Polemiche dopo il caso dell'ex sacerdote di Aadorf
Via subito la tonaca
ai parroci pedofili
FRANCO ZANTONELLI


Come l’ex-parroco di Gordola, don Italo Casiraghi. Il quale, nonostante una condanna, in Ticino, per "ripetuti atti sessuali su fanciulli" è tornato a fare il prete a Pietra Ligure, in Italia. Ebbene, un caso analogo è emerso, di recente, nella Svizzera tedesca. Riguarda un sacerdote della località turgoviese di Aadorf, arrestato nel 2012 per aver molestato un adolescente e successivamente condannato. A sei anni dai fatti si è scoperto che, il prossimo 10 febbraio, quel prete, oggi 48 enne, dovrebbe insediarsi nella parrocchia cattolica di Riehen (Basilea Città), grazie all’autorizzazione concessagli dal Vescovo di Basilea e presidente della Conferenza Episcopale Svizzera, Felix Gmür. "Il rapporto degli esperti - ha detto il prelato - ha indicato che il rischio di recidiva si fissa a uno, su di una scala che va da uno a nove".
A titolo cautelare, nell’autorizzazione concessagli perchè possa riprendere la sua attività pastorale, Monsignor Gmür ha posto una condizione. Ovvero ha preteso che non possa svolgere alcuna attività con i bambini e che informi l’autorità parrocchiale di Riehen dei suoi precedenti penali. Alla trasmissione "10 vor 10" il vescovo ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a concedere una seconda opportunità al prete macchiatosi di un reato così odioso. "Era giusto - ha detto - consentirgli di reinserirsi nella società. D’altronde questo è l’obbiettivo del nostro sistema giudiziario".
La vicenda, tuttavia, ha avuto nel frattempo un’alta eco mediatica, con il risultato che il suo protagonista ha rinunciato alla seconda opportunità offertagli da Monsignor Gmür. Rimane il problema di cosa fare dei sacerdoti protagonisti di storie come questa. Per Jacques Nuoffer, psicoterapeuta di Sapec, un’associazione che fornisce sostegno a chi ha subito abusi da parte di religiosi, dopo che la Chiesa ha proclamato la tolleranza zero nei confronti dei preti pedofili, questi ultimi dovrebbero venire ridotti, senza alcuna eccezione, allo stato laicale. "Si tratta - la sua tesi - di persone con difficoltà psichiche e sessuali, che devono cambiare per forza ambiente".
Più duro il giudizio, espresso al Caffè dal granconsigliere ppd Alex Pedrazzini, da sempre in prima linea nella lotta ai pedofili. Riferendosi all’ex-parroco di Aadorf afferma che "se avesse un minimo di dignità e volesse far del bene al resto dell’umanità dovrebbe smettere di fare il prete e andare nel deserto ad aiutare gli animali a sopravvivere combattendo al loro fianco l’afa, la sete, la fame e le minacce dei predatori". Pedrazzini, in un suo recente intervento in Parlamento, a nome del suo gruppo, a sostegno dell’iniziativa cantonale "Basta pene ridicole per i reati contro l’integrità sessuale", ha ricordato un’affermazione particolarmente forte, rilascicata tren’anni fa a Le Matin Dimanche all’epoca in cui dirigeva il penitenziario cantonale vodese. "Ha sentito - gli disse l’intervistatore - che un pedofilo incarcerato a Champ Dollon ha chiesto formalmente scusa alle sue vittime?". "Il miglior modo per lui per chiedere scusa sarebbe quello di suicidarsi", la replica di Pedrazzini. Diciamo che tra questa soluzione e il reintegro in una comunità analoga a quella in cui ha già dimostrato la sua pericolosità sociale, anche per il pedofilo ci deve essere una via di mezzo.
Intanto, è recente la proposta ai vescovi di un gruppo di esperti di obbligare anche i preti a presentare il proprio casellario giudiziale.
03.02.2019


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