Gli incidenti sulle piste e il dibattito sulla sicurezza
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La neve come la strada
sanzioni per chi sgarra
ANDREA STERN


Larina aveva quattro anni. Lo scorso 27 dicembre stava sciando sulle piste di Lenk, nell’Oberland bernese, quando è stata travolta da un altro sciatore, un ventenne. È deceduta il giorno seguente in ospedale. In Italia sono due le bambine che hanno perso la vita sulla neve durante le recenti vacanze invernali, mentre una terza è rimasta gravemente ferita in uno scontro con una sciatrice. Tutti incidenti che hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza delle piste di sci. Cosa si può fare per prevenire queste tragedie? In Italia esiste una "polizia delle nevi", che può emettere contravvenzioni che vanno da 40 a 500 euro a seconda della gravità dell’infrazione. In Svizzera, invece, si preferisce puntare sulla sensibilizzazione. Ma secondo Giovanni Frapolli, direttore degli impianti di Bosco Gurin, servono anche più controlli nonché sanzioni per chi sgarra. A Bosco Gurin sono una decina all’anno gli sciatori che si vedono ritirare la "giornaliera" o la "stagionale" a causa del loro comportamento pericoloso. In altre stazioni sciistiche si è invece più scettici sull’inasprimento della sorveglianza. "Finché tutti si divertono senza mettere in pericolo se stessi e gli altri non è necessario instaurare uno stato di polizia", sostiene Remo Signorelli, presidente degli Amici del Nara.

a.s.


Abbiamo il dovere di fermare chi mette a rischio la vita altrui
Giovanni Frapolli
Imprenditore, titolare unico della Centri turistici montani Sa

Bisogna avere il coraggio di dire a tutti, anche ai propri amici, che sulle piste occorre rispettare certe regole basilari. E se la sensibilizzazione non basta, allora è necessario sanzionare. Poiché lo sci deve restare un divertimento per tutti, non possiamo permetterci di rovinarlo con incidenti stupidi. Se uno sciatore passa dritto in mezzo a un gruppo di bambini abbiamo il dovere di fermarlo. Bisogna ricordare a tutti che con la sicurezza non si scherza. Mai.
A Bosco Gurin sono i pattugliatori a occuparsi di garantire il rispetto delle regole. Sono formati dall’Associazione funivie svizzere e sono consapevoli che la sicurezza è diventata negli anni un tema sempre più fondamentale. Chiaramente i pattugliatori non fanno dei controlli radar. Ma se notano che uno sciatore scende troppo velocemente o in maniera pericolosa lo fermano e lo ammoniscono. Lo stesso discorso vale per l’alcool. Non utilizziamo l’etilometro, ma se vediamo che qualcuno ha alzato troppo il gomito lo riaccompagniamo alla stazione di partenza e lo invitiamo a togliere gli sci.
Più che un lavoro di polizia è un lavoro di sensibilizzazione che si basa sulla responsabilità delle singole persone. Ma se qualcuno non accetta le regole e pretende di fare di testa propria, allora siamo costretti a intervenire con le sanzioni. Gli ritiriamo la giornaliera o, in caso di infrazioni ripetute, l’abbonamento stagionale. Fortunatamente si tratta di pochi casi. A Bosco Gurini sono al massimo una decina all’anno su oltre quarantamila sciatori. Ma è giusto che ci sia la possibilità di intervenire in modo drastico. È un buon deterrente.
Non credo invece che ci sia la necessità di introdurre una "polizia delle nevi", come esiste in Italia. La presenza di agenti potrebbe disturbare la sensibilità delle persone. Per garantire il rispetto delle regole di sicurezza ci sono già i pattugliatori, che svolgono il loro lavoro in maniera egregia. Un tempo forse lasciavano maggiormente correre. Era il tempo in cui c’era incertezza sul futuro delle stazioni sciistiche ticinesi e questo portava molti pattugliatori a essere demotivati. Ma oggi, grazie anche al sostegno della politica, sulle piste da sci è tornato l’entusiasmo. Gli sciatori a Bosco Gurin sono in aumento e dal canto loro i pattugliatori si prodigano affinché tutti possano godere appieno della loro giornata sulla neve. Come detto, il loro principale compito è la sensibilizzazione, ma devono anche essere pronti a sanzionare chi non vuole sentire ragioni. Poiché prevenire è sempre meglio che curare.


Non è necessario instaurare uno stato di polizia sulle piste
Remo Signorelli
Presidente della Associazione Amici del Nara

La sicurezza sulle piste da sci è sicuramente un tema che ci sta particolarmente a cuore e per il quale investiamo energie e risorse da sempre. Un impegno che si traduce nell’abbassare la soglia di rischio per gli utenti, sia attraverso una segnalazione dei percorsi e delle situazioni che possono creare pericoli ipotetici sempre più performante e incisiva, sia predisponendo quegli interventi di salvaguardia ai lati delle piste come reti, materassini e strutture nei punti che lo richiedono maggiormente. In più la nostra stazione si avvale dell’apporto costante di due pattugliatori che regolarmente svolgono mansioni di sicurezza.
L’affidarsi a specialisti di questo tipo è senz’altro importante, perché si aumenta la sicurezza sulle piste. In caso di necessità possiamo inoltre fare affidamento su altri due operatori, che vanno ad aggiungersi al personale già impiegato, aumentando di fatto di molto il livello di sicurezza. È grazie a misure come queste che fino a oggi al Nara non ci sono mai stati incidenti gravi.
Detto questo, sono del parere che più che reprimere occorra seguire la strada della sensibilizzazione. Non bisogna dimenticarsi che siamo una stazione di sci e quindi di una struttura votata al divertimento. Finché tutti si divertono senza mettere in pericolo se stessi e gli altri non è necessario instaurare uno stato di polizia. Tanto più che il nostro impegno a migliorarci non finisce mai. Anzi, è un processo che continua nel tempo. Quando vediamo soluzioni che possono migliorare una determinata situazione, siamo pronti a intervenire.
Ciò detto, se guardo al comportamento degli sciatori di oggi rispetto al passato, non mi sembra di rilevare una maggiore incoscienza. Il modo di sciare è cambiato molto negli ultimi anni, questo è vero, ma nella nostra stazione non si sono mai verificate situazioni così gravi da dover intervenire con misure repressive. Magari c’è stato qualche problema di velocità legato a qualche imprudenza. Ma occorre relativizzare. Si è trattato solo di episodi. Non siamo insomma di fronte a un fenomeno preoccupante.
Ecco perché la mia opinione è che occorra continuare sulla strada intrapresa dalla nostra associazione, quella di fare sensibilizzazione. Volendo anche nei confronti dell’uso delle bevande alcoliche. Anche se, ripeto, al Nara non si sono mai verificati incidenti legati all’abuso di alcol. Chi decide di prendersi una pausa, bevendo ad esempio birra, di norma si autoregola da solo, rinunciando a sciare o sciando in modo prudente.
13.01.2019


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