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L'Africa agli africani
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Luigi Bonanate


Le contraddizioni dell’Europa vanno sovente a sfogarsi in Africa, in conseguenza non soltanto di occupazione, sfruttamento e oppressione occidentale nei confronti di territori e popolazioni africani, ma anche dell’incapacità europea di trasformare il suo colonialismo storico in un rapporto di normale vicinanza e fin anche di collaborazione. In Mali, il rapimento di lunga durata e la liberazione, la settimana scorsa, dei due italiani, una francese e un maliano, ci costringono, ancora una volta, a considerazioni amare, relative alla liberazione degli ostaggi nonché a quelle che potranno essere le relazioni internazionali future tra l’Europa e l’Africa, che è ormai una realtà fatta di 54 stati, che comprendono un miliardo e 300 milioni di abitanti, che vivono prevalentemente in povertà, su un territorio fertilissimo sotto il quale giacciono risorse naturali immensi.
Ma è diffusa, in una certa parte del continente, una pratica che ha una storia lunghissima e cause complesse: si tratta del periodico rapimento di occidentali che vi si recano per ragioni varie, dal proselitismo religioso allo sfruttamento di minerali preziosi, all’estrazione di petrolio... operazioni che ben di rado portano vantaggi alle popolazioni locali. D’altro canto, non si deve dimenticare che, almeno da un secolo, i fermenti di ribellione nei confronti della loro ingrata storia crescono lungo tutta l’Africa. Negli ultimi decenni l’Occidente si è trovato a fronteggiare movimenti di modernizzazione e di sviluppo che si sono scontrati con tradizioni, arretratezze sociali, ignoranza. Non esistono in Africa, ancora, classi dirigenti capaci di prendere in mano tutto ciò, cosicché gli scontri interni, insieme con l’opposizione anti-occidentale, comportano che la violenza armata vi sia enormemente cresciuta, e che i costi stessi per ricorrervi si intreccino con il mercato (prevalentemente), clandestino degli armamenti. Ed ecco il punto: per riscattare gli ostaggi l’Occidente fa giungere ai gruppi "ribelli", altrimenti chiamati jihadisti, terroristi, seguaci di Al Qaeda, predoni, notevoli quantità (segrete) di denaro che serve loro per rifornirsi di armi, vendute loro da commercianti e contrabbandieri che riportano in Occidente i soldi spesi per i riscatti. Un circolo non virtuoso ma vizioso, che finisce per lasciare inalterato il rapporto di debolezza dell’Africa nei confronti dell’Occidente.
Occidente che è responsabile, in Africa più che negli altri Continenti, dell’organizzazione per stati, separati - come tutti abbiamo notato fin dalle scuole - da linee rette che testimoniano non di suddivisioni per etnia o tribù (e tanto meno di "nazioni", ma di interessi di sfruttamento e di controllo poliziesco. L’Occidente deve affrontare problemi di fronte ai quali ha sempre chiuso gli occhi. Si tratta di scegliere tra repressione e prevenzione, da un lato, e protezione e collaborazione dall’altro. La prima ipotesi vuole armi e violenza, la seconda, una civile azione di sollievo dei danni causati in passato, e lo sviluppo di rapporti internazionali di collaborazione ed eguaglianza: la prima è facile da applicare, la seconda lo è molto meno, ma l’unica che possa restituire l’Africa libera al mondo.
17-10-2020 23:00

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