L'intelligence guarda con preoccupazione le cellule Isis
Lo Stato islamico
contagia le Filippine
GUIDO OLIMPIO


Le intelligence guardano con preoccupazione ad Est non solo per le tensioni tra le potenze regionali. India contro Pakistan, questioni territoriali attorno alla Cina, rivalità Washington-Pechino su dazi e comunicazioni, l’Afghanistan, sono solo alcuni dei punti caldi. A mettere in apprensione i servizi di sicurezza è il terrorismo.
Lo Stato Islamico, in difficoltà nel Califfato siro-iracheno, può cercare di allargarsi nei paesi orientali. Gli attentati nelle Filippine hanno rivelato la pericolosità di un movimento insurrezionale mai domo e di forti tradizioni. Separatismo e jihadismo si mescolano, si puntellano, trovano sentieri comuni. L’Isis ha piantato le sue bandiere nere nell’arcipelago anche se i numeri non sono ancora estesi. Diverse fonti hanno segnalato come volontari stranieri si siano uniti a questa falange ed altri potrebbero arrivare. Bastano pochi "veterani" per ridare vigore a gruppi che comunque hanno conquistato sul campo una loro esperienza specifica. L’esercito ha risposto eliminando numerosi capi, però non è bastato. E non poteva essere diversamente. Le formazioni islamiste sono resistenti, l’idea è più forte dell’importanza del leader.
Il contagio non si limita alle Filippine. Gli 007 guardano con attenzione ad altri stati asiatici dove cellule definite "amatoriali" hanno come referenti elementi "cresciuti" sotto il Califfo in Siria. I negoziati in corso in Qatar per mettere fine al conflitto afghano danno spazio agli scontenti, agli irriducibili, a chi non è disposto ad accettare una soluzione. E poi gli uighuri, la minoranza islamica cinese. Pechino schiaccia ogni spirito di ribellione, ha i campi di rieducazione, arresta in modo massiccio. Ma i ribelli non cedono e nuclei consistenti sono attivi in Medio Oriente, al fianco di fazioni qaediste. Sono lontani, però potrebbero provare rilanciare la sfida.
03.03.2019


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