Il fenomeno e-bike fa esplodere gli incidenti degli over 65
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Pirati anziani...
sulle bici elettriche
MASSIMO SCHIRA


La vera e propria moda della bici elettrica, o e-bike, sembra aver sguinzagliato sulle strade un piccolo esercito di anziani fin troppo "sprint". Molte delle circa 400mila biciclette  provviste di "aiuto alla pedalata", infatti, sono in mano a ciclisti ultracinquantenni. Che, come confermano le statistiche degli incidenti stradali, sono poi anche i principali protagonisti di cadute. Spesso gravi e particolarmente frequenti tra gli over 65. In generale, nel 2016 i morti per incidente con e-bike sono calati dai 14 dell’anno precedente a 6, ma i feriti gravi sono cresciuti a dismisura, addirittura del 23%, raggiungendo quota 201. Di questi, due terzi sono ultra cinquantenni, spesso pensionati con più di 65 anni, mentre circa un quarto dei morti e feriti gravi in sella a una e-bike guidava un modello cosiddetto rapido, ossia con velocità massima di 45 km/h.
Agli occhi degli esperti di traffico e sicurezza, si profilano insomma una serie di nuovi problemi da affrontare. "Il problema è la difficoltà di far passare il messaggio che la e-bike non è una bicicletta in senso stretto. O, meglio, non è solo una bicicletta - spiega Bruno Bernasconi, capodelegato per la Svizzera meridionale dell’Ufficio per la prevenzione degli infortuni (Upi) -. È un aspetto che va maggiormente sottolineato. Quando il cliente decide di acquistare una e-bike, dovrebbe innanzitutto provarla facendosi aiutare dal venditore. Fare un test per capire cosa sta comprando. E, invece, lo fa a scatola chiusa, con la conseguenza che le cadute sono numerosissime".
Gestire in sicurezza questo genere di biciclette richiede una dimestichezza diversa da quella della "semplice" bici. Perché la pedalata assistita porta facilmente a raggiungere velocità molto superiori a quelle usuali. Fatto che ha diverse conseguenze nel modo di affrontare i percorsi stradali o, ad esempio, di gestire una frenata. "Molte persone alle prime armi, scelgono modelli troppo potenti - aggiunge Bernasconi -. E spesso non ne avrebbero la necessità. Perché la pedalata assistita fino a 45 km/h (con oltre 500 Watt di potenza) porta a prestazioni molto elevate. E, di conseguenza, molto pericolose perché si tratta anche di biciclette che pesano fino a 25 chilogrammi". Non a caso, la stessa l’Upi si sta concentrando nelle sue campagne proprio su questi aspetti. Da un lato la sensibilizzazione alla bicicletta elettrica, dall’altro un lavoro più capillare con gli anziani attraverso Pro Senectute e associazioni della terza età a livello nazionale.
L’autentico boom della bici elettrica - quasi 76mila quelle vendute in Svizzera nel solo 2016 - non sembra infatti destinato a rallentare. Anche perché si moltiplicano le promozioni per incentivarne l’acquisto. Dai Comuni che assegnano bonus economici ai cittadini che intendono acquistare una e-bike, fino alle convenzioni che portano alcune assicurazioni malattia ad offrire sconti importanti in collaborazione con produttori di bici elettriche per promuovere il movimento anche quando l’età avanza. "Dobbiamo assolutamente far passare il messaggio sui rischi connessi a queste biciclette - conclude Bruno Bernasconi -. E insistere anche nel migliorarne la riconoscibilità sulle strade. Oggi è impossibile distinguere una e-bike da un modello normale al primo colpo d’occhio, magari ad un incrocio. Ma la velocità cambia sostanzialmente. E quindi deve cambiare anche l’attitudine degli altri utenti della strada. Si potrebbe iniziare col dotare le e-bike di luci più evidenti".

mschira@caffe.ch
09.04.2017


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