Fra la gente di Losone alla vigilia del voto sull'accoglienza
"Si riapra la caserma
i profughi sono innocui"
PATRIZIA GUENZI


L’esperienza dovrebbe servire a qualche cosa. Abbiamo convissuto tre anni coi migranti qui a Losone e non ci sono mai stati problemi. Perché non continuare a dare fiducia alle istituzioni?". Sono le parole del parroco di Losone, don Jean-Luc Farine, che con piglio pragmatico invita tutti ad utilizzare la ragionevolezza e a infilare un sì nelle urne il prossimo 10 giugno: "La caserma può riaprire senza alcun problema".
Tuttavia, tra la gente di Losone nell’attesa della votazione c’è anche chi la pensa un po’ diversamente. La riapertura del centro d’accoglienza provvisorio, dalla primavera prossima per un triennio, provoca infatti i mugugni di una parte della popolazione. Mezze parole, frasi buttate là, ovviamente assicurandosi che il cronista non scriva nome e cognome. "Ci avevano detto che non avrebbe più riaperto - dicono -. Ci sentiamo presi in giro". Promesse non mantenute, quindi, e perciò riaffiorano le vecchie questioni, le stesse di quattro anni fa: la sicurezza e la salute pubblica. Uno dei pochi a parlar chiaro è il consigliere comunale Orlando Guidetti: "Negli anni in cui sono stati ospiti, ci sono stati molti retroscena che non sono mai stati raccontati - afferma -. Al di là delle belle parole del sindaco, numerosi gli interventi di polizia, per disordini ma anche per casi più gravi. E poi non dimentichiamo i furti". Scuote il capo il parroco. "Ah già, le birre che i migranti avrebbero rubato in un supermercato della zona - replica -. Non capisco come mai ora si ergano tutti a difensori di questo negozio, che è in grado di difendersi benissimo da solo. E poi, un po’ di cuore, un po’ di carità. Non dimentichiamo che la loro presenza ci ha arricchiti e non è successo nulla di tutto quello che in molti paventavano".
Ragioni di solidarietà e aiuto umanitario che sottoscrive anche Daniele Varini, veterinario a Losone. Ricorda bene quando vedeva tutti i giorni passare piccoli gruppi di profughi davanti al suo studio e ricorda pure quando alcune persone, infastidite dalla loro presenza, avevano addirittura chiesto di togliere le panchine pubbliche dove sedevano. "Lavoro e vivo a Losone, non hanno mai dato alcun disturbo - dice -. Inoltre non dimentichiamo che ci sono dei vantaggi economici e di manodopera, motivata e tutto sommato a buon mercato, per molti lavori di pubblica utilità". Vantaggi economici anche per il Comune, proprietario della caserma, che incasserà 600mila franchi di affitto annuo dalla Confederazione. Eppure, anche su questo c’è da ridire. "Ricevendo questi soldi - spiega Guidetti -, rischiamo di non avere più il contributo di perequazione. In questo caso, il Comune ci perderebbe e sarebbero ancora una volta i cittadini a metter mano al portafoglio per sopperire alle mancate entrate. Inoltre, se come dicono i favorevoli, si tratta di un gesto umanitario, allora facciamolo gratuitamente, non prendiamoli quei 600mila franchi l’anno".
Se dalle urne il prossimo 10 giugno uscirà un sì, il centro dovrebbe dunque aprire nell’aprile 2019 per almeno tre anni; in tutto, una capacità di accoglienza di 220/300 posti. La Caserma, comunque, sarà una soluzione in attesa che il nuovo centro di Novazzano-Balerna - uno dei sei centri federali d’asilo - sarà pronto. "Non dimentichiamo che sono uomini, donne e bambini in cerca di una vita migliore", riprende il parroco. Ma c’è chi, invece, teme un altro tipo di profughi, più problematici.  "Quelli che arriveranno non sono quelli di tre anni fa - osserva Guidetti -. Vengono dalla Tunisia soprattutto, e la maggior parte di loro sono migranti economici". In realtà ancora non si sa con certezza quali profughi saranno accolti nella Caserma di Losone. "Un fatto è sicuro - conclude don Jean-Luc -, abbiamo provato per tre anni ed è andato tutto bene. Quindi, perché non rifare l’esperienza?". p.g.
03.06.2018


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