Una ventina di indagini finanziarie con gravi violazioni
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Banche più vigilate
ma poco sanzionate
FEDERICO FRANCHINI


Tante inchieste e poche sanzioni. È questo in sintesi quanto appare dalle conclusioni delle ultime "inchieste" condotte dalla Finma nei confronti delle varie banche svizzere implicate in casi internazionali di corruzione. L’ultimo esempio riguarda Credit Suisse. Due le procedure da poco concluse dall’autorità di vigilanza: una sulla relazione con un ex primo ministro georgiano, "persona politicamente esposta" (Pep) ma giudicata tale troppo tardi; l’altra concerne il ruolo della banca nelle vicende legate alla Fifa e alle società petrolifere statali brasiliana e venezuelana.
Nel suo comunicato, la Finma parla di "lacune nel dispositivo di lotta contro il riciclaggio di denaro" e "nel sistema di controllo e nella gestione del rischio". Da parte sua Credit Suisse riconosce queste conclusioni e sottolinea che non è stata richiesta "nessuna multa, restituzione dei benefici o limitazione delle attività commerciali".
Ma non si può parlare di un caso isolato: negli ultimi anni gli istituti elvetici implicati nei grossi scandali sono diversi. La Finma ha da parte sua intensificato la propria attività d’inchiesta: sono tredici quelle avviate dal 2016 su alcune banche; sette quelle su persone fisiche.
Queste indagini hanno messo in luce gravi violazioni delle disposizioni in materia di riciclaggio di diversi istituti. Il "gendarme finanziario", per così definirlo, non può però dare multe. Può semmai confiscare un utile realizzato illecitamente. Se si esclude la confisca da 95 milioni nei confronti di Bsi, tutte le ultime procedure hanno portato a confische di poco conto o nulle. Si fanno le inchieste, insomma, ma si procede con i guanti di velluto con le sanzioni.
Nel rapporto sulla Svizzera del 2016, il Gafi ha sottolineato proprio il fatto che le sanzioni emesse  sono "insufficienti per permetterle di reprimere in maniera efficace e proporzionata l’insieme delle manchevolezze agli obblighi in materia di riciclaggio".
In altri Stati la situazione è diversa. In Olanda, la banca Ing pagherà una multa di 675 milioni di euro per il suo ruolo in una vicenda di tangenti versate a dignitari uzbeki. In Danimarca, lo scandalo che tocca la filiale estone della Danske Bank, oltre ad aver portato alle dimissioni del Ceo, ha messo in moto il parlamento che intende aumentare del 700% le multe. Per non parlare poi delle sanzioni multimilionarie inflitte alle banche negli Usa, ma anche a Singapore o in Lussemburgo.
In Svizzera, non occorrerebbe aumentare l’effetto deterrente? Una risposta arriva dall’avvocato Paolo Bernasconi, esperto in materia. "La Finma funziona, le sue indagini mettono in luce le lacune ma hanno un effetto correttivo più che punitivo. Ma le sanzioni sono risibili e non hanno alcun effetto preventivo".
Secondo l’avvocato occorre  puntare l’attenzione soprattutto sulle persone: "L’unico vero effetto dissuasivo è quello di sanzionare severamente i dirigenti, che si preoccupano di loro stessi piuttosto che di un’eventuale multa contro la banca che toccherebbe semmai gli azionisti".
Non è tutto secondo l’avvocato Bernasconi. Occorre abbassare in margini di rischio e ridiscutore il tema legato ai bonus. "Le relazioni a rischio rendono soprattutto al gestore, il quale viene remunerato in maniera scriteriata. Il caso di Credit Suisse è l’ultimo esempio di quanto il sistema dei bonus sia è criminogeno".
30.09.2018


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