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FUORI DAL CORO di Giò Rezzonico
Una tragedia
davvero enorme ma...
Giò Rezzonico


Siamo tutti un po’ stufi di leggere e di sentir parlare di Covid19, mi diceva il direttore Alaimo al telefono. Eppure, aggiungeva, non riesco ad occuparmi di altro. Mi capita la stessa cosa. Pur da mezzo pensionato quale sono, leggo e ascolto radio e televisione dal mattino alla sera, vivendo in diretta questa tragedia di dimensioni storiche. Ed i campi di interesse sono davvero vari e diversi tra loro.
L’argomento principe è certamente quello dell’emergenza sanitaria, con tutti i suoi addentellati, che vanno dal dramma umano alla cura del virus e alle misure di prevenzione. Ma esiste pure un’emergenza economica legata a questa crisi, che presenta stretti legami con la questione sanitaria. Alla domanda se vengano prima le esigenze della salute o quelle dell’economia, tutti rispondono senza esitazioni: prima la salute! Ma molti non sembrano sinceri e paiono più preoccupati per le conseguenze economiche. Non vorrei che la cura producesse più guai della malattia, afferma Trump. E a questo punto sorge un’altra inquietante domanda: quali saranno le conseguenze politiche del dramma che stiamo vivendo?
Di fronte a questa raffica di suggestioni ci sono aspetti che rallegrano ed altri che preoccupano, al di là delle tragedie personali provocate dalla situazione sanitaria. A proposito di sanità fa piacere notare la professionalità che sta dimostrando l’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) nell’affrontare la pandemia, sia dal profilo delle cure, sia della pianificazione.
Per quanto riguarda invece l’economia, le preoccupazioni sono enormi, sul piano internazionale, nazionale, locale: quante attività non ce la faranno a sopravvivere al virus? A questo proposito fa pure piacere notare l’efficienza dimostrata dalla Confederazione prontamente e pragmaticamente intervenuta, come lo richiede la situazione, con misure appropriate: penso soprattutto alla concessione di crediti bancari e alle misure per il lavoro ridotto concesse alle aziende in difficoltà. Misure che aiuteranno l’economia ad affrontare il breve periodo, in attesa che ne giungano altre in grado di creare spiragli di luce anche a medio termine.
Sul piano politico fa piacere vedere il governo cantonale assumere iniziative coraggiose (la chiusura totale delle attività economiche non indispensabili), compiendo un passo più lungo rispetto a Berna, perché la situazione del Ticino questo richiedeva. E fa pure piacere vedere come la Confederazione, dopo un momento di esitazione, abbia capito.
Sullo scacchiere internazionale ciò che personalmente più mi preoccupa è l’ennesima incapacità dell’Europa di trovare una politica solidale e unitaria per far fronte alla maggior sfida con la quale è stata confrontata in 70 anni di storia. Settant’anni di pace, ma che non sono stati sufficienti per superare la mentalità degli interessi di parte. Il sogno europeo rischia infatti di infrangersi contro i nazionalismi, che riemergono nutriti dai relativi pregiudizi, in questa situazione di grave crisi. Ha ragione l’ex governatore della banca europea Mario Draghi quando lascia intendere che se l’Europa non saprà dare una risposta unitaria e solidale di fronte al dramma che stiamo vivendo sarà l’inizio della sua fine.
29-03-2020 01:00


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