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IL COMMENTO di Lillo Alaimo
Come sarà il futuro
dopo il Coronacene
Lillo Alaimo


Da sempre il Caffè evita retrospettive e bilanci. E per quanto, come si suol dire, il futuro abbia un cuore antico questo giornale ad ogni fine e inizio d’anno cerca di puntare lo sguardo al futuro. Di alzarlo oltre le difficoltà del momento scrutando all’orizzonte il domani e il dopodomani e il dopodomani ancora. Vale a dire ciò che non esiste e che solo immaginazione e forza di volontà possono progettare e costruire, oltre le rendite di posizione, le comodità del momento, i facili ed effimeri guadagni.
Questa volta l’abbiamo fatta complicata. Abbiamo cercato 100 persone, 100 testimoni della società civile, 100 rappresentanti di ogni settore della nostra quotidianità. Dal lavoro all’impresa, dai giovani alla formazione, dall’innovazione alla cultura, dalla sanità alla salute, allo sport, ai diritti... A loro 100 - che in realtà si affiancano ai dodici sentiti a fine anno - abbiamo chiesto un’idea per il futuro. Ciascuno per il settore vissuto e da concretizzare in questa regione.
Cento idee raccolte in un fascicolo da conservare. Non è stato facile. Perché oltre la retorica del "nostro ricco territorio", delle "nostre belle valli", delle "eccellenze che tutti ci invidiano"... plasmare concetti e idee per il futuro non è per nulla semplice. L’innovazione è merce rara. Non è cosa da tutti e per tutti i giorni. Eppure occorre progettare e sperimentare. Progettare e sperimentare ancora e ancora.
È indispensabile costruire sempre nuove palafitte su acque e paludi infide. Robuste perché capaci di contenere faglie sociali acuite da disuguaglianze sempre più marcate, ora fatte esplodere dalla pandemia. Chi già era fragile oggi sta per cadere in ginocchio. E già sanguina.
Sono trascorsi dodici anni dalla crisi del 2008. Pochi perché questo mondo e il micro che ci sta appiccicato addosso possano essersi rimessi in carreggiata, intrecciando sviluppo economico e coesione sociale. Cose difficili in una realtà come la nostra, in cui convivono a fatica fratture e resistenza, picchi di ricchezza e abissi di difficoltà.
Già nel decennio precedente quello che han definito l’anno 1 (o forse 0?) del Coronacene, gravi fenomeni di fragilità sociale hanno intaccato le cose intorno alle nostre vite. E le nostre stesse vite.
Invecchiamento. Fughe di cervelli e di giovani. Migrazioni. Nuovi bisogni generati dallo "smart working". La crescita del commercio digitale. Il fiato corto del turismo soffocato dai voli low-cost. Lo sfilacciamento della rete di servizi locali..., dalle banche alla posta, dagli artigiani ai negozi.
Cento idee e non bastano. Ne occorrono cento e altre cento. Oltre il miope localismo. Oltre il sovranismo di chi delle frontiere chiuse e socchiuse, non sapendo parlar d’altro, ne ha fatto un coperchio per tutte le pentole.
alaimo@caffe.ch
16-01-2021 21:30

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