Ecco quali sono le principali difficoltà che incontra Lugano
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Locomativa rallentata
con 4 motori ingolfati
ANDREA BERTAGNI


Sono i motori di Lugano, città locomotiva del Ticino, ma stentano a ingranare. Con il piano della viabilità del Polo luganese (Pvp) sarebbe dovuta migliorare la circolazione in entrata e in uscita dalla città, nonché la mobilità del centro: invece le automobili più che scorrere sembrano inciampare. Arranca pure lo scalo di Agno sprofondato nelle sabbie mobili dei ricorsi che ne impediscono il definitivo decollo con le compagnie che rimangono a terra. La partita del polo sportivo deve ancora iniziare, ma sul nuovo stadio si sono già addensate nubi di polemiche: a non tutti convince l’investimento in collaborazione con i privati, criticati ancora prima di essere convocati. Non se la passano meglio i commercianti cittadini alle prese con una crisi più grande di loro, che affama i negozi e svuota le vetrine. Urge al più presto una medicina: i clienti devono tornare. Il problema è come.

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Il piano viario
Un cantiere sempre aperto senza una vera via d’uscita

Non costruiamo nuove strade, ma nuovi percorsi". Leggere oggi uno degli slogan con il quale è stato presentato il Piano della viabilità del Polo luganese (Pvp) potrebbe far sorridere. Perché sono proprio i nuovi percorsi a far storcere il naso a più di un automobilista che deve spostarsi o entrare e uscire dalla Città. Passato l’iniziale e comprensibile smarrimento, è rimasta la delusione. A volte la rabbia. Soprattutto sui social e nelle lettere ai giornali. "In effetti il nuovo assetto viario cittadino ha rallentato la circolazione stradale più che trovare soluzioni". Renato Gazzola, portavoce del Touring Club Svizzero (Tcs), sa di cosa parla. "Da Tesserete, dove abito, faccio prima ad arrivare a Sant’Antonino che in centro", esclama. La colpa è "dei troppi giri viziosi che l’automobilista è costretto a fare che non servono a nessuno". Gli esempi, afferma Renato Gazzola, non mancano. D’altronde Lugano, dal punto di vista morfologico, si trova in una specie di imbuto, che parte dal lago e arriva fino a Canobbio. "Benefici potrebbero arrivare con il tram-treno, anche se all’interno della città la circolazione stradale con ogni probabilità rimarra quella che è". Registrati gli umori e le reazioni non troppo british degli utenti, il Municipio si è subito attivitato con la volontà di monitorare con attenzione l'evolvere della situazione e per essere in grado di adottare tempestivamente correttivi. Correttivi a cui però Renato Gazzola non crede molto "L’impressione è che stiano brancolando nel buio, anche perché le buone soluzioni sono rimaste solo sulla carta".


Il polo sportivo
Al fischio d’inizio con il tifo che però si è già spezzato

Non c’erano nubi sul polo sportivo, che in realtà è anche amministrativo, finché il capo dicastero finanze Michele Foletti ha sganciato la bomba: "Un progetto nato storto che finirà anche peggio", ha tuonato il leghista qualche settimana fa. Pomo della discordia è il finanziamento dell’opera, che oscillerebbe tra i 100 e i 150 milioni di franchi, di cui una ventina a carico della Città. "Mi spiace che Foletti abbia espresso questa posizione - è la replica del presidente dell’Fc Lugano, Angelo Renzetti - ma il progetto sta in piedi in tutti i sensi". Anche perché, continua il patron del Lugano calcio, "io stesso ho verificato: i presupposti ci sono". A non andare giù ad Angelo Renzetti è più che altro la tempistica scelta dal municipale per esternare la sua idea. "Al di là delle modalità che non fanno sicuramente del bene - spiega - come fa Foletti a dire che tutto andrà a rotoli, se non è ancora stato fatto il concorso per gli investitori? Io, per esempio, sono uno fra quelli". Ciò nonostante, il presidente del Lugano, non si scoraggia. "Se ci sarà da lottare, lotteremo, perché il progetto è una chicca". Un progetto di cui "la città oggi ha davvero bisogno, avendo molte strutture sportive sparse sul territorio a macchia di leopardo". Ma non è tutto. "Il polo sportivo è da realizzare anche per rispettare gli impegni nei confronti delle molte società sportive come la nostra, che, senza il nuovo stadio, non ha un campo di gioco all’altezza della Super League". Interessate sarebbero anche alcune federazioni sportive svizzere. Senza contare i nuovi edifici amministrativi, "veri fiori all’occhiello della Lugano di domani".


L’aeroporto
Uno scalo che non decolla rallentato da fallimenti e ricorsi

A Lugano-Airport potrebbe essere ambientato un film thriller per tutti i colpi di scena che lo stanno attraversando. L’ultimo in ordine di tempo è l’inatteso fallimento della compagnia bernese Skywork, che avrebbe dovuto riprendere il volo verso Ginevra a partire dalla fine di ottobre. Collegamento che fino al dicembre scorso era garantito dalla Darwin Airline, a sua volta fallita. Ma i guai per lo scalo di Agno non arrivano solo dalle compagnie aeree. Di recente c’è stato anche il congelamento da parte del Tribunale federale degli hangar voluti da Municipio e Consiglio comunale per non "pregiudicare lo sviluppo dello scalo e mantenere l’esercizio aeroportuale". Malgrado lo stop, il nuovo direttore dello scalo Maurizio Merlo si dice fiducioso. "Troveremo un accordo con il ricorrente". Ovvero, Dario Kessel, a sua volta bloccato dalla Città per un progetto di albergo da sei piani che l’imprenditore vorrebbe costruire nell’area dell’ex albergo La Perla. Tra ricorsi e controricorsi, le incognite. Senza dimenticare gli avvicendamenti alla testa del Consiglio di amministrazione, da Emilio Bianchi a Marco Borradori e le partenze "rumorose" dallo stesso Cda di Giordano Zeli, Luca Bolzani e Daniele Casalini, mai del tutto chiarite. Una storia infinita che negli anni, dal ‘99, è costata in termini di investimenti alla Città, se è vero come è vero che sono stati sborsati circa 33 milioni di franchi. Tanti? Pochi? Di sicuro tutti con la consapevolezza "che lo scalo è essenziale per la politica di sviluppo economico regionale del Cantone e del Luganese", secondo l’attuale Municipio.


Il commercio
L’emorragia di clienti e negozi ha bisogno di nuovi antidoti

La crisi va guardata in faccia. Devono aver pensato a questo il Municipio e le tre principali organizzazioni di commercianti luganesi - associazione via Nassa, società commercianti e club del centro - decidendo di avviare una serie di incontri per uscire dal pantano. L’ultimo si è tenuto lo scorso 22 agosto. Tra le prime decisioni, la creazione di una task force per rilanciare l’immagine della città, passando attraverso una società di marketing. "Il piano viario - spiega Mario Tamburini, segretario dell’associazione via Nassa - è una delle componenti all’origine della crisi dei commerci, ma non la componente principale: si è solo inserito in una situazione già precaria". Una situazione andatasi complicando, ragiona il segretario dell’associazione, "per una serie di fattori che non possono essere risolti direttamente da noi, come il franco forte, la voluntary disclosure e l’e-commerce". Il disastro è lì da toccare con mano. Negozi che chiudono, strade e vie deserte, vetrine vuote. Una brusca discesa che si cerca di arrestare. Non con i trasporti gratuiti. Forse con i posteggi gratis. Almeno nella prima ora. "È una delle proposte sul tavolo - conferma Mario Tamburini - vedremo". Di sicuro anche i commercianti devono metterci del loro. "Nel sistema di vendita, nel modo di porsi, in certi casi anche nel servizio e nel prodotto che offrono". Ricette preconfenzionate non ce ne sono. È tutta la Città, mormora qualche commerciante, che deve diventare più attrattiva. A cominciare dagli eventi che si vorrebbero di maggiore portata e con un’attenzione maggiore alle varie sensibilità.
02.09.2018


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