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IL COMMENTO di Mauro Spignesi
La mafia invisibile
è qui da 30 anni
Mauro Spignesi


La prima grande indagine è stata aperta negli anni ‘70. Da allora il termine mafia, o infiltrazioni mafiose, con tutto il suo pesante e drammatico retroterra socio-culturale è entrato  nel lessico investigativo delle inchieste della Confederazione. Eppure ogni volta che se ne parla alla tv e alla radio o che si legge su giornali, fa un o strano effetto. Perché c’è sempre una pericolosa tendenza a relativizzare. Come se questo fenomeno, ormai radicato nel territorio, sia ancora una sorta di corpo estraneo, che non ha nulla a che fare col tessuto sociale locale. E a boss e bande questo va bene.
Perché, come ha detto Nando Dalla Chiesa, sociologo e direttore dell’Osservatorio della criminalità organizzata, "la mafia vive di invisibilità". Non c’è, ma c’è. E lo dicono i numeri: 15 inchieste aperte solo dal 2010 ad oggi, in particolare su affari di una delle multinazionali del crimine, la ‘ndrangheta. E poi altre indagini che dall’Italia si riflettono in Ticino, non ultima quella che in Calabria  ha portato alla sbarra un pentito che ha vissuto qui.
La mafia vive di invisibilità ed è infastidita quando si fa rumore.  La politica solo recentemente ha cominciato a percepire la pericolosità di questa presenza. Nel frattempo gli addetti ai lavori hanno più volte lanciato l’allarme. Tra i primi c’è stato Michael Perler, capo della polizia giudiziaria federale sino al 2012 che, anche dalle colonne del Caffè, aveva avvertito: "La ndrangheta sta investendo in Ticino in ristoranti e nell’edilizia". Lo diceva nel 2008. L’anno scorso lo stesso concetto è stato ripetuto anche dal presidente dell’Associazione delle polizie comunali, Dimitri Bossalini: "Sono molto preoccupato per l’infiltrazione delle criminalità organizzata in Ticino. Sta erodendo il tessuto economico. Se non facciamo qualcosa si compreranno tutto". Un’analisi, questa di Bossalini, ripresa anche da alcuni giornali in Italia, dove la presenza del crimine organizzato è pane quotidiano. Una presenza con con solide ramificazioni in Svizzera, rifugio nell’ultimo mezzo secolo d’ingenti capitali sporchi. Lo aveva spiegato già tanti anni fa il più famoso magistrato italiano dell’antimafia, Giovanni Falcone: "seguendo la pista dei soldi, troverete la mafia". Quella economica, non meno spietata di quella "ruspante" e feroce che l’ha preceduta.
Recentemente anche il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Antonio de Bernardo, ha messo in guardia la Confederazione: "Gli appalti pubblici sono in cima nell’agenda politica della mafia". E il procuratore antimafia Nicola Grattieri, che in Calabria ha coordinato l’ultima inchiesta che ha fatto clamore anche in Ticino, ha ricordato più volte: "La ‘ndrangheta è in Svizzera da almeno 30 anni". Eppure, ancora oggi chi parla del pericolo d’ infiltrazioni criminali viene visto con fastidio. Perché la mafia deve vivere di "invisibilità".
19-02-2017 01:00
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