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La vita di Peter Buser, discusso multimilionario solettese
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"Mi piace provocare
ma le donne le amo"
ANDREA STERN


All’età di 82 anni, improvvisamente, è finito sulla bocca di tutti. Peter Buser il mecenate. Peter Buser il poeta. Peter Buser il banchiere. Peter Buser l’eccentrico. Peter Buser il sessista. "Ma quest’ultima - dice lui al Caffè - è solo un’accusa gratuita, una montatura di una giornalista della Srf. Io amo le donne, ne ho avute migliaia e ho sempre dato loro il massimo rispetto possibile".
Il malinteso è nato da un’intervista rilasciata da Buser nel dicembre scorso, dopo essere diventato sponsor dell’Hc Davos. La Srf voleva scoprire chi fosse quel multimilionario che aveva deciso di accorrere in aiuto della società sportiva grigionese. E lui ha accolto l’intervistatrice in casa sua, suonando il pianoforte, con la giovane fidanzata di colore seduta ai suoi piedi. Per terra. "Io sono il padrone di casa - ha spiegato all’intervistatrice -, lei una volta era una schiava e oggi è una donna in posizione subordinata". Apriti cielo. Le accuse sono piovute a catinelle. Un consigliere nazionale socialista è arrivato fino a chiedere la fine della collaborazione tra Davos e Buser. Lui si è difeso. "Il tappeto è nuovo - ha spiegato - ed è molto comodo".
Provocazioni su provocazioni. La prima in assoluto risale al 2015, quando si era presentato al ballo dell’opera di Vienna attorniato da sei giovani donne, insieme al controverso attore tedesco Helmut Berger. Buser montò uno scandalo. Venne arrestato e poi rilasciato, un’ora dopo, con le scuse della polizia austriaca. "Provocare è il modo più efficace - dice - per attirare l’attenzione sui miei progetti culturali". Sì, proprio così, culturali. Perché Peter Buser non è un semplice multimilionario. È anche un uomo di lettere, un musicista, un organizzatore di spettacoli e concerti. Un uomo che parla e scrive in 14 lingue. Un filosofo con una grande passione per Nietzsche. "Ma mi piacerebbe - ammette - essere ricordato soprattutto come un poeta".
Nato in una famiglia operaia di Trimbach, nel canton Soletta, Peter Buser ha inizialmente lavorato come docente di scuola elementare. Parallelamente si è laureato "summa cum laude" in romanistica all’Università di Berna. Ma Peter Buser aveva anche un altro talento. Quello per gli investimenti. Già durante gli studi aveva messo da parte un discreto gruzzoletto contrattando con gli assegni Wir. Poi ha iniziato ad amministrare alcuni patrimoni e anche lì ha dimostrato il suo grande fiuto. A 30 anni aveva già guadagnato il suo primo milione. Piano piano il "povero bambino" di Trimbach è diventato un invidiato uomo di finanza. Tanto che nel 1993 è stato addirittura sequestrato, in Brasile, e ha dovuto pagare mezzo milione di dollari per tornare in libertà. Solo un piccolo incidente di percorso che non gli ha tolto la voglia di girare il mondo e fare affari. Ancora oggi è attivo quotidianamente in borsa, nonostante abbia già accumulato milioni su milioni. "60 milioni", precisa.
Celibe, senza figli, Buser vuole ora sfruttare il suo capitale per dare un contributo culturale alla società. La partecipazione nel Davos, ad esempio, gli serve per proporre un festival di musica classica nella cittadina grigionese. A Basilea, invece, si è distinto per un contributo da mezzo milione al locale museo storico. Nel 2018 ha creato il label "Conlyndra" sotto l’egida del quale organizza concerti e spettacoli teatrali. E sempre nel 2018 ha creato una fondazione che si occupa di realizzare progetti intorno alla figura di Nietzsche. Inutile dire che l’agenda di Buser è fitta più che mai. Sembra stia vivendo una seconda giovinezza. "Io mi sento in piena salute - afferma -. La mia vita è come quella raccontata dallo scrittore tedesco Martin Walser in Angstblüte. Io sono come un fiore che poco prima di morire sboccia nuovamente".
astern@caffe.ch
23.02.2020


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