Stagionalità e contratti a tempo sono ancora sotto accusa
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In alberghi e ristoranti
record di 'working poor'
ANDREA STERN


Non riuscire a far fronte a una spesa imprevista di 2’500 franchi. Non essere in grado di finanziare una settimana di vacanza fuori casa all’anno. Non potersi permettere un pasto a base di carne o pesce (o l’equivalente vegetariano) ogni due giorni. Non avere un’automobile, non per scelta bensì per motivi finanziari. Non avere la capacità di scaldare a dovere il proprio domicilio. Non essere in possesso di un televisore a colori.
Sono alcuni dei nove criteri definiti a livello europeo per stabilire il cosiddetto "tasso di deprivazione materiale". Ovvero la percentuale di persone che, nonostante siano attive professionalmente, devono barcamenarsi tra le spese con un salario che non consente di condurre una vita dignitosa. In Svizzera, in base ai risultati dell’inchiesta sulla povertà dell’Ufficio federale di statistica, il 3,6% degli occupati si trova in questa situazione. In Ticino il 4,3%.
Ma a spiccare è soprattutto il dato di un singolo settore economico. Nella ristorazione e nell’albergheria, a livello nazionale, il tasso di deprivazione materiale si eleva al 9,1%. Di gran lunga il più elevato. Solo il settore della salute e dell’azione sociale, con un tasso del 4,6%, vi si avvicina lontanamente. E questo nonostante nel settore della ristorazione e dell’albergheria sia in vigore un Contratto collettivo nazionale di lavoro. Perché allora così tanti impiegati si trovano in difficoltà?
"È la struttura del settore che ci porta ad avere questa situazione - spiega Massimo Suter, presidente di Gastroticino -. Noi a livello di salari minimi siamo messi abbastanza bene, pur essendo nella sfera bassa. Ma molte persone sono impiegate solo stagionalmente, a ore o in modo saltuario. Questi fattori fanno sì che in parecchi casi sia difficile arrivare a un reddito adeguato".
Dunque, alla base delle difficoltà vi sono precarietà e stagionalità. Quest’ultimo fenomeno è dimostrato dalle statistiche degli Uffici regionali di collocamento. Nello scorso mese di febbraio il tasso di disoccupazione tra gli addetti alla ristorazione e all’albergheria in Ticino era addirittura del 16,7%. A marzo è sceso al 10,1%. Ancora il più elevato in assoluto tra i settori economici, ma l’influsso dell’apertura della stagione turistica è evidente. "Però non tutti gli impiegati chiedono la disoccupazione durante il periodo di chiusura delle strutture - sottolinea Lorenzo Pianezzi, presidente di Hotelleriesuisse Ticino -. Al contrario, sono in aumento coloro che durante l’inverno si spostano a lavorare nelle stazioni sciistiche".
Anche secondo Pianezzi resta comunque soprattutto la stagionalità a spiegare il poco invidabile primato di povertà dei lavoratori di ristorazione e albergheria. Chiaramente durante i mesi di disoccupazione si percepisce di meno. "Ma le remunerazioni nel settore non sono affatto da fame - afferma -. Il Contratto collettivo nazionale di lavoro prevede un salario minimo, per chi non ha né diploma né esperienza professionale, di 3417 franchi. Un giovane cameriere diplomato parte da 4185 franchi. La paga oraria minima è di 19,60 franchi. Sono stipendi decorosi, non inferiori a quelli che vengono offerti in altri settori. E i controlli sul rispetto delle norme sono rigorosi, è difficile che un datore di lavoro possa fare il furbo".
Suter riconosce però che la vita in Svizzera è parecchio cara rispetto agli altri Paesi e che sia quindi più facile ritrovarsi in condizioni di povertà relativa. Il tasso di deprivazione materiale considera "lavoratore povero" chiunque non sia in grado di far fronte ad almeno tre delle nove voci di spesa. Con 3400 franchi e rotti al mese, e magari una famiglia da mantenere, non è difficile ritrovarsi in questa situazione.

a.s.
06.05.2018


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