Retroscena della truffa del 31enne ex impiegato Raiffeisen
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Il bancario arrestato
tra fuga e foto di Hitler
ANDREA BERTAGNI


Aveva pianificato tutto. Fin nei minimi dettagli. Il volo. Il passaporto. Anche il momento giusto dell’anno per fare il colpo. I giorni prima di Natale. Ma qualcosa è andato storto. Invece di pensare ai regali, qualcuno ha aperto il proprio conto in banca. Scoprendo l’ammanco. E d’incanto è crollato tutto. Così il 31enne originario di Novazzano e residente a Stabio arrestato settimana scorsa per avere cercato di sottrarre 15 milioni di franchi dai conti della banca Raiffeisen di Lugano si è ritrovato senza un soldo. Solo, a Panama. A migliaia di chilometri di distanza. Per di più con un passaporto diplomatico falso acquistato sul "dark web".
"Non abbiate paura, non abbiate rispetto, non abbiate pietà", è scritto sulla sua pagina Facebook. Chissà se lui ha avuto paura. Oltreoceano. Dove è arrivato con un volo da Francoforte. Non da Malpensa.
Un piano costruito in ogni dettaglio. Per non lasciare traccia: l’uomo ha raggiunto la Germania senza acquistare biglietti. Non ha preso la propria auto. Si è fatto portare in taxi, pagando in contanti l’autista. Che questo Natale avrà festeggiato più degli altri.
Un piano quasi perfetto. Portato a termine nell’arco di 48 ore. Giovedì 20 e venerdì 21 dicembre. È in quei giorni che il 31enne compie poche transazioni bancarie. Al massimo una decina. Una parte del denaro è trasferita con bonifici fasulli, il resto con l’e-banking. Poche operazioni ma mirate. I soldi si spostano, viaggiano in rete dalla Svizzera ad alcune banche estere. Intestatari sono prestanome. Gente che non c’entra niente con il colpo, si accontenta di metterci la faccia in cambio di denaro.
Clic. I soldi partono. È fatta. Il 31enne si mette in viaggio. Del resto è abituato a viaggiare: Finlandia, Maldive, Stati Uniti, ha girato il mondo. Le sue foto sono sul social network. Dove spuntano anche immagini che non dovrebbero esserci. Hitler, naziskin, ebrei in campi di concentramento. Personaggi e situazioni che la storia ha condannato. Che sono invece accompagnati da frasi che dovrebbero risultare ironiche. Dovrebbero. Ma chissà se lo sono davvero.
"L’universo pareggia sempre i conti", sta scritto nella sua bacheca. Chissà se ci avrà ripensato quando era a Panama. E poi in Costa Rica, all’ambasciata elvetica dove si è recato per tornare indietro, in Ticino, quando ha capito d’aver fallito. E qui ad attenderlo c’erano gli inquirenti che l’hanno arrestato con l’accusa di truffa, falsità in documenti e abuso di un impianto per l’elaborazione di dati. A metterlo nei guai è stato un suo cliente commerciale, di cui era il consulente diretto. Prima di Natale ha voluto vedere quanto aveva nel conto in banca, con ogni probabilità senza sospettare niente. Anche perché il 31enne non è un novellino. Lavorava alla Raiffeisen di Lugano da 9 anni. E prima aveva fatto esperienza in un altro grande istituto bancario svizzero. Non era insomma lì per caso. Studi al Liceo cantonale di Mendrisio. E politica attiva. Anche se non è stato eletto, è stato candidato per ben due volte per la Lega dei ticinesi al Consiglio comunale. Prima a Mendrisio. Poi a Stabio.
Banca, politica e musica Metal che il 31enne ha ascoltato negli anni andando ai concerti. E riempiendo di foto la sua pagina Facebook. Dove "posta" anche un video mentre si fa un tatuaggio con il suo soprannome.
"Non abbiate paura, non abbiate rispetto, non abbiate pietà". Un appello o un invito che il bancario ha seguito alla lettera per farsi una nuova vita ai Caraibi. Come da lui stesso ammesso davanti al sostituto procuratore generale Andrea Maria Balerna, il titolare dell’inchiesta. Che lo ha interrogato. Tanto ormai il piano è saltato. Anche se era stato pianificato in ogni dettaglio.

an.b.
13.01.2019


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