La storia di Daniela Solcà, la prima liutaia ticinese
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"Nella mia bottega
i gesti di 500 anni fa"
CLEMENTE MAZZETTA


È un lavoro paziente, metodico, accurato, quello di Daniela Solcà, 42 anni, prima liutaia ticinese. Che unisce manualità e sensibilità, precisione e attenzione. "Di liutaie in tutta la Svizzera se ne contano sì e no una decina. Ma sono sempre più le donne che si cimentano in questa attività - dice -. A Cremona ci sono un paio di ragazze ticinesi". Un mestiere intelligente, pieno di note musicali. "La sonorità degli strumenti dipende dall’accuratezza della fattura. Non si può sbagliare neanche di un millimetro". È una professione che sa d’antico, di legno, di vernici. Un mestiere che necessita di gusto, di senso del bello, di orecchio musicale. Daniela ha respirato musica fin da piccola, ama suonare la chitarra e cantare nei cori. "Anche se oggi, con due bambini da crescere e con l’attività da mandare avanti, è tutto un po’ più complicato".
Dopo il liceo a Mendrisio, ha studiato alla Scuola internazionale di liuteria di Cremona. Qui ha lavorato per parecchio tempo, aprendo con dei colleghi una bottega in una delle vie più caratteristiche. Poi nel 2010 ha aperto un atelier a Mendrisio, spostato recentemente a Coldrerio. Dove ripropone i ritmi e i gesti antichi di un’arte di 500 anni fa. Indipendentemente dall’evoluzione tecnologica, la necessità di tagliare, limare, incidere, piallare, levigare, incollare, verniciare il legno con mani precise e occhio attento, è da secoli invariata. Da sempre si seguono le indicazioni di Andrea Amati, vissuto a Cremona nel ‘500, che ha codificato il metodo di costruzione dopo averne ideato la forma rimasta immutabile. "Per fare un violino sono necessari da uno a due mesi di lavoro di cui almeno tre settimane per la costruzione vera e propria. Poi altrettante per la verniciatura, che è fondamentale  per la sonorità oltre che per la sua conservazione. Per ottenere il miglior risultato occorrono una trentina di mani di vernice". Dall’assemblaggio  all’inserimento del ponticello alla verifica del suono, tutti i dettagli sono importanti. Ogni violino non è mai identico ad un altro. Tutti pezzi unici. Questo spiega anche i costi di vendita che si aggirano tra i 10 e i 20mila franchi. "Mi rivolgo prevalentemente a clientela americana - aggiunge Daniela -, ma anche orientale, giapponese, cinese. Mi occupo qui in Ticino anche del noleggio di violini per i ragazzi".
È un lavoro dove le ore non si contano, dove la passione fa la differenza. "Occorre  una buona capacità di organizzazione visto che si tratta di un lavoro artigianale che parte dalla scelta del legno al rapporto con il cliente finale, e poi la contabilità, la promozione...". Si parte dalla scelta di tipo di pianta, dalla tavola di legno grezzo che deve essere opportunamente stagionato. Pezzi che si intagliano, si lisciano, si modellano, si piegano secondo il progetto studiato a tavolino. Per costruire uno strumento a corda, viola, violoncello, violino che dir si voglia, bisogna sapere di botanica (per conoscere il legno), di chimica (per le vernici e le colle) ma anche di fisica per l’acustica, di architettura, di arte. Quanto ai materiali, Daniela utilizza l’abete rosso della Val di Fiemme detto "abete di risonanza" per la parte superiore del violino, l’acero canadese o dai Paesi dell’ex-jugoslavia per il manico e il fondo. "Ogni materiale ha una sua caratteristica: l’abete rosso ha una grande capacità acustica, l’ebano, che è un materiale duro serve per la tastiera, la parte che viene toccata dalla mano sinistra. Con l’acero, costruisco le parti laterali, il fondo". Per le vernici usa resine naturali, modificate dall’esperienza di oltre vent’anni d’attività. Nel 2008 con un violino ha vinto la medaglia d’oro al secondo Concorso Nazionale di Liuteria Città di Pisogne. Un successo considerato l’ambiente prevalentemente maschile.
cmazzetta@caffe.ch
27.10.2019


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