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FUORI DAL CORO di Giò Rezzonico
Immagini articolo
Il Ticino d'eccellenza
dei "sogni visionari"
Giò Rezzonico


La visione è l’arte di vedere cose invisibili", racconta Giorgio Noseda, uno dei fondatori e per una quindicina di anni presidente (ora onorario) dell’Istituto di ricerca in biomedicina (Irb), uno dei fiori all’occhiello del Ticino che sa guardare al futuro. "La biomedicina - afferma Noseda - è una scienza che ha contribuito in modo determinante a migliorare le condizioni di vita dell’umanità. Basandoci su questa convinzione, assieme a un gruppo di amici (l’allora presidente dell’Usi Marco Baggiolini, l’allora direttore dell’Ente ospedaliero cantonale Carlo Maggini, l’oncologo Franco Cavalli e i professori Claudio Marone e Jean Claude Piffaretti), nel 1996, pochi mesi dopo la nascita dell’Università della Svizzera italiana (Usi), decidemmo di fondare un istituto di ricerca in questa disciplina con un forte orientamento verso l’immunologia". È allora iniziata una lotta contro il tempo per trovare gli spazi, i finanziamenti e, soprattutto, i migliori ricercatori. "Per un caso fortuito - prosegue Noseda - ne parlai con l’allora sindaco di Bellinzona Paolo Agustoni, che condivise le nostre intenzioni e ci mise a disposizione gli attuali spazi in via Vela a Bellinzona". I finanziamenti giunsero, dopo attento esame scientifico, da privati, dalla Fondazione Horten, dalla Confederazione e dal Cantone. Una ventina di ricercatori, capeggiati dal professor Antonio Lanzavecchia, una celebrità mondiale nel campo, iniziò l’attività nel febbraio del 2000 con un budget di 3 milioni e mezzo. Oggi l’istituto conta 120 collaboratori, prevede un budget annuo di oltre 20 milioni e si appresta ad entrare (nel corso del 2020) nel nuovo edificio progettato dall’architetto Galfetti. Il lavoro svolto dall’Irb ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali.
Accanto all’Irb sono nati a Bellinzona nel corso degli anni l’Istituto oncologico di ricerca (Ior, un’emanazione dell’Istituto oncologico del professor Franco Cavalli) che occupa una sessantina di ricercatori, il laboratorio di ricerca del Neurocentro e la Humabs, compagnia che si occupa di sviluppare i brevetti dell’Irb e di commercializzarli affinché possano essere utilizzati nella pratica medica. Promosso dall’ex direttore dell’Usi Piero Martinoli nel 2010 è iniziato un partenariato con il Politecnico di Zurigo e con le Università di Zurigo e Basilea per creare in Ticino una facoltà di biomedicina, che si articolerà sia sulla formazione di nuovi medici, sia sull’attività di ricerca. Gli studenti frequenteranno i primi tre anni di "baccalaureato" nella Svizzera tedesca e proseguiranno il master in Ticino. I primi candidati sono attesi tra due anni.  Ecco un bell’esempio dei risultati a cui può portare un gruppo di "visionari realisti", come Giorgio Noseda ama definire i sei sognatori.
20-01-2019 01:00
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