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SUGLI SPALTI di Massimo Schira
Immagini articolo
All'hockey serve
la "Lega chiusa"
Massimo Schira


Devono certamente portare a qualche riflessione di fondo le recenti dichiarazioni di Filippo Lombardi in qualità di presidente dell’Ambrì Piotta. Al Blick, il numero uno biancoblù ha infatti ribadito alcuni dei suoi cavalli di battaglia della sua gestione. Su tutti, l’intenzione di lottare con fermezza sempre maggiore contro "l’asta al rialzo" sul mercato dei giocatori (soprattutto svizzeri). Una situazione di mercato, che Lombardi - giustamente - non ha esitato a definire "malata".
Uno degli esempi portati dal presidente dei leventinesi chiarisce in modo lampante l’attuale situazione: "Gli agenti ci dicono che non siamo attrattivi e che, perciò, dobbiamo offrire ai giocatori più soldi. Ora io dico: se un giocatore viene ad Ambrì per guadagnare 30mila franchi in più all’anno, c’è il timore che non si impegnerà più di tanto". Una condizione di… inferiorità che, ora, in Leventina si vuole combattere. Con una prima mossa che avrà certamente conseguenze, forse anche clamorose. Ancora Lombardi al Blick. "Ridurremo il nostro monte stipendi di un milione di franchi. Vogliamo giocatori giovani e motivati".
Quello segnalato da Lombardi è un problema serio per l’hockey svizzero. Se la crescita della Lega è un dato di fatto degli ultimi anni, è innegabile che rimangono dei passi irrinunciabili da compiere nel prossimo futuro. Meglio prima, che poi. Passi che devono iniziare da una scelta chiara e semplice: chiudere la National League. È infatti giunta l’ora di dare fondamenta più solide al massimo campionato. Una base economica più stabile su cui costruire un torneo sempre più capace anche di sfornare giovani talenti. L’esperimento in B - a cui partecipano ad esempio i Ticino Rockets, che hanno tre anni di presenza assicurata, senza rischio retrocessione - sta dando immediate indicazioni positive in questo senso. È quella la strada da seguire.
Anche perché la "Lega chiusa" permetterebbe poi di implementare altre misure. Come il tetto salariale per assicurare maggiore competitività al campionato e togliere - almeno in parte - il potere agli agenti, proprio nella direzione indicata da Lombardi. Oppure l’obbligo di dare spazio ad un numero definito di giovani. O, ancora, fissare date più intelligenti e logiche per le trattative di mercato. Ma le buone idee a quel punto potrebbero essere molteplici.
Certo, una scelta come quella dell’Ambrì di opporsi al malandazzo dell’hockeymercato è una scelta forte. Che di sicuro non piacerà a squadre come Zurigo, Berna, Zugo, Lugano e forse anche Losanna, che vogliono continuare a beneficiare del loro vantaggio economico. Ma le altre, avessero una visione per il futuro, seguirebbero a ruota. Ma…
19-02-2017 01:00
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