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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
Imperi che spariscono
e altri che appaiono
Luigi Bonanate


Tra loro, Russia e Turchia sono avversarie, ma in Medio Oriente sono alleate. In effetti, nel mondo d’oggi non esiste più alcuna situazione egemonica stabile, e può ben darsi che tale assenza sia all’origine della attuale crescente anarchia internazionale.
I grandi imperi del passato si dividevano le aree di competenza e più che scontrarsi succedevano l’uno all’altro. Al declino dell’impero spagnolo-asburgico succedette quello francese con Luigi XIV, intanto che quello inglese andava ampliando la sua sfera, fino a dominare l’intero diciannovesimo secolo. Il secolo successivo vide essenzialmente il declino di questa forma di organizzazione: Francia, Inghilterra e, su un altro piano, lo stesso Papato che – come Stato della Chiesa – aveva esercitato il suo potere per secoli persero progressivamente la loro egemonia. Due imperi di tipo nuovo apparvero, non più formali ma informali, costruiti non più sul territorio ma sull’ideologia: l’impero americano e quello sovietico, che tuttavia appaiono ora, uno, appesantito da una leadership balzana, l’altro auto-distrutto sotto le macerie del suo stesso fallimento storico.
Potremmo così forse identificare una piccola legge della politica internazionale: quando degli imperi declinano altri nascono o crescono. Questa ipotesi funziona da due punti di vista: il primo riguarda il modo in cui al declino di un impero se ne sostituisca un altro. In questo primo caso grandi rischi di guerra potrebbero affacciarsi nella competizione tra pretendenti alla successione - e la cosa non può non interessarci. Il secondo aspetto riguarda l’apparizione di nuove emergenti formazioni imperiali. Se proiettiamo queste congiunture sul mondo d’oggi ne risultano importanti - forse gravi - conseguenze: mentre alcuni imperi si sono dissolti venendo incorporati in altri, non più ufficiali ma di fatto, come è stato per Gran Bretagna e Francia, finiti sotto l’ombrello statunitense; altri, come quello ottomano o quello sovietico (ancorché in periodi storici differenti), dopo essersi dissolti sono ora alla ricerca di una rinascita. Vladimir Putin vorrebbe ricostruire una potenza come quella dell’età dello zarismo o dell’Urss; Erdogan, dopo un secolo di emarginazione turca, sogna un nuovo islam.
E intanto che gli Usa appaiono in preda a una sorta di crisi di identità, in cui vogliono credere che il denaro e la ricchezza possano, da soli, dare potenza ed egemonia internazionali, l’unico nuovo e vero e proprio impero in formazione, che sta (forse) programmando la conquista dell’egemonia mondiale, è quello cinese, che sembra aver incominciato questa sua nuova "lunga marcia" (di maoista memoria) da alcuni decenni e avere ora lasciato cadere la maschera: non soltanto con suoi avanzamenti tecnologico-militari, ma piuttosto con una irrefrenabile e metodica penetrazione in quasi ogni parte del pianeta. Trump si distingue per la sua loquacità (e qualche eccesso verbale), Xi Jinping (molto più sobrio e imperscrutabile) allunga le mani sull’Africa e sull’America latina - in Medio Oriente e in Asia già l’ha fatto. Il dubbio è se sarà una forza di pace o di conquista.
26-01-2020 01:00

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