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IL PUNTO di Michel Guillaume
L'accordo quadro
è un bene per la Svizzera
Michel Guillaume


Firmerà, non firmerà? Il Consiglio federale sta alimentando il dibattito sull’accordo istituzionale con l’Ue, ma due anni e mezzo dopo la fine dei negoziati nel novembre 2018 non ha ancora deciso la sua posizione. Il suo portavoce, André Simonazzi, risponde sistematicamente ai giornalisti: "Il Consiglio federale ha discusso il dossier europeo, ma non ha preso una decisione. I colloqui continuano".
Da ormai 30 mesi il Consiglio federale si trincera dietro il silenzio, perdendo ogni occassione di sfruttare il "momento giusto". Lo scorso settembre, ha ottenuto un’importante vittoria sull’iniziativa dell’Udc di porre fine all’accordo sulla libera circolazione delle persone. Ma invece di approfittare di questo plebiscito a favore della via bilaterale per strappare qualche concessione da Bruxelles, il governo ha esitato ancora una volta, preferendo cambiare il suo "capo negoziatore". Via Roberto Balzaretti, ciao Livia Leu!
Durante tutto questo tempo perso, gli oppositori dell’accordo quadro hanno occupato il campo. Prima c’è stata "autonomiesuisse", con due ppd ticinesi Fabio Regazzi (che oggi non figura più nel comitato secondo il sito ufficiale) e Marco Romano. Poi è stata la volta di Boussole Europe, guidata dal finanziere miliardario Alfred Gantner, che ha lanciato un manifesto firmato da oltre 600 persone. Tutti sono convinti che questo accordo metta in pericolo la sovranità della Svizzera.
Nelle ultime settimane, tuttavia, i sostenitori dell’accordo sono finalmente usciti dal letargo. Si sono uniti nel movimento ProgreSuisse. Quanto all’associazione svizzera di politica estera ha scritto al Consiglio federale per ricordare la posta in gioco: garantire la certezza del diritto, che va a vantaggio di un piccolo paese come la Svizzera, di fronte al suo principale partner economico e ai suoi 450 milioni di abitanti. "Abbandonare questo accordo dopo 5 anni di negoziati sarebbe un disastro a lungo termine", si legge nella lettera.
Se non si raggiungesse un accordo, nell’immediato futuro accadrà poco, se non per i ricercatori e gli esportatori di prodotti medici che saranno penalizzati già quest’anno. Tra cinque o dieci anni, tuttavia, la via bilaterale - che è stata descritta come "reale" negli ultimi due decenni - rischierà di morire di morte lenta, con la conseguente perdita di posti di lavoro.
Il problema di questo problema è che non ci sono alternative. La via dell’isolamento, l’"Alleingang", è economicamente suicida e l’adesione all’Ue non ha alcuna possibilità in una votazione. Senza un accordo quadro, l’unica opzione sarebbe quella di rinegoziare l’accordo di libero scambio del 1972 con l’Ue. Ma questo sarebbe un passo indietro di 49 anni!
10-04-2021 22:00

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