Accuse al presidente del Cicr nel board del forum Davos
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I poteri minacciano
la neutrale Croce Rossa
FRANCO ZANTONELLI


Al presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), Peter Maurer, il World economic forum (Wef) di Davos deve fare l’effetto di una lisca in gola. Questo da quando gli è giunto il duro attacco di Le Monde, fattosi interprete delle accuse rivoltegli da un ex-delegato dell’organizzazione umanitaria, Thierry Germond. Esperienze in Africa e nei Balcani, dopo 35 anni di servizio Germond è andato in pensione ma non per questo si è dimenticato del Cicr. Che, sotto la presidenza di Peter Maurer - arrivato a quella carica nel 2012, con un passato da ambasciatore svizzero all’Onu - ritiene sia stato stravolto dagli obbiettivi originali, proprio per la sua presenza nel board, ovvero nel consiglio di fondazione, del World economic forum. Accanto a personaggi quali Jack Ma, il fondatore di Alibaba e Peter Brabeck, già presidente del Cda di Nestlè.
"Trovo questo fatto stupefacente, in quanto indebolisce i concetti di neutralità e di imparzialità che costituiscono le fondamenta stesse del Cicr". Questo è il contenuto di una prima e-mail che l’ex-delegato ha inviato, nel 2015, al presidente dell’organizzazione umanitaria. Nel 2017, sulla presenza di Maurer ai vertici del Wef, sono stati interpellati diversi delegati e 14 su 15 hanno ritenuto che "ciò non porterà alcun beneficio alle vittime dei confltti".
"Stiamo esplorando delle nuove strade e questo suscita dei dubbi. Ma se ci si fida di noi quando trattiamo con i talebani o con Donald Trump, lo si deve fare anche quando trattiamo con il settore privato"; il direttore generale del Cicr, Yves Daccord, difende con queste parole la posizione di Maurer. Secondo Daccord essere nel board del Wef vuol dire poter influenzarne l’agenda.
"Per me, al fine di garantire la totale neutralità del Cicr, Maurer non può essere membro di un board che sia politico, sociale, economico o culturale", dichiara al Caffè il consigliere nazionale socialista di Ginevra, Carlo Sommaruga, membro della Commissione di politica estera e figlio di Cornelio Sommaruga, che ha presieduto il Cicr dal 1987 al 1999. Quindi cosa dovrebbe fare? Sommaruga non ha dubbi. "Ritirarsi al più presto. Si tenga presente che il presidente del Cicr presiede un soggetto di diritto internazionale, per cui è da ritenersi alla pari di un capo di Stato e non capisco come sia potuto entrare nel board del Wef, diventandone un partner economico".
Anche l’ex consigliere agli Stati, Dick Marty, nel suo libro "Une certaine idée de la justice" si dice contrario alla relazione tra Peter Maurer e il World Economic Forum per "certi accordi conclusi con delle multinazionali". Ad esempio il rapporto stabilito con il colosso cementiero Lafarge-Holcim, accusato di aver finanziato l’Isis, in Siria, per salvare un proprio stabilimento. Scoppiato lo scandalo, il Cicr ha interrotto immediatamente i rapporti ma intanto il danno d’immagine era fatto.
Alcuni avversari di Peter Maurer lo accusano di essere un fautore delle politiche neo-liberiste e Thierry Germond arriva a definirlo un oligarca. "Questo termine - dice Carlo Sommaruga - mi sembra francamente eccessivo. Quello che so di sicuro è che non ascolta i consigli dei delegati. Esercita una gestione autoritaria che non si capisce dove porterà".
Nell’immediato lo porterà a incontrare a Davos, Shutdown permettendo, Donald Trump atteso come una "vedette" all’edizione 2019 del Wef, prevista dal 22 al 25 gennaio. Al presidente Usa - se arriverà - farà compagnia il neo insediato capo di Stato brasiliano, Jair Bolsonaro. Una coppia che rischia di trasformare l’appuntamento grigionese in una sorta di vertice della destra sovranista. E che sta facendo esplodere i prezzi delle stanze d’albergo. Ad esempio, al Derby Hotel, un tre stelle, la camera singola di 8 metri quadri viene a costare 5’000 franchi a notte.
13.01.2019


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