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IL COMMENTO di Lillo Alaimo
Immagini articolo
La caducità
della politica
Lillo Alaimo


Non è come in un rapporto sentimentale. Non è come in una relazione d’amicizia. O come per un legame familiare. Chiedere scusa in politica significa mettere a rischio la propria autorevolezza o quantomeno la facciata di autorevolezza costruita perché i cittadini si illudano d’essere al cospetto di un potente capace. Ma nel contempo significa eliminare da sé ogni maschera, ogni ombra, ogni... "dietro le quinte" per mostrare l’aspetto più vero, più fragile. Chiedere scusa vuol dire mostrare e ammettere la caducità della politica e soprattutto di chi la fa.
In queste settimane, solo per fare due esempi ristretti nel tempo, due ministri ticinesi hanno evitato di mostrare la propria inevitabile, inesorabile, ineluttabile caducità. Ma prima ancora e più semplicemente hanno evitato, con voli pindarici, di mostrare e spiegare la propria fallibilità. Tutto sarebbe stato e sarebbe diverso, sia per loro e soprattutto per l’interesse del Paese che sta sopra ogni altra utilità o convenienza di parte.
La sincerità di un momento, "chiedo scusa ho sbagliato", contribuirebbe a far germogliare un rapporto più vero e solido fra il potere e i cittadini. Oltre a sgombrare il campo da strumentalizzazioni atte solo, per ogni parte politica sempre e comunque, a perder tempo prezioso e autorevolezza agli occhi degli elettori.
Chiedere, scusa tradotto nel lessico del potere, significa assumersi le proprie responsabilità politiche e non di meno personali.  
È accaduto qualche settimana fa al ministro leghista a capo delle Istituzioni, Norman Gobbi, che dopo una gaffe ("un errore assumere un italiano in quell’ufficio", ha detto per lo scandalo corruzione nell’Ufficio della migrazione), ha zigzagato per ogni dove evitando di correggersi subito e chiaramente e, soprattutto, di chiedere scusa per quell’infelice e grave affermazione. Non lo ha fatto.
Giorni dopo si è corretto sostituendo "straniero" a "italiano". Ma agli occhi di molti, se non di tutti, la sua è stata una toppa peggiore del buco.
Con quell’ambiguità che crea più danni che benefici, ha cercato di dargli una mano il presidente del governo, il ppd Paolo Beltraminelli. È stato "un errore di comunicazione", ha affermato dicendo tutto e nulla. Un errore di comunicazione. Ma che vuol dire? Ha sbagliato. Punto. E rendendosi conto della gravità del suo pensiero (prima ancora che delle sue parole) avrebbe dovuto chiedere scusa. Già, ma si è reso conto della gravità di ciò che ha pensato!?
Poi, questa settimana, la legge del contrappasso ha fatto i conti e ha messo Beltraminelli nella stessa posizione di Gobbi. La vicenda che inguaia Beltraminelli è quella della società di sicurezza per i centri asilanti a cui per tre anni, e senza le dovute forme di legge per l’assegnazione dei mandati, sono stati dati oltre 3 milioni di franchi.  
Beltraminelli ha parlato e riparlato in parlamento. Spiegato e rispiegato. Ma è mancata la sufficiente chiarezza che porta a quella che si chiama totale assunzione di responsabilità politica e personale. Quindi sono pure mancate le scuse. Certamente però non è scivolato nel patetico scaricando le responsabilità sui suoi sottoposti e addirittura sul predecessore, come aveva fatto il collega Gobbi
Ecco cosa contribuisce ad allontanare il Palazzo dai cittadini. Vicende come queste in cui dopo aver gettato un po’ di fumo negli occhi della gente, alla fine nessuno risulta veramente colpevole e nessuno veramente innocente.
alaimo@caffe.ch

Post scriptum. Non è stato bello, nella lunga attesa delle dovute spiegazioni, vedere su Facebook l’album di carnevale del presidente del governo Beltraminelli.
19-03-2017 01:00
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