Norman Gobbi fa il punto sul progetto di riorganizzazione
"Come cambieremo
le curatele e le tutele"
LIBERO D'AGOSTINO


Ci vorrà ancora qualche anno per dare un nuovo e definitivo assetto organizzativo alle Arp. "Il primo obiettivo è di stabilizzare alcune Autorità regionali di protezione in vista della loro cantonalizzazione" spiega Norman Gobbi, direttore del dipartimento Istituzioni. Per ora si esclude sia la creazione di un Tribunale di famiglia, come richiesto, ad esempio, dall’Associazione famiglie monoparentali, sia l’inserimento delle competenze delle Arp nelle preture.
Un passaggio al modello giudiziario, quest’ultimo, proposto nel 2014 dallo stesso governo, ma su cui il parlamento, attraverso la Sottocommissione costituita appositamente, si era dimostrato alquanto scettico, invitando il Consiglio di Stato ad analizzare e proporre un modello organizzativo cantonalizzato, quindi di tipo amministrativo e non giudiziario.  
"È un settore molto delicato e oneroso - ricorda il ministro -. La protezione dei minori e degli adulti non riguarda più l’orfano del paese o qualche anziano affetto da demenza senile, deve invece rispondere in particolare, ma non solo, ai problemi che derivano dalla disgregazione delle famiglie. Per esempio, alle controversie ricorrenti sui diritti dei figli che vanno affrontate rapidamente tutelando i minori".
La situazione odierna, non è di certo ottimale, nonostante la professionalizzazione delle Arp, imposta dalla riforma federale, e la presenza della Camera di protezione del Tribunale d’appello chiamata a decidere su eventuali ricorsi per le loro decisioni e a fungere da  autorità di vigilanza tramite un ispettorato.
"Abbiamo rilevato che in alcune sedi le Arp non dispongono di strutture adeguate per affrontare i loro compiti, dal profilo delle risorse umane, dell’informatica e della logistica - sottolinea Gobbi - e che oggi non c’è un coordinamento del settore da parte dei Comuni. Una situazione che denota realtà molto differenti, comportando l’assenza di una conduzione univoca ed equilibrata dell’attività, a discapito della parità di trattamento".

l.d.a.
10.03.2019


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