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26.09.2018
La Sezione forestale comunica che il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto (RLCFo/RaLLI) è in vigore a partire da mercoledì 26 settembre 2018 alle ore 10.00 a causa del pericolo d'incendio di boschi. La misura è attiva su tutto il territorio cantonale.
19.09.2018
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale: andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, settembre 2018
14.09.2018
Proscioglimento dagli obblighi militari 2018
13.09.2018
Notiziario statistico Ustat: Statistica delle abitazioni vuote, Ticino, 1° giugno 2018
13.09.2018
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, agosto 2018
06.09.2018
Documentazione regionale ticinese (DRT) - È il linea il nuovo dossier sul tema “La scuola che verrà”
06.09.2018
Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel secondo trimestre 2018
05.09.2018
I Servizi del Gran Consiglio hanno provveduto a pubblicare l'Ordine del Giorno della seduta plenaria del 17 settembre prossimo
31.08.2018
Notiziario statistico Ustat: Popolazione residente permanente, Ticino, 2017
28.08.2018
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, luglio e secondo trimestre 2018

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NUMERI di Loretta Napoleoni
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Sui tassi d'interesse
la Svizzera non balla
Loretta Napoleoni


La Banca centrale svizzera non ha alcuna intenzione di aumentare i tassi d’interesse, almeno per ora. È quando si deduce dalla decisione presa questa settimana di lasciarli a meno 0,75%, nonostante la crescita sostenuta dell’economia - intorno al 3 per cento - e la piena occupazione. È questo un comportamento diametralmente opposto a quello di Paesi che si trovano in situazioni simili, e cioè  Paesi le cui economie crescono. Come gli Stati Uniti, dove dal 2015 i tassi sono saliti ben 7 volte ed ora sono al 2%. O la Norvegia, che come la Svizzera non fa parte di Eurolandia ma le cui esportazioni ed importazioni dipendono fortemente dalle economie che usano la moneta europea. Ebbene questa settimana la banca centrale norvegese ha alzato il tasso di interesse da 0,50 a 0,75%.
Per molti la Banca centrale svizzera è troppo cauta e sottovaluta i costi del prolungamento di una politica monetaria super-restrittiva. Fino ad oggi le banche svizzere hanno pagato circa 5 miliardi di franchi alla Banca centrale in tassi d’interesse negativi mentre i prezzi delle abitazioni in tutti i cantoni sono saliti alle stelle perché gli immobili rappresentano un bene d’investimento finanziario alternativo. Ma è anche vero che il processo di transizione da un’economia di contenimento della crisi del credito ad un’economia libera e di mercato è ben lungo e pericoloso, specialmente per una nazione come la Svizzera che da sempre è considerata proprietaria di una moneta di rifugio, il franco svizzero. Il rischio, insomma, è sempre lo stesso, che la Svizzera si trovi a dover far fronte ad un grosso flusso di capitali in entrata se alza i tassi d’interesse troppo presto.
Nel 2011, con il franco in forte aumento al culmine della crisi del debito in Europa, la Banca centrale si vide costretta ad imporre un piano per evitare una forte rivalutazione del franco rispetto all’euro, fissando de facto il tasso di cambio. Fino a gennaio del 2015, la banca ha difeso tale cambio accumulando centinaia di miliardi di dollari in attività estere, prima di abbandonarlo optando per la riduzione dei tassi sui depositi. La manovra ha funzionato.
Molti analisti ritengono che gli Svizzeri attenderanno fino a quando la Banca europea aumenterà il suo tasso sui depositi, che attualmente è a  meno 0,4 per cento, prima di cambiare rotta. A questo punto, c’è chi si domanda che differenza esiste tra far parte dell’euro o meno quando la politica monetaria nazionale viene dettata dalla Banca europea. Una domanda scomoda ma pertinente.
23-09-2018 01:00
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