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30.05.2018
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, aprile e primo trimestre 2018
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Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale attività manifatturiere, Ticino, aprile e primo trimestre 2018
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FOGLI IN LIBERTÀ di Renato Martinoni
Immagini articolo
L'Italia di Salvini
e l'Italia di Mussolini
Renato Martinoni


Si dice che la storia è maestra di vita. Quanti fatti successi nel passato possono insegnarci qualcosa. A non ripetere gli errori. Peccato che l’uomo abbia la memoria tanto corta da non ricordare spesso quello che è stato. Forse le amnesie sono volute. Si conoscono eventi che hanno lasciato dei segni difficili da dimenticare. È tuttavia più comodo ignorarli. Sono già tante le preoccupazioni che ingombrano la vita. Meglio far finta di niente. Meglio concludere che la storia non insegna nulla di buono.
Ci si potrà sbagliare. Tuttavia sembra di vedere alcune analogie fra quello che capita in Italia in questi anni e quello che è successo in Italia giusto un secolo fa. Allora il Paese usciva da un conflitto che, pur portando alla conquista di alcune terre "irredente", cioè italofone, in primo luogo il Trentino e Trieste, aveva lasciato delle profonde ferite nella società. Soltanto l’industria bellica poteva fregarsi le mani: producendo le armi, aveva guadagnato molti soldi. Anche i generali avevano di che essere fieri: erano riusciti, dopo molte battaglie, pur con tanti morti, tanti feriti, tanti prigionieri di guerra finiti in Germania, tante distruzioni, a piegare il nemico. Ma la gente stava male. Molti non riuscivano a ritrovare un lavoro. Molti, essendo sottopagati, scioperavano. Altri erano mutilati e giravano per le piazze a mendicare. La crisi era enorme. I contrasti sociali erano cresciuti a dismisura. Di fronte allo scontento dei lavoratori e alle proteste dei padroni, lo Stato restava neutrale. Ecco che allora un giovanotto dal passato non proprio cristallino, tal Benito Mussolini, fonda i "Fasci di combattimento". I membri dei "Fasci" si fanno giustizia da soli. Urlano per le vie, si armano di bastoni e olio di ricino (ma anche di pistole), "puniscono", attaccandoli, gli avversari. Specie i socialisti e i cattolici, cioè i "rossi", che difendono gli interessi dei più spennacchiati.
Il caos che ne nasce è enorme. L’adesione rapidissima. Si comincia a invocare un governo "del cambiamento", retto da un uomo "nuovo", sostenuto da "squadristi" che scelgono la violenza (nelle parole, negli atti) per regalare illusioni a un Paese stremato. Bastano quattro anni, dal 1918, quando la guerra è finita, al 1922, quando il Duce prende il potere, per distruggere una tradizione democratica. L’Italia liberale diventa l’Italia fascista. Molti vogliono un potere che si faccia sentire. Altri hanno sete di vendetta ("Mandiamoli a casa i politici corrotti!"). Altri, i soliti furboni, salgono di gran fretta sulla barca dei vincitori. Allora come oggi. Sono tutte casuali queste analogie? Parrebbe proprio di no. Anzi, occorrerebbe rifletterci sopra. Magari, innanzitutto, a scuola.
17-06-2018 01:00

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