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FUORI DAL CORO di Giò Rezzonico
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Terra, cielo e mare...
per i popoli polinesiani
Giò Rezzonico


Visitando la Polinesia Francese (vedi pagina 26) non si incontrano pittoreschi villaggi, né testimonianze del periodo precedente l’arrivo degli europei, salvo numerosi siti archeologici, sparsi in tutte le isole. Sebbene queste terre lontane oltre 16mila chilometri da Parigi siano ormai quasi del tutto indipendenti, la cultura europea è tuttora dominante. Del periodo precoloniale non si sa molto, i popoli polinesiani non possedevano una lingua scritta. Quello che si conosce si è appreso dalle testimonianze orali raccolte dagli antropologi e dai resoconti dei primi esploratori che nel 700 scoprirono questo piccolo paradiso dipinto spesso con toni idilliaci. Ma dietro queste sembianze pacifiche e ingenue si nascondeva una società rigidamente regolata in classi sociali e retta da un sistema gerarchico e aristocratico con aspetti anche crudeli.
Ciò che resta dell’epoca precoloniale sono soprattutto i cosiddetti "marae", luoghi di culto presenti su tutte le isole e solitamente inseriti in splendidi paesaggi in riva al mare che ci permettono di ricostruire, anche in base alle testimonianze, i modi di vita della civiltà Mahoi. Popolazioni di origine agricola che avevano abbandonato, non si sa per quali ragioni, alcune zone sud orientali dell’Asia per trasformarsi in gente di mare, dando inizio a quelle migrazioni oceaniche che nel corso dei secoli avrebbero popolato gli arcipelaghi del Pacifico centrale. Gli studiosi ritengono che i "marae" riproducessero il cosmo e fossero siti dove l’uomo accoglieva gli dei e li venerava per propiziarsi favori con cerimonie di vario genere, che giungevano fino al sacrificio umano. I tre elementi principali del cosmo erano ritenuti la terra, il cielo e il mare. Per questa ragione i templi erano aperti e inseriti nella natura. I polinesiani veneravano una serie di divinità, che facevano capo a Taaroa il dio supremo creatore di ogni cosa, ognuna delle quali proteggeva un’attività, un elemento naturale, un gruppo sociale o professionale.
I colonizzatori, soprattutto tramite i missionari, repressero questa cultura ritenuta incivile, distrussero i templi, gli idoli pagani e pretesero dai convertiti l’abbandono delle loro usanze ancestrali. Le danze furono proibite perché ritenute troppo sensuali, i rapporti sessuali condotti al puritanesimo più rigido. Oltre alla repressione religiosa gli europei portarono anche malattie nuove, alle quali gli organismi degli indigeni non erano preparati, l’alcoolismo, il denaro che si sostituì alla logica del baratto. Tutto questo condusse a un rapido declino della cultura polinesiana e alla decimazione della popolazione: secondo le stime degli studiosi sull’isola di Tahiti gli indigeni si ridussero nel giro di un secolo da 40mila a 6mila e nelle Isole Marchesi addirittura da 80mila a 2mila.
15-07-2018 01:00

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