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FUORI DAL CORO di Giò Rezzonico
Immagini articolo
"Nel settore bancario
un Ticino competitivo"
Giò Rezzonico


Inizia oggi una serie di incontri, che si protrarranno nei prossimi mesi, sul futuro della piazza finanziaria ticinese e luganese in particolare. Il primo ospite è Sergio Ermotti, da 6 anni Group Ceo di Ubs, la maggiore banca svizzera. La sua visione del Ticino può ormai essere considerata al di sopra delle parti, perché il suo ruolo è oggi internazionale, anche se è rimasto molto legato al suo cantone di origine.
"Rispetto a trent’anni fa la situazione in Ticino è molto cambiata. Allora si lavorava con clienti provenienti da tutto il mondo. Oggi le banche si specializzano sempre più e nel nostro cantone si sono concentrate soprattutto nel seguire la clientela italiana. A medio termine - prosegue - credo che al Ticino rimangano buone carte da giocare nel settore bancario, anche grazie alla sua posizione centrale in Europa. Il settore finanziario deve rimanere importante, ma accanto ad esso vanno sviluppate eccellenze del territorio anche in altri ambiti, come per esempio nella biotecnologia, nella logistica e nella ricerca". Lei come vede il futuro? "A livello globale, nel lungo periodo, per il settore della gestione patrimoniale sono ottimista. Vediamo i primi segnali di ripresa economica, con dati di crescita del Pil incoraggianti,  che porteranno alla creazione di nuove ricchezze, quindi di crescita e di aumento dei benefici". E noi quali carte possiamo giocare? "Dobbiamo puntare sull’eccellenza del servizio". Ma siamo davvero avanti rispetto alle banche di altri Paesi? "A livello europeo direi francamente di sì. Ma è importante non dormire sugli allori, perché lo sviluppo del digitale facilita altri istituti a recuperare il ritardo accumulato in questo settore nei nostri confronti". Qual è la ricetta per rimanere competitivi? "La Svizzera, e di conseguenza il Ticino, può contare su una solidità finanziaria, su competenze professionali e sull’affidabilità dei servizi: tutto questo ci viene riconosciuto. È anche vero che i prezzi per i servizi che offre la Svizzera sono più alti che in altri Paesi europei. Per cui abbiamo un mercato solo se continuiamo a garantire elevata qualità. Come avviene d’altra parte per le maggiori industrie elvetiche. Non dimentichiamo che spostare un’attività o una relazione bancaria è più facile che traslocare un’industria".
Come giudica lo sviluppo del mercato con l’Italia? "Per il momento molto difficile. Una nuova proposta di legge in discussione in Italia stabilisce che le banche svizzere per operare sul mercato italiano debbano aprire una filiale nel Paese. Questo penalizza molto le banche svizzere. Purtroppo sembra che nel corso delle trattative tra i due Paesi, alcuni degli impegni promessi dal governo italiano non verranno mantenuti. Per chiedere il rispetto della parola data penso che la politica debba reagire con maggior determinazione". Ma questo non è un problema per le piccole banche? "Anche per i grandi gestori patrimoniali come Ubs, questo crea costi supplementari che siamo però in grado di gestire. Ma per istituti di dimensione inferiore, questo diventa un ostacolo difficile da superare. Dobbiamo renderci conto che se vogliamo mantenere i posti di lavoro nel nostro Paese i clienti devono poter esser seguiti dalle nostre sedi in Svizzera".
24-09-2017 01:00
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