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19.10.2017
Pubblicati i dati del traffico sulla rete stradale in Ticino nel 2016 [www.ti.ch/conteggi]
19.10.2017
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, settembre 2017
18.10.2017
La Sezione forestale comunica che il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto (RLCFo/RaLLI) è in vigore a partire da mercoledì 18 ottobre 2017 alle ore 12.00 a causa del pericolo d'incendio di boschi. La misura è attiva su tutto il territorio cantonale.
13.10.2017
Concorso letterario "Castelli di carta" – Cerimonia di premiazione, martedì 24 ottobre 2017, ore 18.30
13.10.2017
Aggiornata la pagina Protezione ABC con la pubblicazione dei dati statistici inerenti gli interventi del picchetto NOI nel 2016 [www.ti.ch/protezioneabc]
04.10.2017
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'Ordine del Giorno della seduta del 16 ottobre 2017.
28.09.2017
Pubblicati i dati statistici del passaggio di autobotti con merci pericolose sull'autostrada A2 presso Coldrerio nel 2016 [www.ti.ch/protezioneabc]
26.09.2017
Notiziario statistico Ustat: Statistica delle abitazioni vuote, Ticino, 1° giugno 2017
25.09.2017
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale: andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, settembre 2017
18.09.2017
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, agosto 2017

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FOGLI IN LIBERTÀ di Renato Martinoni
Immagini articolo
L’indipendenza
non è parola vuota
Renato Martinoni


Siamo un po’ tutti presi dalla sindrome di Robin Hood. Ci piace vedere le scene dove i deboli si ribellano ai forti, i buoni ai prepotenti. Non è fatta di leggende improntate alle lotte per l’indipendenza la storia? Guglielmo Tell, Giovanna D’Arco, Che Guevara. Così abbiamo provato simpatia nel guardare i catalani scendere in piazza per chiedere l’indipendenza. E ci hanno scaldato gli animi i poliziotti mandati da Madrid per maltrattare persone che non opponevano resistenza. Qualcuno ha subito pensato alla Spagna franchista, cioè fascista. E ci siamo detti: ma cosa fanno di male queste persone che amano la loro terra, la loro lingua, le loro tradizioni? Tanto da arrivare a chiedere di separarsi da una patria che non sentono loro?
Poi sono saltati fuori, scendendo a loro volta sulle strade, quelli che l’indipendenza non la vogliono. Stanno bene così e non vedono perché si debba cambiare. E allora abbiamo capito che il moto indipendentista non è il sogno di tutti i catalani. C’è chi vuole l’autonomia e chi non la vuole. Non c’è solo un Robin Hood ma ce ne sono due. E non vanno d’accordo fra di loro. Pertanto, messi da parte i sentimenti e lucidata un poco la ragione, abbiamo capito che esistono illusioni che rasentano la sciocchezza. Bastasse un referendum per decidere un’autonomia.
Ogni tentativo di delegittimazione ha i suoi rischi. Quali sarebbero le conseguenze reali per la Catalogna? Vorranno le industrie e le banche rimanere in uno Stato rimpicciolitosi all’improvviso? Per fare un’indipendenza non basta la volontà di un popolo. Né servono le bandiere, i proclami e gli inni cantati in coro. Tutto, al di là delle euforie che ammaliano e delle belle parole che fanno sognare (tanto non costa nulla), è assai complicato. C’è di mezzo la Spagna, sì. Ma ci sono anche altri Paesi, in Europa e nel mondo, più grandi, più influenti, con cui si dovranno fare i conti. Altro che diritti legittimi dei popoli all’autonomia! I fatti concreti sono un’altra cosa. Va bene dunque sognare. Ma i sogni che non si possono realizzare restano soltanto chiacchiere vuote. Venderli come se fossero realtà non vuol dire rispettare i desideri dei cittadini. Vuol dire illuderli. Viene da chiedersi allora: ma i politici che guidano queste rivolte sono affidabili? O sono degli ingenui? O dei furbacchioni, dei fanatici, degli irresponsabili? Certamente ci sono delle aspirazioni serie e fondate. Ma la via per realizzarle è tutta in salita. Bisognerebbe avere l’onestà di spiegarlo alla gente. Altrimenti ognuno crede che basti scendere in piazza per ottenere ciò che è quasi impossibile. Che è il modo più semplice per tornarsene a casa, se non con la testa rotta, con la coda in mezzo alle gambe.
15-10-2017 01:00

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