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Luigi Bonanate


Più e prima che un valore, la democrazia è un metodo. Essersene dimenticati - e per alcuni, non averlo mai capito - è ciò che ha portato alcune migliaia di persone fino al portone di ingresso di Capitol Hill a Washington, per contestare l’esito delle elezioni presidenziali. In realtà, la gravità degli eventi del 6 gennaio scorso non sta tanto nella violenza (per fortuna limitata) del comportamento di un piccolo gruppo di "sciamani" (così almeno in Italia è diventato uso chiamarli), ma nella violazione della regola più importante della democrazia: il rispetto dell’esito delle elezioni. Il disprezzo con cui gli "insorti" hanno calpestato libertà e democrazia sfiora l’insurrezione e se Donald Trump li ha istigati ha commesso il reato politico più grave che esista, l’alto tradimento o tentativo di colpo di stato.
La libertà politica (il cui solo limite è il rispetto reciproco di tutti per la libertà di tutti gli altri) è il sale della vita politica: senza essa, non si potrebbe neppure svolgere un normale gioco politico, che è fatto di proposte, dibattiti, accordi, dissenso e opposizione, e libere votazioni. E tutto per una ragione molto semplice: la libertà pubblica è infatti una condizione necessaria (ma non sufficiente) perché il metodo democratico possa funzionare. Che cosa infatti è la democrazia se non una procedura il cui contenuto è liberamente accettato dai cittadini? Per rispondere a questa domanda ci si deve spostare sul crinale che separa violenza e nonviolenza. La prima, infatti, sarebbe lo sbocco inevitabile di una situazione nella quale diversi gruppi di persone che hanno differenti idee del "bene" pubblico non riescono a trovare un compromesso: prima o poi ne discenderebbero scontri, e di lì l’assalto al tempio del potere.
La democrazia - ovvero, il suo lato metodologico - è invece l’unica possibilità che la politica possiede per evitare la violenza. Il suo slogan è chiaro e semplice: è meglio contare quanti stanno da una parte e quanti dall’altra piuttosto che prendersi a fucilate. I voti ricevuti non dicono che chi ne ha avuti di più ha la ragione dalla sua, ma semplicemente che hanno il diritto di governare evitando che il sangue scorra, ciò che è sempre un fallimento della politica.
Naturalmente qui siamo semplicemente all’abc del pensiero democratico, che deve innanzi tutto garantire la libertà politica che purtroppo viene schiaffeggiata, specie attraverso i social, giorno per giorno, da notizie false o urlate delle quali non sappiamo se fidarci o no. Il fatto è che i like che hanno sostituito le idee e gli influencer valgono più degli argomenti. Da questo punto di vista i mezzi di comunicazione di massa hanno immense responsabilità di fronte a ciò, ma soventissimo dimenticano i doveri corrispettivi, sia in termini di correttezza informativa sia di qualità e quantità delle notizie, che devono sempre andare alla ricerca della verità (per quanto umanamente possibile) e non di "fake news". Ecco che cosa bisognerebbe che Trump e i suoi sostenitori capissero: parole importanti e affascinanti come libertà e democrazia vanno rispettate e lasciate usare da chi le apprezza. Ma attenzione: questo è un insegnamento che dovrebbe valere per tutto il mondo e non solo per la più grande ex-superpotenza del mondo.
16-01-2021 21:30

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