La protesta del capofamiglia nella palazzina di Pregassona
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Tentò di darsi fuoco
per evitare i controlli
MAURO SPIGNESI


In quell’appartamento di via Industria a Pregassona dove per camminare occorreva fare un raccapricciante slalom tra cartacce, bottiglie, barattoli, oggetti, abiti e buste sparse sul pavimento, tempo fa era comparsa anche la minaccia delle fiamme. E del fumo. C’era stato un tentativo, a quanto pare, per evitare i controlli in quell’abitazione ormai diventata invivibile. Era stato il capofamiglia a tentare di darsi fuoco, per protestare (sosteneva che i suoi diritti fossero stati calpestati, "mi hanno chiuso tutti le porte in faccia", ha detto a 20Minuti) e forse tenere lontani, fuori dalla porta gli assistenti sociali. Un segnale, tuttavia, che qualcosa lì dentro non funzionava, che qualcosa si voleva nascondere alle autorità, che qualcosa non quadrava.
Ora resta da capire come mai dopo quell’episodio i servizi che si occupano di queste situazioni di forte disagio non abbiano ritentato un sopralluogo in via Industria. Come mai non si sono insospettiti dello strano comportantamento dell’uomo. C’è però da dire che in queste situazioni non è mai facile riuscire a intavolare un rapporto, annodare una trattativa per poi arrivare a entrare in casa. E d’altronde anche il municipale di Lugano con delega per la socialità, Lorenzo Quadri, dopo che è stato scoperto l’appartamento "porcile" ha spiegato chiaramente che i servizi hanno limiti di intervento e che molti si rifiutano di far effettuare sopralluoghi.
Il tentativo di darsi fuoco è dunque stato probabilmente un gesto preciso oltre che di ribellione per evitare che si scoprisse la situazione che si viveva in quelle stanze di Pregassona. Un degrado che i vicini, come è appunto emerso, conoscevano. O almeno intuivano, visto che nessuno era entrato nell’appartamento. E tanti hanno anche poi raccontato d’aver avuto paura, di temere che con tutto quello che era stato accumulato nella casa, nel caso di un incendio sarebbero stati guai seri.
D’altronde il fuoco è l’elemento che accomuna diversie tragedie di deterioramento sociale. Ma soprattutto di solitudine. Il caso via Industria arriva dopo quello del dicembre di due anni fa, dove in via Martignoni a Massagno un quarantenne cittadino italiano era stato trovato esanime poco prima dell’alba nello scantinato in fiamme di un palazzo. È invece di agosto un altro dramma innescato da un incendio all’ultimo piano di una palazzina, ancora una volta in via Industria a Pregassona. La vittima, un uomo di 76 anni, rimasto ustionato e in seguito deceduto.

m.sp.
30.09.2018


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