La storia di Ivo Gentilini, la "pazza idea" dopo il lavoro
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Va in pensione e...
rema fino al mare
ANDREA STERN


Per festeggiare il suo pensionamento Ivo Gentilini si è regalato... 812 chilometri sul fiume a colpi di pagaia. Un viaggio di tre settimane dal ghiacciaio del Rodano ad Avignone, in canoa, portandosi dietro i viveri e una tenda in cui passare le notti. Non è esattamente la meritata quiescenza cui normalmente si ambisce dopo una vita di lavoro. "Volevamo - dice l’ex docente della Spai di Mendrisio - concederci un’avventura particolare". Ivo Gentilini dice "volevamo", al plurale, poiché alla discesa del Rodano ha partecipato anche un altro baldo pensionato, il 71enne Andreas Schmid. E dice "particolare" perché non è da tutti sognare di raggiungere il mare con la sola forza delle proprie braccia.
"In effetti sul fiume non abbiamo incontrato nessuno fino quasi a Lione - racconta -, dove finalmente abbiamo incrociato la barchetta di un pescatore. Un incontro per certi versi emozionante". A dire il vero Ivo e Andreas un momento di ressa l’hanno vissuto. Non sul fiume bensì sul lago, il Lemano, poco prima di arrivare a Ginevra. "Era un sabato pomeriggio - spiega - e ci siamo trovati in mezzo a un regata di barche a vela. Ci hanno praticamente accompagnato fino in città, dove siamo sbarcati tra la curiosità dei passanti".
Curiosità. L’avrebbero provata anche eventuali escursionisti che all’alba del 13 settembre scorso si fossero trovati attorno al laghetto sotto il ghiacciaio del Rodano. Avrebbero strabuzzato gli occhi davanti a quei due stravaganti canoisti che immergevano le loro imbarcazioni in acqua. Ma di escursionisti non ce n’erano e così Ivo a Andreas hanno potuto iniziare la loro avventura senza che nessuno si preoccupasse inutilmente. "Ovviamente - dice Ivo caso mai qualcuno fosse tuttora preoccupato - in alcuni tratti del fiume abbiamo dovuto tirare fuori le canoe dall’acqua e proseguire via terra. Siamo intrepidi ma non incoscienti". Non si pensi neppure che scendere un fiume significhi semplicemente lasciarsi trascinare. "Nient’affatto - afferma Ivo -. Abbiamo dovuto sudare parecchio. Anche perché sul fiume ci sono diverse chiuse che rallentano la corrente".
L’amore di Ivo per la canoa era sbocciato più di trent’anni fa, grazie a un amico. Da allora si sono susseguite senza sosta innumerevoli discese della Moesa, il fiume che scorre sotto casa sua, ma anche della Verzasca, della Maggia o del Ticino. "Questa è stata la prima volta - spiega - che mi sono regalato un grande fiume nella sua interezza". O quasi nella sua interezza, visto che per motivi logistici i due canoisti ticinesi hanno dovuto interrompere la discesa ad Avignone, quando ormai mancava poco per arrivare al mare. "Eravamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia - racconta -. Un nostro amico si era offerto di riportarci a casa in macchina ma non aveva più tempo di aspettare. Così ci siamo fermati ad Avignone, promettendoci di concludere l’avventura durante la prossima primavera".
Il mancato raggiungimento del mare tuttavia non è una sconfitta, anzi. Già solo percorrere più di 800 chilometri a colpi di pagaia, mangiando e dormendo alla bell’e meglio, ha permesso ai due pensionati di regalarsi spensierate emozioni di stampo quasi adolescenziale. Un tuffo nella gioventù. "Per fortuna non ne abbiamo fatti nel fiume - osserva Ivo -, perché con tutti i bagagli non sarebbe stato piacevole. Anche se le cadute fanno parte del mestiere, se non ci si bagna non si migliora". Perché sì, si può sempre migliorare. E si può sempre continuare a sognare. Quindi ora largo ai nuovi progetti. Il prossimo fiume da conquistare, chi lo sa, potrebbe essere il Reno. O anche un altro. I corsi d’acqua sono tanti e aspettano solo di essere scoperti.
astern@caffe.ch
24.11.2019


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