Unia e Ocst su un comparto con molti dipendenti part-time
"Abbiamo un contratto
ma si lavora poche ore"
CLEMENTE MAZZETTA


Per quanto riguarda la paga, i minimi salariali, non mi lamento: abbiamo un contratto collettivo. Ma il problema, per molte mie colleghe, è che lavorano al 50%. O anche meno. Alcune un paio di ore al giorno, soltanto. Non sono molti gli esercizi che ti tengono per tutto l’anno". Bastano poche parole per Rossella, 30 anni, cameriera, per spiegare la precarietà di chi lavora nel settore alberghiero e della ristorazione. Un settore in gran parte stagionale che, stando ai dati dell’ufficio federale della statistica, vive con maggiore intensità la cosiddetta "deprivazione materiale". Classificazione tecnica che si traduce in una parola molto più comprensibile: povertà. Ovvero nella mancanza del necessario, nonostante un lavoro, per arrivare alla fine del mese.
Donna, giovane, cameriera, o addetta ai piani negli alberghi, ma anche uomo, con bassa scolarità, in prevalenza straniero, inserviente nelle cucine: ecco l’identikit di chi, senza essere povero, vive la "deprivazione materiale. Ovvero non ha i soldi per far fronte ad una spesa imprevista di 2500 franchi.  O non è in grado di affrontare spese per la loro salute. Nel 2016, il 3,4% della popolazione in Svizzera si è privato delle cure dentistiche necessarie per ragioni finanziarie. Ebbene, nel 2016, in base a questa definizione, il 3,6% dei lavoratori residenti in Svizzera, si trovano in questa situazione (134 mila). Percentuale che sale in Ticino al 4,3% (6 mila persone). La categoria più colpita, appunto quella del personale degli alberghi e dei ristoranti (9,1%). A seguire gli addetti del comparto socio-sanitario.  
"Nel settore alberghiero e della ristorazione, che ha comunque un contratto collettivo, vive questa situazione di precarietà soprattutto chi non ha un lavoro a tempo pieno - spiega Giorgio Fonio, sindacalista dell’Ocst -. Penso alle donne che lavorano solo per alcune ore, negli alberghi, nei ristoranti. Sono questi livelli minimi di lavoro, questi part-time che li portano nella condizione di working poor, di lavoratore poveri". In Ticino, nel 2016, su circa 8 mila persone in assistenza (5.200 famiglie) ben 1.200 erano appunto working poor. In prevalenza lavoratori a tempo parziale, ma anche - oltre un centinaio - a tempo pieno.
"Siamo in un sistema che crea precarietà, Lo denunciamo da anni: il mercato del lavoro ticinese subisce di continuo grandi pressioni - osserva Enrico Borelli, segretario di Unia .- In questo contesto il settore alberghiero e della ristorazione, pur avendo un contratto collettivo, vive una situazione più complessa. Perché è prima di tutto caratterizzato da una fortissima rotazione, poi ha molti tempi parziali e ha anche molto lavoro nero. Molti abusi. Inoltre, come sappiamo, è soggetto al la stagionalità. Non tutti sono occupati per tutto l’anno. Molti lavorano solo per alcuni mesi. Aggiungo che i contratti del settore, soprattutto per chi è a tempo parziale, sono anche molto deboli". Insomma un insieme di fattori che "fragilizzano" i lavoratori degli alberghi e della ristorazione: quest’ultimo soggetto anche a continue aperture e chiusure di esercizi, bar, ristoranti anche da esercenti improvvisati, che non fanno altro che aumentare la precarietà.

c.m.
06.05.2018


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