L'integrazione tra terapie naturali e medicina ufficiale
"L'omeopatia aiuta
le cure tradizionali"
PATRIZIA GUENZI


Se nella cura di molte patologie si integrasse la medicina omeopatica si potrebbero migliorare la prognosi e la qualità di vita dei pazienti. Soprattutto anziani. Con un risparmio non indifferente sui costi sanitari". Il dottor Dario Spinedi, 67 anni, medico omeopata, dal 1997 direttore del reparto di terapie naturali-olistiche della clinica Santa Croce di Orselina, con pazienza ripete la sua ricetta. Che si riassume, in estrema sintesi, in uno scambio proficuo tra la medicina tradizionale e le cure omeopatiche. Anche nel caso di patologie molto gravi, come quelle tumorali. "Un metodo non esclude l’altro - sottolinea Spinedi -. Ma siccome un tumore non è mai da prendere sottogamba, bisogna affidarsi sempre e soltanto a professionisti seri".
Una filosofia, quella di Spinedi, che ad Orselina ha fatto accorrere negli anni migliaia di malati, soprattutto oncologici, provenienti da ogni angolo del mondo, richiamati dall’enorme eco delle terapie personalizzate di questo medico minuto, dai modi semplici e dalla voce gentile. Che parla di energia, riferendosi alle sostanze con cui cura. Che al primo incontro con un paziente si prende mezza giornata di tempo per un’anamnesi accurata dei sintomi e della personalità. Che dopo vent’anni di lavoro silenzioso, suo e della sua équipe, sottolinea il valore di questa terapia, "i cui principi fondamentali - spiega - sono immutati da due secoli perché ancorati nelle leggi della natura secondo cui il simile cura il simile".
Un cambiamento di approccio alla malattia, al paziente, alla diagnosi e alla cura, dunque. Che, secondo Spinedi, sarebbe auspicabile anche negli ospedali, dando spazio ad altre terapie."E si potrebbe pure risparmiare - sottolinea il medico -. Ma, soprattutto, migliorare l’esistenza di quei pazienti costretti ad assumere tantissimi farmaci. Affidarsi agli insegnamenti di Samuel Hahnemenn, il fondatore dell’omeopatia, sarebbe un’alternativa anche per il fine vita, per ridurre le sofferenze, per rendere meno faticoso l’ultimo periodo di esistenza di chi è costretto a rimanere in un letto di ospedale".
Tornando ai pazienti oncologici, Spinedi precisa: "Per alcuni tipi di tumore la chemioterapia è un ottimo rimedio e può dare buonissimi risultati. Quello che noi facciamo è abbinare le due pratiche, offrendo anche una cura omeopatica personalizzata". Infatti, il motto di Spinedi è integrare, non contrapporre. La sua è una visione olistica della persona e la cura si verifica attraverso tre vie d’accesso: corpo, mente e spirito. Un maggior impiego di farmaci omeopatici eviterebbe molti effetti collaterali, stimolando al contempo il sistema immunitario che è di vitale importanza in un percorso di guarigione. "Purtroppo molti pazienti ci consultano quando la malattia è in uno stadio già molto avanzato e quando la medicina allopatica, quella classica, non ha più niente da offrire - dice Spinedi -. Meglio sarebbe invece chiedere il nostro supporto quando ancora è possibile instaurare un piano di cura individuale in collaborazione con l’oncologo".
La speranza di Spinedi è che reparti come quello della Santa Croce vengano presto riconosciuti ufficialmente all’interno degli ospedali, con il sostegno delle casse malati che per ora pagano solo le cure ambulatoriali. Ma questo sembra essere un discorso ancora parecchio prematuro. Mentre all’estero, in alcune cliniche universitarie, in Germania, Austria e Francia ad esempio, i reparti di omeopatia già collaborano con oncologi, pediatri, geriatri e psichiatri.
26.11.2017


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