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IL COMMENTO di Lillo Alaimo
Il riccio si arrotola ma...
con gli aculei all'interno
Lillo Alaimo


Scaglie, scaglie dal turbinio di un populismo senza più freni, di un "sovranismo identitario" che prima si è fatto impresario di timori, instillando paure nel più profondo di ognuno, e poi ha cercato e cerca di chiudere i confini, restringendo sempre più i perimetri. "Padroni in casa nostra" dice lo slogan originario del populismo, mentre la planimetria della "nostra casa" si fa sempre più esigua. In un gioco di specchi rassicurante ognuno si guarda, si ammira, si riconosce. E la cultura di questi microcosmi si infarcisce gradualmente di auto reverenzialità. È tranquillizzante per tutti!
Fra le schegge impazzite del turbinio c’è la ricerca spasmodica di sicurezza. Di sicurezze sociali. Gli stranieri sono una minaccia e se diversi nell’aspetto e nella cultura un pericolo reale. Chi fa shopping, passeggia in città o prega nel parcheggio di un centro commerciale col volto velato... ha qualcosa da nascondere. E forse, chissà, può darsi, coi tempi che corrono... non è detto sia un pericoloso terrorista. Fotografiamoli, avvisiamo immediatamente la polizia, postiamo le immagini, i siti di informazione le riprenderanno, scatterà l’allarme, la polemica...
È senso civico, così ci è stato instillato, istinto di sopravvivenza addirittura. Perché l’altro mondo, tutto quanto ha tratti culturali e somatici diversi dai nostri..., beh!, rappresenta un pericolo.
Gli imprenditori della paura hanno prodotto fatturati sociali con cifre milionarie. E che importa, com’è accaduto questa settimana a Lugano, se due innocui giovani cittadini se ne stanno andando al cinema vestiti da supereroi (in verità solo uno era mascherato), com’è uso per alcuni eventi di spettacolo... Che importa! Ha il volto coperto. Segnaliamoli alla polizia. Che importa!
Sfreccia la pattuglia e i due supereroi (sì, anche quello in abiti civili) sono stesi e bloccati a terra. Con tanto di pistole puntate addosso. Sarebbe bastato un gesto, chessó, che uno avesse sfiorato la spada o la pistola giocattolo che aveva con sé per provocare una tragedia.
Non erano veri superoi i due giovani. E non sono supereroi i poliziotti. Gestire le emergenze, le situazioni di potenziale pericolo, affrontare i "diversi" solo perché con volto coperto... non è oggettivamente cosa facile. I poliziotti non sono supereroi. La realtà non è una fiction televisiva. Tra la prevenzione, la "messa in sicurezza" di una situazione di potenziale pericolo e il grilletto di una pistola il confine è sottile. L’altro giorno a Lugano, in pieno centro, quel confine ha resistito. Stesi a terra, bloccati, le pistole dei poliziotti puntate addosso... i due giovani mascherati da supereroi sono sopravvissuti al tanto richiamato "senso civico" e al tanto richiamato "senso del dovere" dei cittadini e dei poliziotti.
"Cittadini soldato". A difesa dei nostri sempre più esigui confini sociali e culturali. "Cittadini soldato" perché dobbiamo essere "padroni in casa nostra", così il marketing politico predica da tempo. E chiede norme e leggi atte pian piano a costruire microcosmi di sicurezza. Ma in realtà di apparente sicurezza. Come quella di un riccio che si arrotola, si chiude a palla ma con gli aculei rivolti all’interno. Verso sè stesso.
Scaglie impazzite del turbinio del populismo. Di una polizia che, in nome della sicurezza di "casa nostra" ora chiede di poter indagare per un mese. Pedinamenti, intercettazioni ambientali e sul web... senza alcuna autorizzazione e supervisione della magistratura.
Scaglie impazzite del turbinio del populismo. Di una parte, si spera una piccola parte di cittadini - anche uscendo dai ristretti confini svizzeri - che chiede una sorta di immunità penale quando spara e uccide per difendersi. La difesa è legittima sempre e comunque nella versione del leghista Salvini, che in Italia in questi giorni sta contribuendo a costruire il programma del governo più populista, sovranista, identitario di sempre. Lega e 5Stelle. Una concezione da Far West.

alaimo@caffe.ch
20-05-2018 01:00

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