Il governo Bolsonaro autorizza l'uso di fitofarmaci pericolosi
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Nei campi brasiliani
il veleno è servito
GIUSEPPE BIZZARRI DA RIO DE JANEIRO


Tutto ciò che consumiamo agisce per guarirci o avvelenarci. Tendiamo a pensare all’alimentazione solo come ciò che "assorbiamo" mangiando, ma ciò che consumiamo con i nostri occhi, orecchie, nasi, lingue e corpi è anche cibo. Le conversazioni che accadono intorno a noi e quelle cui partecipiamo sono anche cibo. Stiamo consumando e creando il tipo di cibo sano che ci aiuta a crescere?". Le parole di Thich Nhat Hanh, il noto leader spirituale buddista e attivista per la pace mondiale, si riferiscono a un’alimentazione che raggiunge i cinque livelli sensoriali della coscienza umana, che oggi è messa a dura prova in Brasile, dove il ministero dell’Agricoltura e dell’Allevamento, del governo d’estrema destra del neo eletto presidente Jair Bolsonaro, ha autorizzato l’uso di 40 nuovi prodotti agro-tossici.
Tra le nuove registrazioni approvate da Teresa Cristina, la ministra dell’Agricoltura - soprannominata dagli ambientalisti brasiliani con l’appellativo di "Musa del veleno" - 11 prodotti non sono ammessi nell’Unione europea. Uno di questi è il Fipronil, un insetticida che agisce sulle cellule nervose degli insetti e oltre a essere usato contro i parassiti nelle colture di mele e girasoli è sfruttato anche sui collari delle pulci degli animali domestici. Il prodotto è vietato nei Paesi europei. In Francia è stato eliminato dal 2004, perché "accusato" anche di decimare sciami di api. "La musa del veleno" probabilmente liberalizzerà presto molti dei 183 pesticidi al vaglio in questo momento del ministero, cui si concentra una delle lobby politiche più potenti del governo dell’ex capitano Bolsonaro, quella degli "agro business". Il Brasile, oltre ad essere uno dei principali produttori ed esportatori mondiali di commodity agricole, è divenuto il più grande consumatore di prodotti "agro tossici" del mondo.
Tra i pesticidi approvati recentemente si trova il Sulfoxaflor che ha scatenato una forte polemica negli Stati Uniti a causa dello sterminio di api che provoca nel pianeta. Tra i pesticidi che superano più spesso i limiti consentiti in Brasile, c’è il glifosato, sostanza che è stata riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità come potenzialmente cancerogena per l’uomo. Negli Stati Uniti esistono più di 9mila processi giudiziari contro la Monsanto, l’impresa leader che fabbrica questo prodotto. Secondo un documento pubblicato su Science Direct, il 41% degli agricoltori che lo usano rischiano di contrarre il linfoma di Hodgkin. Il pesticida è al centro delle battaglie contro gli "agro tossici" sia in America Latina che in Europa. Il Brasile permette la presenza di glifosato nell’acqua 5.000 volte di più che nei Paesi dell’Unione Europea. La coltura della soia, che occupa circa 33,2 milioni di ettari del territorio brasiliano, consuma il 52% di tutti i pesticidi venduti in Brasile. Ciascun brasiliano ingerisce una media di 5.2 litri di veleno l’anno, l’equivalente di 14 lattine di birra. Fra il 2000 e il 2014 c’è stato un aumento del 135% del consumo di pesticidi nel Paese. Questo consumo esplosivo è stato parallelo alla tendenza all’espansione dell’agro business brasiliano che ha spinto qualsiasi governo presente a Brasilia a liberalizzare i pesticidi a tempo di record i prodotti dei giganti dell’industria chimica mondiale, come Monsanto, Syngenta, Bayer, Dow e DuPont. I preoccupanti dati sono contenuti nell’Atlante "Geografia dell’uso dei pesticidi in Brasile e correlazioni con l’Unione Europea" di Larissa Mies Bombardi, ricercatrice dell’Istituto di geografia agraria dell’Università di São Paolo (Usp). Tra il 2007 e il 2014, secondo la ricercatrice, si sono registrate 25mila intossicazioni.
Dei 504 pesticidi già ammessi in Brasile, 149 sono già stati vietati nell’Unione Europea. "Produciamo qualcosa che ha smesso di essere cibo, è diventato merce e agro-energia", ha dichiarato Bombardi. Il Brasile è divenuto progressivamente un mercato d’approdo per quei prodotti che sono sempre più limitati nei centri del capitalismo mondiale. Oltre ai danni all’ambiente, i veleni sono sempre più utilizzati nelle piantagioni che causano seri rischi per la salute tanto del consumatore quanto degli agricoltori esposti all’intossicazione.
Un’alternativa per i compratori sono i prodotti biologici, ma difficilmente accessibili alla popolazione a causa dell’alto costo; anche se oggi, a produrli non sono più esclusivamente i piccoli agricoltori ma anche i colossi dell’agro business che dividono sempre più il mercato tra ricchi e poveri consumatori nel sempre più polarizzato Brasile.
10.03.2019


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