Marcel Rémy scia, va in bici e si lancia con lo skate
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"A 91 anni suonati
mi arrampico ancora"
PATRIZIA GUENZI


Novantun anni e non sentirli. Anziché starsene in panciolle sul divano davanti alla tv, meglio armarsi di corda, imbracatura, scarponi, chiodi e salire da solo sulla roccia. Il protagonista di questa singolare storia è Marcel Rémy, di Lutry (Vd), arzillo pensionato delle Ferrovie, sguardo vispo, un fisico asciutto da ragazzino, muscoli scattanti e una gran voglia di raccontarsi. Una vera forza della natura. Sin da piccolo ha coltivato la passione per la montagna e ancora oggi scia, va in bici e sfreccia sullo skateboard. Malgrado un pacemaker, due anche artificiali e una dozzina di interventi chirurgici, non ha la benché minima intenzione di fermarsi. Anzi. Ancora tanti progetti gli frullano per la testa, soprattutto dopo l'uscita del libro che racconta la sua vita avventurosa, "Un pas de plus", scritta dal compagno di scalata Philippe Barraud (ed. Cabédita), autore degli scatti qui pubblicati. E davanti alla sorpresa di chi gli chiede come riesce a fare tutte queste cose nonostante l'età, dove trova tanta forza,  Rémy, appena rientrato da un allenamento su una parete da scalata, risponde candidamente: "Sì, mi arrampico ancora e perché non dovrei?".
Una vera passione quella di Marcel Rémy per la montagna, anzi le sue montagne, quelle che l'hanno visto crescere e, appena in grado di camminare, scappare da casa per arrampicarsi, contro il volere del padre,  per salire, salire, sempre più in alto. "Mio padre non mi dava il permesso ma io dentro di me mi dicevo: perché no?". E così è andato avanti. A chiedersi in continuazione perché non doveva farlo? Perché non scalare le cime più belle delle Alpi? O perché non abbinare la passione per il parapendio a quella dello sci? "Non c'è alcuna ragione per non farlo - ribadisce Rémy, che almeno un paio di volte la settimana salta pure sullo skateboard per un veloce giro tra le viuzze attorno alla sua villetta -. È così che mi sono rimesso dopo le due operazioni alle anche. Un bambino mi ha detto di provare. Ho esitato, poi d'un colpo ho capito che eravamo noi i pazzi, non certo questi ragazzini che si lanciano a folle velocità sulla tavola. E mi sono lanciato anche io".
Negli anni ha accumulato avventure su avventure, perciò  ha sempre qualcosa da raccontare. La sua vita privata, tutto sommato, è invece molto comune. Sposato da quasi settant'anni con Rachel, 86enne, da dieci ricoverata in una casa per anziani, due figli, Claude, 60 anni, e Yves, 57, pure loro appassionati di montagna. "Sono molto orgoglioso dei miei ragazzi, oggi sono due campioni di scalata, li hanno chiamati in una quindicina di Paesi per aprire nuove vie e creare stazioni di scalata - racconta Rémy -. Sono stati allevati in modo semplice, sempre a contatto con la natura. E così continuano a vivere. Proprio come me. Nato povero, mi sono sempre accontentato di quello che avevo. Poco più che ventenne mi sono sposato con una donna semplice, anche lei senza troppe pretese. Inizialmente abbiamo condiviso la passione per la bicicletta e percorso un po' tutta la Svizzera in lungo e in largo. Poi abbiamo anche fatto qualche scalata assieme. Sono riuscito a portare Rachel sino a 3600 metri!". Con l'arrivo dei figli e la famiglia da portare avanti, la moglie ha preferito occuparsi della casa e vivere più tranquilla. Ha lasciato che i maschi continuassero a coltivare la passione per le cime. "A un anno i miei figli già stavano sugli sci", dice Rémy.
Il suo amore per la montagna è incondizionato, malgrado una valanga gli abbia portato via la madre e la sorella 19enne. A testa bassa, allenamento dopo allenamento, Rémy ha ancora l'energia di un ragazzino che cade e si rialza immediatamente: "Un'energia che ho sin dalla nascita. Assieme alla grande dote di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, di accettare le cose per come vengono e, ripeto, forse anche di aver sempre preferito una vita molto semplice".
Pure a tavola, ovviamente. Niente fritti, né grassi. Un'alimentazione equilibrata e leggera. Rémy preferisce i legumi, che cura personalmente nel suo piccolo orto dietro casa. "Non posso dire di mangiare come tutti, anche perché da dieci anni vivo da solo e quindi ho un'alimentazione molto parca. Ma cerco comunque di mettere nel piatto cibi sani, meglio se arrivano direttamente dalla terra. E così ha sempre fatto anche mia moglie, una vera fanatica della cucina semplice".
E i risultati si vedono. Rémy non sa cosa siano ipertensione, colesterolo o diabete. Una salute di ferro, la sua. Ma anche con un pizzico di fortuna, visto che madre natura l'ha dotato di un fisico eccezionale. "Bè, sono di costituzione sana, certo. Ma mi sono sempre dato da fare, non sono mai stato un pigro, ho sempre fatto tantissimo sport. E ancora oggi ma, ovviamente, con un ritmo più tranquillo. Solo così il fisico resta flessibile, muscoloso e in forma. Altrimenti è finita. Quando ho rifatto le due anche avrei potuto dire basta, non mi muovo più, chi me lo fa fare. E invece no! Mi sono rialzato e rimesso in pista". Così scattante e con la forza di un giovane, Rémy fa progetti per il futuro: "Continuerò a scalare le mie amate montagne, ad allenarmi sullo skate, ad andare in bici e a sciare. Non vedo perché dovrei smettere". Già, perché mai. In fondo ha solo 91 anni!

pguenzi@caffe.ch
@PatriziaGuenzi
27.04.2014


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