Il racconto di Viviana che ha subito violenze e soprusi
"Per anni picchiata
dal mio ex partner"
PATRIZIA GUENZI


Se quando arrivo a casa ti trovo lì ti ammazzo". Queste parole Viviana non le dimenticherà più. Gliele aveva rivolte il suo partner, il padre di suo figlio, con cui ha convissuto per quattro anni. Quattro anni di botte insulti e prevaricazioni. "Ricordo di avere immediatamente chiamato la polizia per farmi aiutare e sapete che mi rispose? Cosa veniamo a fare? Tanto fin che siamo lì noi non succederebbe nulla". Oltre alle violenze Viviana si è sempre trovata davanti un muro. "Sola, senza nessuno che capisse il reale dramma che stavo vivendo", dice al Caffè la donna, oggi sessantenne.  
Tanti gli episodi in cui Viviana senza reagire ha subìto botte e minacce. "Qualche volta scappavo di casa, mi rifugiavo col bambino da mia sorella. Ma poi lui arrivava con la scusa di trovare suo figlio e mi implorava di tornare. Piangeva, diceva che non l’avrebbe più fatto. Mi supplicava". E Viviana cedeva. E ricominciava a girare la perversa ruota della violenza familiare. "Proprio come vedi al cinema o in alcuni documentari - osserva -. Capita davvero così. Il carnefice implora la vittima, per poi scordarsi le promesse e ricominciare daccapo appena lei torna a casa". Una volta Viviana finì pure al pronto soccorso. "Fu lui a chiamare l’ambulanza, non so cosa gli raccontò, ma nessuno mosse un dito", ricorda.
Un giorno finalmente Viviana trova la forza di andarsene. E non più tornare. Qualche anno fa, per sostenere le vittime di violenza in famiglia, invitarle ad uscire dall’omertà, aveva pensato di creare un gruppo d’aiuto. Purtroppo l’idea non si è mai concretizzata. "A parole sono in tanti a sostenere iniziative di questo tipo, ma quando è il momento di concretizzare qualcosa, di darsi da fare per garantire un aiuto alle vittime non trovi più nessuno", dice sconsolata. Eppure, spezzare il silenzio, liberarsi dalla vergogna, parlare di violenza domestica è fondamentale per riuscire a cambiare le cose. "È un mondo sommerso, di cui si parla ancora troppo poco. Occorrono più sostegni esterni". E conclude: "Chiamare la polizia, che se viene spesso è troppo tardi, non può essere la soluzione. Bisogna intervenire prima".
pguenzi@caffe.ch
26.11.2017


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