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IL COMMENTO di Lillo Alaimo
Anche i salari mini
a rischio populismo
Lillo Alaimo


Mettiamo le mani avanti per evitare fraintendimenti.
Sacrosanto privilegiare nel mercato del lavoro le assunzioni dei residenti, ovviamente a parità di formazione. Come altrettanto sacrosanta è ogni battaglia contro la spinta al ribasso del salari. Detto più semplicemente: si combatta nel modo più efficace possibile ogni abuso. Sì, anche studiando la possibilità di un livello o di livelli salariali minimi. Le forme e i modi sono diversi, come spiegano in questa edizione del Caffè i ministri Bertoli e Vitta intervenendo nel dibattito di questi giorni.
Detto ciò però non possiamo non ribadire, saremo stucchevoli ma ne vediamo la necessità, che sia il dibattito sulle assunzioni sia quello sul minimo salariale, portati all’esasperazione (il primo) ed eccessivamente semplificati (il secondo) paiono facce della stessa medaglia. Quella del populismo. Perché?
Il "primanostrismo" (che il mercato del lavoro privilegi i residenti!) si è tramutato in una clava politica da brandire contro i governi (Bellinzona e Berna), la classe imprenditoriale, chiunque osi difendere i benefici (innegabili) degli accordi fra Svizzera ed Europa. Il tema, dilatato a dovere, oggi è cavalcato elettoralmente dalla destra quanto, con qualche sfumatura di tonalità, dalla sinistra. Da tutti quanto basta.
Che la disoccupazione sia di fatto a livelli minimi poca importa (per carità, anche un solo disoccupato è troppo); che i posti di lavoro in Ticino crescano e in misura maggiore che in altre regione poco interessa; che le esportazioni abbiano ripreso quota nonostante l’apprezzamento del franco di due anni fa sembra riguardare poco a certa politica; che il tessuto produttivo di questo cantone sia riuscito a contenere e ora a medicare i danni della crisi scoppiata dieci anni fa sembra essere di poco conto per quanti, sotto sotto, sembrano confortati nel loro "primanostrismo" ogni qualvolta un decimale dei dati occupazionali arriva con il meno davanti. Comunicati, interrogazioni, interventi sui media...
Populismo. Forse in giacca e cravatta. Ma sempre di populismo si tratta. E dell’incapacità (o volontà?) di allontanarsi solo un poco e solo per poco dal pantano del "primonostrismo". Alzando lo sguardo, puntando al futuro, con la coscienza di chi sa che la costante e veloce trasformazione del lavoro si farà un baffo del "primanostrismo", dei permessi per stranieri G, B... L’informatizzazione, la "robotizzazione" (ai robot non si potranno chiedere permessi per stranieri o certificati penali) e il commercio online necessitano oggi, anzi già da tempo, di altre analisi, altre forme di confronto politico alla ricerca..., sì, già oggi anche di una nuova rete normativa capace di regolare il mercato e di innovativi progetti di formazione scolastica e professionale. Qualcosa si sta facendo, certo!, ma non basta a liberarci dalle sabbie mobili del "primanostrismo" ad oltranza.
Infine, per dire dell’altra faccia della medaglia populista, anche il dibattito sul salario minimo rischia l’esasperazione. A noi pare abbia anche valide ragioni il direttore dell’Associazione industriali, Stefano Modenini, quando sostiene che la politica è in forte ritardo nella lotta all’esagerato costo della vita in Svizzera. Dazi e accordi cartellari hanno fatto e fanno lievitare i costi. Il salario, gli imprenditori insomma, non possono da soli controbilanciare un sistema di prezzi distorto fra i più alti d’Europa.
Ecco, ecco perché esasperazione di analisi e semplificazione stanno tramutando due temi essenziali in uno scontro politico che poco o nulla porterà in termini di benefici ai cittadini. Che hanno sì e veramente bisogno di un mercato del lavoro corretto, prezzi e salari adeguati.
20-08-2017 01:00
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