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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
L'Onu vuole sconfiggere
il virus della guerra
Luigi Bonanate


Per la prima volta nella storia il mondo intero deve affrontare un solo e stesso nemico. Le grandi guerre - cui tanto sovente in questi giorni si assimila l’epidemia Covid-19 - dividono il mondo in due: amici contro nemici, alleati e avversari. Ma questa volta stiamo tutti dalla stessa parte, e contro di noi c’è un solo virus. Questo enorme paradosso ci obbliga a un ripensamento sugli stili di vita che hanno guidato il mondo, almeno a partire dalla rivoluzione industriale, due secoli fa: il più grande balzo in avanti delle scienze, della tecnologia, delle capacità inventive e innovative che l’umanità abbia mai conosciuto ha prodotto anche un suo pericolosissimo anti-corpo. Tutti i nostri progressi si arenano e non troviamo altra via di fuga che un patetico (seppur necessario) "restiamo a casa". Ce ne sarebbe abbastanza pe riflessioni di grandissimo impegno e di ancora più alto valore morale, che ci farebbero percepire come lo sviluppo selvaggio del mondo racchiuda in se stesso la possibilità della caduta in nuovi abissi.
Di tutto ciò dà una prova lampante il Segretario generale dell’Onu Guterres - "Chiedo un immediato cessate il fuoco globale in tutti gli angoli del mondo" - che con la sua affermazione è riuscito a ridare vigore a una istituzione di cui avevamo ormai dimenticato l’esistenza. Il suo appello si regge non più soltanto su quelle rituali e generiche invocazioni alla pace nel mondo che tante volte abbiamo sentito risuonare, ma sulla necessità di rispondere a una catastrofe evitandone altre. Ora che il mondo si è, per così dire, "autosospeso", non sappiamo più nulla di quel che nei giorni precedenti vi succedeva e su cui i mezzi di informazione ci davano fiumi di notizie. Oggi potremmo pensare che la Libia sia il paese di bengodi o che a Idlib grandi feste si svolgano tra le macerie.. No, in quei luoghi si continua a morire: sono uomini che uccidono altri uomini.
Il nostro problema sta assumendo dimensioni esistenziali e religiose che l’appello di Guterres riprende da un’idea medievale (per la prima volta applicata nella Francia dell’898 d.C.,) intesa a conseguire tra le parti in guerra una "tregua di Dio", con la sospensione delle ostilità tra il mercoledì e il lunedì successivo di alcune specifiche settimane nel corso dell’anno (l’Avvento, la Quaresima). Il successo di questa invenzione trasformò l’impegno alla tregua in una vera e propria "pace di Dio", ovvero nell’autorevole proposta con cui l’Autorità religiosa (che un tempo era anche politica) cercava di convincere chi fosse in guerra a ritirarsene. Ma la battaglia di Bouvines (1214), la prima tra eserciti nazionali, iniziò proprio di domenica... Non c’è neppure da aggiungere che si trattò di un’idea peregrina che non ebbe poi alcun successo e si disperse nel tempo. La stessa cosa capita con le vane tregue che sono state proclamate nella guerra siriana (per non fare che un solo esempio), ma ciò non deve nasconderci che le violazioni degli accordi condannano chi le compie, non il loro contenuto. Questa è oggi la "lezione" che ci dà il corona-virus, la guerra senza limiti, senza regole, senza vincitori.
29-03-2020 01:00


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