Ma le pratiche di Flixbus sollevano più di un interrogativo
I pullman "low cost"
sfidano il caro treno
ANDREA STERN


Ventiquattro franchi per andare da Lugano a Monaco di Baviera sono un prezzo contro il quale nessuno, né il treno né l’auto privata, sono in grado di confrontarsi. È un "viaggiare quasi gratis" quello che offre la compagnia di torpedoni tedesca Flixbus. Fondata nel 2011, l’anno scorso ha trasportato 1,2 milioni di passeggeri in Svizzera e ben 40 milioni a livello europeo. Ora, dal prossimo 25 marzo, nel mercato dei bus di linea sbarca anche la Domo Reisen, che a differenza del concorrente tedesco potrà offrire anche tratte interne al paese. È l’inizio della fine per i treni?
"Se le concessioni vengono date in modo mirato e non generalizzato - osserva Massimo Filippini, professore di economia politica all’Università della Svizzera italiana e al Politecnico di Zurigo -, il sistema di bus a lunga distanza  può diventare complementare a quello ferroviario. Si pensi in particolare alle tratte dove non esistono collegamenti ferroviari diretti o alle fasce orarie durante le quali l'offerta delle Ffs è scarsa. Se invece si dovesse andare verso un modello che prevede la concorrenza diretta tra i due mezzi di trasporto, allora a medio termine sorgerebbero senza dubbio dei problemi economici ed ambientali".
Filippini evidenzia tuttavia che i bus sono economici ma a dipendenza della tratta possono comportare  svantaggi rispetto ai treni. Dalle fermate spesso ubicate in zone poco centrali ai tempi di percorrenza. A titolo di esempio, per andare in bus da Lugano a Lucerna occorreranno 3 ore e 25 minuti, mentre con il treno di ore ne bastano 2. "Nelle scelte di un mezzo di trasporto oltre al prezzo del biglietto anche la durata è molto importante". Come si dice, il tempo è denaro.
Resta il fatto che i prezzi della Flixbus sono davvero stracciati. Secondo il Sindacato del personale dei trasporti (Sev) "grazie a condizioni di lavoro degli autisti ben al di sotto della media". La vicepresidente del Sev, Barbara Spalinger, spiega che è impossibile sapere esattamente quando guadagnano i conducenti, perché nessuno di loro è impiegato direttamente dalla casa madre. "Flixbus ha comprato un solo bus, che non gira mai, in modo da potersi definire società di trasporti - afferma Spalinger -. In realtà è una piattaforma informatica per la quale lavora solo una ventina di persone. Le linee sono tutte appaltate a piccole società locali. Nessuno sa che accordi hanno con Flixbus e nessuno sa quanto pagano i loro autisti".
Il Sev ne ha interpellati alcuni che transitavano in Svizzera ed essi hanno sostenuto di guadagnare "tra 1’500 e 1’700 euro al mese". Salari irrisori, ma dato che si tratta di una società estera il sindacato non può farci nulla. "Diverso è il discorso con la Domo Reisen, che avendo ottenuto una concessione dall’Ufficio federale dei trasporti deve sottostare alle regole in uso nel nostro paese - spiega Spalinger -. Il direttore dell’azienda, Patrick Angehrn, sostiene che i suoi conducenti percepiscono 4mila franchi al mese. Sono paghe inferiori alla media del settore e noi come sindacato intendiamo effettuare le nostre verifiche".
Già in passato l’Ufficio federale dei trasporti, ricorda Spalinger, aveva definito "usuali" i salari di 3’500 franchi ai macchinisti italiani della svizzera Crossrail. Ma il sindacato aveva ricorso contro quelle remunerazioni, con successo. "Il fatto che Domo Reisen abbia ottenuto la concessione non è quindi garanzia di salari giusti - conclude Spalinger -. Noi vigileremo".

a.s.
08.04.2018


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