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Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale costruzioni, Ticino, aprile 2020
30.04.2020
Pubblicato il Rendiconto 2019 del Consiglio di Stato
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IL COMMENTO di Libero D'Agostino
Il ministro Norman Gobbi
...ora mostra i muscoli
Libero D'Agostino


Dai toni felpati di Christian Vitta ai roboanti proclami di Norman Gobbi. Il cambio di passo e di registro alla presidenza del Consiglio di Stato è notevole. Da giorni il ministro leghista mostra i muscoli all’Italia che ha deciso “unilateralmente” di aprire le sue frontiere, senza consultarsi con la Svizzera e con l’Ue.
Da una decina di giorni il ministro delle Istituzioni ritwitta interviste rilasciate a destra  e a manca, innescando un nuovo braccio di ferro con Roma e Berna. “La Svizzera non cede all’Italia. Non riapriremo il 3 giugno”; “La frontiera con l’Italia non riaprirà”; “La veloce riapertura della frontiera non piace al Ticino” ; “La frontiera con l’Italia deve restare chiusa”, tweet quest’ultimo che nella sua originaria versione in tedesco suona ancora più perentorio: “Grenze zu Italien muss geschlossen bleiben”.
Quello che non si capisce è se Gobbi parli da caporione della Lega, da direttore delle Istituzioni, da presidente del Consiglio di Stato (visto che il governo sul tema non ha ancora espresso una posizione ufficiale se non la richiesta di partecipare alla discussione con l’Italia) o se addirittura non cerchi di forzare la mano a Berna cui spetta la decisione di aprire o meno i confini del Paese.
Su questi interrogativi non conforta di certo il silenzio del governo ticinese e sconfortano del tutto le avventate parole del consigliere nazionale ppd Marco Romano  che ha persino parlato di "ricatto italiano". Toni sin troppo sopra le righe se si considera che appena qualche mese fa, nel pieno dell’emergenza sanitaria, Berna e Bellinzona supplicavano Roma affinché non precettasse i 4000 frontalieri che lavorano negli ospedali, nelle cliniche e nelle case per anziani del cantone.
Con 35mila lavoratori d’oltre confine, su quasi 70mila autorizzati, che attualmente entrano ed escono ogni giorno dal Ticino, è francamente poco plausibile, e piuttosto ipocrita, la scusa che la frontiera deve restare chiusa perché il coronavirus sarebbe ancora molto diffuso in Lombardia, quando in realtà anche là i contagi sono vistosamente diminuiti.
La verità è che il covid-19 ha innalzato quel muro sul confine che i sovranisti nostrani sognano da trent’anni. "Ora non arrivano più i padroncini italiani", ha notato compiaciuto Gobbi sul Mattino della domenica, elencando "i vantaggi" della chiusura, come se le ditte d’oltre confine arrivassero qui per diporto e non chiamate da qualche committente locale.
Ma il direttore delle Istituzioni non fa che interpretare quella voglia di protezionismo che ha ripreso vigore in Ticino e che oggi, nel silenzio generale, fa sembrare del tutto normali cose che normali non sono, come il divieto di andare a fare shopping in Italia o i sussidi di Stato per le vacanze in Ticino.  Che tutto ciò rappresenti un’ulteriore limitazione della libertà personale non pare preoccupare nessuno.
ldagostino@caffe.ch
23-05-2020 22:27

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