Arsène Plomb, uno dei più grandi collezionisti di armi
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"Posseggo un arsenale
ma sono un tipo mite"
PATRIZIA GUENZI


Nomen omen. Un nome, un destino. È la prima cosa che viene da pensare nel caso di Arsène Plomb, uno dei più grandi collezionisti svizzeri di armi. Armi da guerra, provenienti da Paesi belligeranti: fucili, mitragliette, kalašnikov, pistole, missili, granate, mitragliatrici. "Anche un cannone", dice orgoglioso il 72enne che sin da ragazzino coltiva questa passione. E oggi ha accumulato oltre un migliaio di armi. Tutte conservate in bell’ordine nella sua soffitta di casa, a Boncourt, nel canton Giura. E anche se gli svizzeri (ticinesi esclusi) lo scorso 19 maggio hanno detto sì alla revisione della legge sulle armi - che prevede diverse misure contro l’abuso e il mercato nero - Plomb commenta: "Non sono le armi pericolose, sono gli uomini. Come l’auto non è in sé pericolosa, semmai è chi la guida. Se non rispetta il codice della strada, se va come un folle, beve, telefona al volante... beh allora sì che diventa pericoloso. Proprio come un’arma". E chiarisce: "Sì, sono armato fino ai denti, ma sono un tipo pacifico".   
Mah, questione di punti di vista. Fatto è che, secondo molti esperti, possedere un’arma potrebbe risultare un incentivo per compiere atti drammatici e irreparabili. Ora Plomb, che è molto legato alle tradizioni svizzere, teme che qualche ripercussione dopo il sì all’inasprimento della legge sulle armi ci sarà. Anche per la sua collezione che potrebbe essere in parte confiscata. "Una cosa è certa: il governo ha dimostrato di non avere fiducia nei cittadini - osserva -. Solo così si giustifica la scelta di rendere più severa la legge. Ma io dico: in Svizzera non c’è terrorismo, i crimini in cui si utilizzano armi sono il 4-5%. Spiegatemi perché tutto questo terrore". Le sue armi sono regolarmente registrate, con tanto di permesso per quelle non autorizzate, "in sostanza quelle che permettono di sparare a raffica".
Risale alla sua infanzia la passione per le armi. "La mia prima pistola? Ad aria compressa - ricorda -. Mi divertivo a tirare contro una vecchia porta di legno". Da una pistola ad aria compressa a un cannone... "Le amo tutte, non potrei mai separarmi da loro. Hanno una storia, impossibile non restarne affascinati". Il suo "pezzo" preferito" è il kalašnikov perché, spiega "è affidabile, ideale per difendersi, cacciare e quindi nutrirsi". Una passione, la sua, che nessuno in famiglia condivide. Né suo padre, né i suoi figli. "A loro proprio non interessa la mia collezione. Ci hanno convissuto, ma non li ho contagiati". Il pensiero va alla moglie. Non ha timore a convivere con un arsenale? "Avere un’arma o mille non cambia nulla. Io ho solo due mani. E poi ripeto, sono un tipo pacifico".
A favorire l’amore per le armi di Plomb probabilmente anche il fatto di aver vissuto a due passi dai luoghi della Seconda guerra mondiale. Boncourt è infatti una regione di frontiera. "Ricordo il rumore delle granate - racconta -. Gi americani hanno pure bombardato la stazione del paese francese poco distante da noi". Ma è soprattutto la meccanica delle armi ad averlo sempre affascinato. "Nella mia collezione si vede chiaramente l’evoluzione della tecnica". Il migliaio e passa di armi - selezionate per Paese, categoria e numero di serie - sono allineate alla perfezione in soffitta, tutte appese a speciali rastrelliere su misura, di color rosa. "Il colore? Volevo spezzare la severità del luogo, mettere un po’di allegria. Me le guardo tutti i giorni, le tengo pulite, sono parzialmente smontate ma bastano pochi gesti per riassemblarle e farle sparare", spiega. Qua e là anche granate.
Riportando il discorso alla votazione sulle armi Plomb non ci sta. "Ancora qualche anno e l’Unione Europea ci dirà cosa mangiare, cosa comperare, come vivere insomma - dice -. E non mi sta bene". A chi lascerà la sua collezione? "Mi sembra presto per pensarci, godo di ottima salute".

pguenzi@caffe.ch
14.07.2019


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