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I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'ordine del giorno della seduta parlamentare del 21 settembre 2020
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Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel secondo trimestre 2020
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Notiziario statistico Ustat: Popolazione residente permanente, Ticino, 2019
21.08.2020
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, luglio 2020
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Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale alberghi e ristoranti, Ticino, luglio 2020
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Loretta Napoleoni
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Un deficit federale
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Lorenzo Cremonesi
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Guido Olimpio
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Corrotti, criminali e latitanti
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Filippo Ceccarelli
Filippo Ceccarelli
Il governo MaZinga
nella crisi dell'Italia
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
Primavera di tensioni
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Elisabetta Moro
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Cibo, ambiente e clima
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Luca Mercalli
Luca Mercalli
Abbiamo appena dieci anni
per evitare una catastrofe
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Per le famiglie servono
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IL COMMENTO di Lillo Alaimo
Facciamoci contagiare
dalla responsasbilità
Lillo Alaimo


Privato e pubblico. La seconda ondata pandemica, forse più della prima perché coscienti di ogni rischio e pericolo, mette ognuno di noi dinanzi a responsabilità chiare. Definite. Il privato e il pubblico si sovrappongono. Ogni nostro atteggiamento di protezione personale (e di quanti dipendono dalle nostre scelte, si pensi al mondo del lavoro) va automaticamente anche a vantaggio degli altri. Le nostre azioni di responsabilità hanno conseguenze collettive importantissime.
Seguitare a dire che occorre evitare una seconda generalizzata chiusura delle attività serve sì, ma a ben poco se i nostri comportamenti privati oggi - cioè in questa fase di pericolosa crescita dei contagi - non sono tali da evitare  o quantomeno tentare di scongiurare il peggio.
In più parti del mondo, e in Svizzera non si è da meno, da settembre si tentenna dinanzi all’opportunità di limitare, restringere, contenere..., dinanzi alla necessità di circoscrivere la libertà d’azione del virus.
Si sono dati messaggi di speranza privi di fondamento rispetto a previsioni che già in agosto disegnavano per l’autunno e l’inverno scenari più che preoccupanti.
I tentennamenti delle scorse settimane e di questi giorni ricordano quelli a cavallo fra febbraio e marzo. Si stanno mettendo pezze per riparare uno sbrego già grande, dicono i numeri.
Per mesi, già dalla primavera si è sottovalutata l’importanza della mascherina, se è vero come è vero che oggi la si sta obbligando in ogni luogo di incontro. C’è in Ticino chi la chiedeva già in agosto per gli studenti. Ma arriva solo ora, quell’obbligo, e unicamente per gli istituti superiori.
Non si vuole fare a meno della sagra della zucca o della risottata di carnevale. E nel contempo si chiede al governo di non mettere in conto, qualunque sia la diffusione del contagio, la possibilità di un secondo lockdown.
È vero, in primavera abbiamo imparato che questa battaglia non si vince, non la si può vincere solo a colpi di "risoluzioni governative". A colpi di imposizioni. Molto, moltissimo dipende dal senso di responsabilità di ognuno di noi. E per ognuno il peso è tanto più grande quando più è ampio il ruolo svolto nella sfera pubblica e privata.
Le misure di sicurezza imposte in primavera sono gradualmente e velocemente scomparse. Da sole. Ognuno ha fatto come meglio ha creduto, autolegittimando le proprie scelte con una crisi - individuale e collettiva - che rischiava (e rischia) di piegarci ulteriormente. Le distanze fisiche sono scomparse ovunque. La registrazione delle presenze nei locali pubblici è ricomparsa solo da una decina di giorni. Non ovunque.
L’appello all’autoregolazione non è servito a molto. La sua eco è stata breve.
Il virus si muove sotto la linea d’ombra della modernità. In un cono buio che pensavamo potesse essere illuminato dalla ricerca, dalla scienza, dalla razionalità. Invece no. Non ancora. E così sarà sino alla produzione dei primi vaccini. Ci dicono in primavera. Quindi non resta che farsi contaminare dal senso di responsabilità - individuale e collettiva - prima ancora che dal virus.
Le misure di sicurezza oggi in vigore in Ticino non sembrano essere sufficienti. Non lo sono, dato che i casi crescono giorno dopo giorno. Serve più responsabilità individuale, ma anche una presa di coscienza collettiva più sicura e coerente. Proprio per questo, il ruolo dell’autorità sanitaria e politica è indispensabile. È urgente. Ma oggi si sta tentennando eccessivamente, tanto quanto a fine febbraio quando la sanità dovette implorare la politica perché chiudesse tutto.
Come dicevano i romani?! "Si vis pacem, para bellum". Se vogliamo evitare un secondo lockdown, facciamo oggi la guerra al virus, .
alaimo@caffe.ch
17-10-2020 23:00

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