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IL COMMENTO di Lillo Alaimo
Immagini articolo
Lo scandalo Argo 1
affaire per la procura
Lillo Alaimo


Questa non è più solo un’intricata vicenda politica. Non è più solo un "pasticciaccio brutto". È uno scandalo! E solo la magistratura, che per altro delle indagini le ha aperte da qualche settimana, potrà fare piena luce togliendo la vicenda dalle mani ormai sudaticce della politica. Quel che la Commissione parlamentare sulla vicenda Argo1 (la ditta che ha gestito la sicurezza nei centri profughi del cantone) poteva fare... l’ha fatto. E non ha potuto che agire con le armi spuntate della politica. La richiesta di alcuni documenti, l’audizione di alcuni funzionari... Ma il tutto, a leggere su questa edizione del Caffè i verbali originali (non il riassunto contenuto nel rapporto finale della Sottocommissione), è stato inevitabilmente - inevitabilmente, ripetiamo - influenzato dalle posizioni di partito di uno e dell’altro. Influenze dirette e indirette. Sulle persone convocate a ricostruire i fatti e sugli stessi deputati chiamati a far luce.
In ballo non ci sono spiccioli. Ma soprattutto c’è la credibilità di alcuni gangli vitali della macchina amministrativa. Da quegli uffici del Dipartimento della socialità che gestiscono i migranti a quelli del Dipartimento delle finanze che ne regolano i flussi di denaro.
Per circa tre anni, sino allo scorso febbraio, sono stati spesi tre milioni e quattrocentomila franchi senza alcuna formale, ufficiale autorizzazione governativa. Quasi tre milioni e mezzo per pagare una ditta, la Argo1, assoldata dai vertici del Dipartimento diretto dal ppd Paolo Beltraminelli così, senza alcuna regolarità, rinnovando l’incarico per una, due, tre volte. Sino a quando, per un caso fortuito e del tutto estraneo all’organizzazione politico-amministrativa, si scopre il malfatto.
Ora, dinanzi alla meraviglia, allo stupore... via via tramutatisi in scandalo i protagonisti della vicenda si stanno agitando. Chi ritratta le cose dette davanti alla Sottocommissione, chi precisa rimettendo in un cono d’ombra alcuni fatti, chi sminuisce le responsabilità di quanto accaduto in un Dipartimento per scaricare sulle spalle dell’altro Dipartimento alcune colpe (perché di colpe si tratta dato che degli errori sono stati oggettivamente commessi). Le domande poste nelle audizioni dagli stessi commissari, da alcuni di essi quantomeno, a noi pare risentano dell’appartenenza personale ad un partito. Ma più di quanto ha fatto forse non poteva fare la Commissione coordinata dal plrt Alex Farinelli.
La politica ora faccia... non un passo indietro ma di lato. Nomini una vera e propria commissione d’inchiesta amministrativa, faccia tesoro di quanto emerso per apportare i correttivi necessari agli ingranaggi degli uffici coinvolti. E lasci che la magistratura metta sul tavolo le tessere di un puzzle poco onorevole per l’amministrazione cantonale e la classe politica.
Per attitutire il danno, medicare la disastrosa immagine che da subito è scaturita degli uffici amministrativi, sarebbe forse bastata una piena, totale collaborazione dei protagonisti della storiaccia. Ma tant’è. Si pensi che prima che la vicenda avesse tanta pubblicità, uno dei servizi amministrativi coinvolti ha persino opposto resistenze al controllo interno dei flussi finanziari. Per non dire del responsabile di quest’ufficio (Ccf) che ha addirittura minacciato di non più collaborare con la Sottocommissione se solo si fosse saputo che era stato interrogato in magistratura (e perché mai non avrebbe dovuto esser convocato, lui ed altri?!).
La politica, ormai anatra zoppa in questa vicenda, lasci ora più spazio alla magistratura. I funzionari diano piena collaborazione. E chi ha la loro responsabilità politica, da uno o più dipartimenti che sia, chieda scusa al Paese.
25-06-2017 01:00
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