Gli esperti spiegano i motivi all'origine delle autodenunce
"Dobbiamo chiederci
perché tanta evasione"
MAURO SPIGNESI


Il primo condono nazionale era stato approvato nel 1940, un secondo nel 1945. Quasi 25 anni dopo, la terza amnistia aveva fatto emergere, era il 1969, 11.5 miliardi di franchi. Ma a quanto ammonta l’evasione fiscale? Secondo un calcolo fatto nel 2010, all’apertura dell’ultimo mini "condono", dall’avvocato luganese e docente di diritto a Ginevra Henry Peter, attorno a 215 miliardi di franchi. Il professor Peter aveva calcolato che i capitali dei residenti (svizzeri ma anche stranieri) sono complessivamente 2’150 miliardi di franchi e aveva ipotizzato che il 10% di essi in questi anni sia sfuggito al fisco. Ecco che si arriva, appunto, a 215 miliardi.
Tanti soldi. In parte stanno lentamente riemergendo. Nei giorni scorsi in Ticino le autorità hanno annunciato che sono riaffiorati 2,2 miliardi. "Come è stato possibile? A spingere tanti ad aderire all’amnistia è la strategia del denaro pulito, lo scambio automatico di informazioni, insomma una serie di fattori che si sono messi insieme. C’è inoltre, a mio parere, un’attitudine, un atteggiamento positivo da parte delle autorità finanziarie", spiega Giovanni Molo, avvocato e coordinatore del master in diritto economico e business crime, organizzato dal Centro di competenze tributarie Supsi.
In un’interrogazione presentata a luglio al Consiglio di Stato il deputato socialista Ivo Durisch chiedeva "per quale motivo, per così tanti anni, importi così ingenti hanno potuto sfuggire agli accertamenti da parte delle autorità fiscali?". E quali correttivi e revisioni legali sono necessarie per ostacolare l’uso di meccanismi che per così tanto tempo hanno agevolato l’evasione fiscale. "Il record di autodenunce è dovuto all’entrata in vigore dello scambio automatico di informazioni - sottolinea Samuele Vorpe, responsabile del Centro competenze tributarie della Supsi -. Coloro che avevano un conto all’estero, per esempio in Lussemburgo, hanno perso la protezione. Molti tenevano il loro denaro all’estero per evitare l’imposta preventiva, ma ora si sono trovati costretti ad autodenunciarsi".
Vorpe individua anche un secondo motivo. "Nonostante in Svizzera non ci sia una legge sul denaro pulito  - afferma -, le banche hanno paura di continuare a detenere capitali non dichiarati. Soprattutto i grossi istituti hanno cambiato la politica interna, preferendo avere solo denaro trasparente. Poi il cliente è libero di spostare i soldi in un altro istituto, ma trovare chi accetta denaro non dichiarato è sempre più difficile". Il boom di autodenunce registrato nel 2018, secondo Vorpe, sarà difficilmente ripetibile, almeno nel breve termine. "Il prossimo picco lo si avrà quando verrà allentato il segreto bancario svizzero - sostiene -, ma per il momento è tutto bloccato. Non è quindi possibile prevedere se e quando avverrà questo allentamento".
Per Angelo Colombini, segretario dell’Unione fiduciari svizzeri, sezione Ticino, "il professionista serio come ritengo di essere io ha sempre avvertito il cliente dei rischi di mantenere i soldi in nero. Oggi le evasioni si concentrano sui beni immobiliari detenuti all’estero". La maggior parte dei piccoli contribuenti non si è resa conto che va dichiarata anche la casa di vacanza all’estero. "Secondo me -riprende Colombini - noi professionisti stiamo lavorando in modo corretto. Non così i colleghi di altri Paesi. In Italia i fiduciari non dichiarano la sostanza. Noi ci stiamo facendo male da soli a vantaggio di altre piazze. Oggi solo uno sprovveduto può avere capitali in nero. I grandi contribuenti in questa nebulosa non ci sono più".
In questi anni molti hanno tuttavia rischiato. Perché la legge federale sulle imposte dirette prevede la "punibilità della complicità per sottrazione fiscale". E oggi - spiega l’avvocato ed ex magistrato Paolo Bernasconi - "ci dobbiamo chiedere chi è che ha aiutato tutta questa gente a evadere miliardi? Come è stato possibile? È qui il succo della storia, inutile girarci attorno. I diversi governi cantonali, compreso il nostro, in questi giorni si rallegrano per i soldi emersi ma dovrebbero anche riflettere per evitare che tutto ciò non accada più". America, Francia, Germania e Italia in questi anni hanno perseguito banche e fiduciarie. Chi è stato condannato e multato ha solo detto che "così fan tutti". O, meglio, facevano. "Qualcuno ha facilitato l’evasione e deve prendersi le sue responsabilità". mspignesi@caffe.ch
13.01.2019


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