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18.07.2018
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, giugno 2018
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28.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Movimento naturale della popolazione, Ticino, 2017
22.06.2018
L'Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche ha pubblicato la lista delle commesse del Cantone aggiudicate a invito o incarico diretto con importi superiori a fr. 5000.– [www.ti.ch/commesse]
22.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale: andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, giugno 2018
15.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Idrologia, Ticino, primo trimestre 2018

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FOGLI IN LIBERTÀ di Renato Martinoni
Immagini articolo
Il fascismo è morto
ma la parola serve
Renato Martinoni


Dicono alcuni che è sbagliato usare vecchie parole come "Fascismo" e "fascista" quando si parla del presente. La storia è la storia e ciò che è successo ieri non è quello che capita oggi. Non si può dire pertanto che il ministro italiano degli interni è un "fascista". Oltretutto quando il ministro italiano degli interni ciucciava il ciuccio il Fascismo mussoliniano era morto da tempo. Quindi, concludono gli "alcuni", chi parla oggi di Fascismo, per cercare di dare un nome a eventi e situazioni con cui siamo, ahimè, quotidianamente confrontati, fa un errore da somaro patentato. Questi "alcuni" possono anche avere ragione quando si pensa che il Fascismo "storico" ha avuto una sua nascita, una sua vita ultraventennale, più scellerata che altro (anche se l’Italia è piena di architetture fasciste: stazioni, uffici postali, palazzi comunali, piazze, rimaste in piedi e perfettamente funzionanti), e, per fortuna di tutti, tranne che per i nostalgici, una sua tragica ancorché non del tutto irreversibile fine.
C’è un fondo di giustezza nelle critiche mosse a chi continua a usare termini come "Fascismo" e "fascista". Ma la questione è un po’ più complessa di come viene presentata e non è neanche corretto affermare che la parola debba essere messa nella naftalina. Non solo perché oggi c’è ancora chi dichiara con fierezza di essere "fascista" e venera i simboli fascisti. Il fatto è che, in Italia come altrove, si assiste a fenomeni preoccupanti che tendono a mettere in discussione i principi dell’umanesimo e della democrazia. Cioè valori fondamentali della nostra società. Soltanto i nostalgici possono asserire che, sotto il Fascismo, "tutto andava bene" e "tutto era meglio". Vadano a studiarsi la storia.
Il discorso però è un altro. Siamo spesso confrontati con fenomeni nuovi a cui non sappiamo dare un nome. Finché non siamo riusciti a farlo, a volte ci vuole del tempo (perché, prima, bisogna capire bene cosa sta succedendo), è inevitabile che siamo portati, cercando di definire i caratteri del presente, a fare dei confronti con il passato. Dire che sbaglia chi usa parole come "Fascismo" e "fascista" può essere una facile ed elegante scappatoia. Noi dobbiamo dare un nome alle cose e siamo costretti o a cercare parole nuove (presto parleremo, speriamo di no, di "salvinismo" e di "dimaismo") o a ripiegare su quelle vecchie che naturalmente, prese in sé, hanno un significato storicamente preciso. Le vecchie parole possono però aiutare, per ora, a descrivere certi fenomeni. Meglio dire "fascista" piuttosto che non dire nulla di fronte a scenari preoccupanti. Spesso la parole nascono dopo i fatti. Intanto, con quelle vecchie, si riesce comunque ancora a dare un nome alle cose.
12-08-2018 01:00

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