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IL COMMENTO di Andrea Ghiringhelli
Che sappia elevarsi
dall'aurea mediocritas
Andrea Ghiringhelli


A prescindere da Ignazio Cassis, un’osservazione generale, non prima di aver fatto doverosamente gli auguri al nuovo consigliere federale. Credo che avere un ticinese a Berna sia importante perché può far presente alcuni aspetti particolari della sensibilità e del Sonderfall del Canton Ticino. Più in là non andrei perché fare di ciò una questione di vita o di morte, mi pare frutto della propensione tutta ticinese al vittimismo e all’iperbole: Berna potrà più o meno assecondarci, ma non risolverà mai i nostri problemi.
La costituzione parla di eque rappresentanze di culture e regioni e qualcosa da recriminare avrebbero quei cantoni primitivi che, pure con peculiarità proprie, mai hanno avuto un loro rappresentante e anche la regione del Giura ha le sue ragioni. Il discorso è un altro: è utile avere un ticinese a Berna, ma non a tutti i costi, perché in primo piano, al di là dei calcoli di bottega, resta la qualità, lo spessore, ossia la capacità come cantone di proporre qualcuno che possa esibire il volto di una nuova politica, fatta di forte progettualità, di un profilo che non si piega ai vantaggi del momento. Durante la dura campagna elettorale, i cittadini disincantati della repubblica dell’iperbole ne hanno ricavato la sgradevolissima impressione, non credo del tutto errata, che l’importante era avere un ticinese a Berna, a tutti i costi, a prescindere dalla qualità dei candidati.
Ora che un candidato sia scelto perché di italica cultura mi va benissimo. Che sia scelto in base a criteri di competenza e di capacità è pure necessario, che poi tutto sia condito e condizionato da calcoli e strategie di varia natura è inevitabile, ma che la politica del "do ut des" fra le fazioni e i calcoli di convenienza strategica sacrifichino pure la qualità dei nostri potenziali candidati in governo mi pare assai discutibile. Si inserisce questo discorso nella logica della vecchia politica ed è uno specchio dell’aurea mediocritas che da sempre, salvo doverose eccezioni (e auspico sinceramente che Cassis sia fra queste), preferisce i politici che non fanno troppa ombra agli altri. Oggi imperversano, non a caso, gli studi sulla mediocrazia, sulla democrazia della mediocrità che sembra ormai la norma, e la Svizzera ha parecchi esempi da esibire. Il nuovo consigliere federale ticinese – la cui rispettabilità nessuno mette in dubbio, a me pare conformarsi al modello mediocratico. È una scelta che io, cittadino senza arte né parte, non condivido come altri che non si pronunciano.
Ma vi è un altro discorso che ritengo prioritario. In una realtà in cui il populismo che accusa i politici al potere di essere asserviti alle pressioni economiche che dettano e condizionano l’agenda, che li accusa pure di ignorare gli interessi generali degli elettori e di tutelare gli interessi di settori particolari, la scelta del candidato ticinese è stato un pericoloso assist alle ragioni dei populisti. Sì, perché il candidato, per anni, al mandato pubblico ha sovrapposto la tutela di un potente gruppo assicurativo con interessi non sempre in armonia con il bene generale. È acqua passata, vero, ma le tracce restano ed è lecita qualche diffidenza. Ciò che io, come cittadino, non giustifico in alcun modo è che si dimentichi l’etica pubblica, per convenienza e calcolo politico.
E di Cassis poi non mi è piaciuto la pesante affermazione sull’eccesso di stranieri che ha immediatamente evocato l’immagine della "barca piena" che non gli fa molto onore. L’impressione che io, come tanti altri, ho avuto è che si cercassero consensi a destra sulla pelle dei migranti. Certamente non era questa l’intenzione, ma in politica le parole pesano come macigni e le conseguenze possono essere funeste.
E mi ha lasciato sgomento pure la decisione di rinunciare alla doppia nazionalità, per coerenza si è detto: ma considerata la storica tradizione di accoglienza in Svizzera e in Ticino, la coerenza avrebbe dovuto prevedere di esibire con orgoglio le proprie origini. La storia del cantone ci offre numerosi esempi di come la doppia appartenenza, culturale e politica, era considerata un valore che arricchiva in nostro essere svizzeri .
Detto questo, il miglior auspicio? Che il nuovo consigliere federale ticinese - per dirla con Alain Deneault - sappia elevarsi al di sopra dello stato medio tendente al banale, all’incolore, al punto di mezzo elevato a programma. All’aurea mediocritas, appunto.
24-09-2017 01:00
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