L'appello di un giovane medico volontario in Nicaragua
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"Diamo ai bimbini
una sanità a 5 stelle"
GIÒ REZZONICO


Lo ha fatto per altruismo, ma ha ricevuto molto da questa esperienza di generosità verso il prossimo. Si potrebbe riassumere così l’esperienza di Francesco Ceppi, un giovane medico ticinese, che sin da quando era studente in medicina ha lavorato come volontario al reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale di Managua, in Nicaragua.
Quell’ala di ospedale costruita trent’anni fa da Franco Cavalli, fondatore di Amca, l’Associazione di aiuto medico al Centro America, che oggi necessita di una ristrutturazione
È una bella figura quella di Francesco Ceppi, che garantirà nel tempo la prosecuzione dell’opera di Franco Cavalli in America Latina. "Il mio primo volontariato in Nicaragua - racconta - l’ho iniziato al termine del primo anno di medicina. Ero interessato a capire di persona cosa significava portare aiuto medico in un Paese in via di sviluppo. Ho così contattato Franco Cavalli. Sulle prime mi ha detto che ero troppo giovane per un’esperienza del genere, ma di fronte alla mia insistenza mi ha comunque permesso di tentare. Il mio primo soggiorno risale quindi all’estate di vent’anni fa. È stato amore a prima vista, sia per il Paese, sia per la professione. Sin da quando avevo iniziato gli studi di medicina mi era chiaro che avrei voluto occuparmi di pediatria. Ma in quel reparto dell’ospedale di Managua ho avuto la conferma che quella era per me la scelta giusta. Durante gli studi tutto mi sembrava molto teorico, ma quando durante le vacanze mi recavo in Nicaragua avevo la possibilità di vivere la medicina vera, anche perché i medici a Managua erano pochi e ogni aiuto era prezioso. Coloro che dirigevano il reparto di oncologia pediatrica avevano una buona formazione, che era stata completata con soggiorni negli ospedali di Bellinzona e di Monza, promotori del progetto Amca. Dopo la prima esperienza estiva, sono tornato spesso in Nicaragua. In totale ho trascorso più di tre anni in quel meraviglioso Paese. Ancora oggi ritorno almeno un mese all’anno e mi sento quasi giornalmente con i colleghi di Managua per discutere i casi più delicati".
Francesco Ceppi lavora all’ospedale universitario di Losanna, dove dirige un importante progetto di immunoterapia per tumori pediatrici. Si è specializzato in oncologia pediatrica in Canada e collabora con l’ospedale pediatrico di Seattle (Università di Washington). Di strada ne ha dunque fatta il giovane studente che vent’anni fa aveva voluto scoprire una lontana realtà medica. "Se fino a qualche anno fa dall’esperienza nicaraguense ho soprattutto imparato - osserva -, ultimamente ho invece l’impressione di poter offrire nuove competenze. I medici con cui avevo lavorato i primi anni stanno andando in pensione e vengono sostituiti da giovani della mia generazione con cui la collaborazione è davvero ottima".  
Lo slancio di generosità che l’ha spinto a prestare questo volontariato è dunque stato ripagato da un’esperienza arricchente sia sul piano personale, che professionale. "Certamente. Mi ha permesso di incontrare, oltre a mia moglie, personaggi molto importanti nella mia vita come Franco Cavalli e Valentino Conter, che sono oggi noti a livello internazionale, ma anche molti altri medici occidentali che nel Centro America portano avanti interessanti progetti. Annualmente, assieme a tutti questi specialisti, ci incontriamo per un congresso dedicato alle cure pediatriche oncologiche in Centro America. Paesi che hanno a disposizione mezzi molto inferiori ai nostri".
Senza dimenticare che le cure mediche in questi Paesi sono molto diverse rispetto a quelle garantite in Occidente. "Diciamo che la nostra è una medicina a cinque stelle a tutti i livelli - riprende il medico -. In Nicaragua per molti aspetti sono indietro di una quindicina di anni rispetto a noi. Dispongono di macchinari antiquati e di una gamma molto ristretta di medicinali ma ciò nonostante le cure sono di buon livello. I medici specialisti e le infermiere vengono formati in Guatemala e in Cile. Per ulteriori specializzazioni vengono accolti in Svizzera, in Italia e negli Stati Uniti".
Se in Europa, secondo le statistiche, l’80 per cento dei bambini colpiti da un tumore guarisce, questa incoraggiante prospettiva è valida solo per un quinto dei bambini affetti da tumore nel mondo. Il rimanente ottanta per cento ha un sopravvivenza nettamente inferiore. "Attualmente in Nicaragua si verificano circa 300 nuovi casi di tumore pediatrico l’anno, con una sopravvivenza globale attorno al 50-60% che varia secondo i differenti tipi di tumore. Le cause principali dei risultati inferiori rispetto a quelli ottenuti in Svizzera sono da attribuire soprattutto a diagnosi tardive, al sopraggiungere di infezioni e all’abbandono del trattamento".
Un po’ come avveniva in Occidente sino a una trentina di anni fa, quando il medico era considerato una sorta di guru, ancora oggi in Nicaragua è così. "Pochi osano mettere in dubbio il parere di un medico e si dimostrano estremamente riconoscenti verso il personale sanitario. Non è raro trovarsi con uova, galline o maialini nel consultorio. Li portano soprattutto, come segno di riconoscenza, le persone che vengono dalla campagna. D’altra parte, coloro che affrontano ore e ore di viaggio per accompagnare i loro figli all’ospedale di Managua pensano che noi possiamo fare miracoli e difficilmente accettano le situazioni in cui le cure non si rivelano risolutive. Spesso questi insuccessi sono dovuti a diagnosi tardive. Per questo stiamo compiendo un grosso sforzo per formare i medici distribuiti sul territorio affinché si accorgano per tempo della necessità di intervenire".
16.12.2018


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