sì) capace di attraversare l’Oceano Pacifico e lambire le coste della California. Ma è noto, in ogni caso, che la Corea del Nord non ha ancora affrontato il complessissimo problema tecnologico della capacità dei missili di trasportare testate nucleari, senza di che il vettore diventa poco più pericoloso di una freccia. C’è poi un altro immenso problema materiale che è rappresentato dalla precisione del puntamento, che è quello che impedì sempre, durante tutta la guerra fredda, che l’Urss si confrontasse con gli Usa, che disponevano di una precisione doppia rispetto a quella sovietica: è intuitivo che un missile che non colpisce dove vuoi è una specie di scheggia impazzita che può fare danni di ogni tipo.
Ma il vero punto in discussione è: a che cosa servirebbe un arsenale nucleare a Kim Jong-un? Certo, non per attaccare gli Usa o difendersene: non riuscirebbe a raggiungerli e la Corea del Nord sarebbe distrutta in pochi istanti. Il dubbio allora diventa: Kim è il solito pazzo di turno, o il suo progetto è un altro? Il Paese che governa dispoticamente ha circa 30 milioni di abitanti, il cui reddito medio supera di poco i 2000 dollari annui (tanto per fare un paragone, quello svizzero viaggia sui 50’000); potrebbe forse utilizzare diversamente le risorse che profonde nei missili, ma non ne avrebbe il ritorno di immagine grazie al quale conta di tenere legato un popolo di cittadini che si schierano alle sfilate oceaniche in un atteggiamento invasato e allucinato. Ma questo quadro spettrale non può essere liquidato rinchiudendo il despota in un manicomio; può darsi invece che Kim abbia un’altra motivazione, che si potrebbe riassumere (e che potrebbe essere ragionevole) in una forma di difesa preventiva intesa a scoraggiare qualsiasi tentativo sudcoreano (nel caso, sostenuto dagli Stati Uniti) di invadere la Corea del Nord. Kim sa di non poter contare più di tanto sulla Cina, che ha come obiettivo primario di non avere dei problemi con i vicini, impegnata com’è in quello che si può ben definire come il più grande progetto iper-capitalistico di espansione mondiale mai intrapreso, in una logica più coloniale che libertaria.
E la Russia e gli Usa staranno a guardare? Certamente no, ed ecco che lo scenario si complica e si amplia. In termini generali possiamo immaginare che sia definitivamente iniziato lo spostamento dell’asse centrale della politica internazionale dall’Atlantico al Pacifico (un secolo fa, sbagliando, lo dicevano i teorici della geopolitica: in realtà avevano anticipato i tempi), il che significa non tanto l’arretramento degli Usa dal rango di prima superpotenza quanto piuttosto l’affiancamento di una nuova, che è naturalmente la Cina. L’Asia continentale non è soltanto grande, è anche molto ricca di materie prime importanti, e vi risiedono miliardi di persone. In Occidente decresciamo, in Asia crescono. Il numero è (anche) potenza.
09-07-2017 01:00
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