L'avventura di una coppia svizzera nell'astigiano
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"Da Zurigo alle Langhe
per fare la Robiola"
GIANFRANCO QUAGLIA


In principio erano "gli svizzeri". Quelli che venivano da Zurigo e volevano fare il formaggio, la famosa robiola di Roccaverano che in Piemonte rappresenta uno dei gioielli del settore caseario. Adesso, per tutti, sono André e Simone, quelli che hanno avuto coraggio. Una storia di passione, quasi ai limiti dell'incoscienza, come loro stessi ammettono. Ma i sogni a volte si realizzano.
André Pfister ha 50 anni, la moglie Simone Stutz poco meno. Nel '91, con i due figli di quattro e due anni (Ramon e Jérone) vivevano vicino a Zurigo. Avevano frequentato le scuole agricole e volevano intraprendere un'attività nel settore  biologico. Impresa difficile perché non era possibile trovare né un terreno né un podere e quelli visitati costavano troppo.
"Un giorno un amico ci dice che in una vallata del Piemonte, quasi ai confini con la Liguria, ci sarebbe stata la possibilità di un vecchio rudere, ormai abbandonato - racconta André - Andiamo a vedere e la zona ci piace subito. Queste cose le fai quando sei giovane e non capisci niente...".
In quel "niente", espresso oggi con un orgoglio e ironia da André, c'è tutto: il sogno, la voglia di buttarsi e realizzare qualcosa insieme con la giovane moglie. Il desiderio di cambiare vita. "E così - continua - siamo scappati. Sì, proprio scappati dalla Svizzera, questa è la parola esatta". André e Simone arrivano alla cascina Poggi, nei pressi di Mombaldone, un Comune di poche centinaia di abitanti immerso nei calanchi langaroli. "Un'oasi in un deserto di tufo ingentilito dalle ginestre, un piccolo gioiello di intatto Medioevo, l'unico paese della Langa astigiana ancora cinto dalle mura originarie e che non ha modificato la struttura abitativa dai tempi della sua fondazione", così recita la presentazione sul sito del Comune, a pochi chilometri da Roccaverano, patria riconosciuta dell'antico formaggio oggi Dop.
È proprio quel prodotto storico a colpire l'attenzione dei due giovani svizzeri. In realtà nel 1991, quando André e Simone approdano tra questi calanchi, il Roccaverano sta rischiando l'estinzione. Gli ultimi casari in proprio, piccoli allevatori di capre, si contano ormai sulle dita di una mano, con il rischio di non riuscire a passare il testimone, perché figli e nipoti sono già fuggiti in città. Esattamente l'opposto di quanto hanno in testa i due svizzeri, guardati dai vecchi del paese con un pizzico di sufficienza, ma anche con un misto di curiosità. I due invece fanno sul serio: comprano il podere, 40 ettari di boschi e pascoli, e una trentina di capre che cominciano a mungere. Dall'allevamento ricavano e vendono latte.
La Robiola di Roccaverano, là chiamata anche "formaggetta" per la sua forma tonda e grossa non più del palmo della mano, alta cinque centimetri e del diametro di venti, diventa una sfida e una ragione di vita: i coniugi Pfister decidono di salvare quel prodotto cominciando dal nulla. "Non avevamo dimestichezza con le capre, perché in Svizzera conoscevamo solo l'allevamento delle mucche. Tutta un'altra cosa. Ma non ci siamo scoraggiati e passo dopo passo siamo arrivati a produrre le prime robiole in un garage del paese, non c'erano nemmeno le finestre e neppure l'acqua. Ma abbiamo capito che eravamo sulla strada giusta e allora ci siamo buttati a capofitto nell'avventura. Non è stato facile perché non c'era quasi più nessuno che ti potesse dare una mano o dei suggerimenti. Sbagliando abbiamo imparato e alla fine il risultato è qui da vedere, e gustare".
Oggi le capre sono 180, la cascina Poggi, trasformata in un podere con tutte le autorizzazioni, è diventata uno dei punti di riferimento di chi va in cerca del formaggio caprino. L'azienda è iscritta alla Cia (Confederazione italiana agricoltori).
L'azione, l'impegno e la pervicacia dei coniugi svizzeri hanno prodotto l'effetto traino, così che una dozzina di altre piccole e medie aziende sono risorte, tanto che la Robiola è stata salvata e ha ora  un nuovo futuro. Nel 2008 André e Simone hanno raggiunto l'apoteosi, conquistando il podio. Una specie di Oscar dei formaggi. Siamo a Saint Vincent, "Grolla d'oro Formaggi d'autore, il miglior formaggio d'Italia": ad aggiudicarselo sono proprio loro, sbaragliando un lotto di 177 formaggi di ogni parte d'Italia.
Le robiole della famiglia svizzera oggi sono vendute in cascina, in tutto il Piemonte, ma anche all'estero: sul mercato statunitense e in Europa, soprattutto in Danimarca.
23.03.2014



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