Confronto: produttività e nuovi mezzi di comunicazione
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Come usare i social
sul posto di lavoro
CLEMENTE MAZZETTA


I social sul posto di lavoro sono solo una perdita di tempo o possono aumentare la produttività? Difficile rispondere. Si può ritenere che per chi opera in ambito creativo possano rivelarsi un arricchimento, osserva ad esempio il sociologo Luca Bertossa. Di sicuro il fenomeno dell’uso dei social media durante il tempo di lavoro è in crescita.
C’è sempre stato, negli uffici, un tempo riservato alla chiacchiera, al fare altro, alla pausa caffè. Intermezzi tollerati. Sopportati. Con i social, per come sono strutturati, per il meccanismo di domanda risposta che innescano - un po’ come le ciliegie che una tira l’altra -, questo tempo si dilata ulteriormente. Si perde più tempo e crescono i rischi. Non solo si possono violare gli obblighi contrattuali - passare troppo tempo sui social che al lavoro per cui si è pagati - ma  si può incappare in altri problemi:  non è sempre facile distinguere fra l’uso personale dei social media, l’uso privato insomma, e quello professionale. Nella pubblica amministrazione, ad esempio, un uso incauto può portare a violazioni della protezione dei dati. In tutte le aziende l’uso aggressivo, polemico dei social, può nuocere alla reputazione aziendale. Lo sottolinea Paolo Attivissimo, esperto dei new media, che consiglia moderazione. Invitando infine ad accordarsi con un codice di comportamento. Fra tolleranza e buon senso.

c.m.


Bisogna distinguere fra l’uso privato e l’utilizzo aziendale
Luca Bertossa Sociologo, collaboratore scientifico di Ch-x, inchieste federali sulla gioventù

Che sia aumentato e che stia crescendo l’uso dei social media durante il tempo di lavoro, mi pare sotto gli occhi di tutti. Un dato di fatto. Chi, durante l’orario d’ufficio, non dà uno sguardo al proprio profilo Facebook, tanto per citare uno dei social più noti? Il problema va comunque impostato correttamente: perché una cosa è l’uso dei social a livello aziendale, permessi dalla propri ditta, un altro è l’uso privato, vuoi sui mezzi aziendali, vuoi sul proprio smartphone durante l’orario di lavoro.
Per quanto concerne l’uso a fini aziendali dei social, la domanda da porsi è quanto questi possano veramente giovare all’azienda. Tema che deve essere approfondito. Ma a mio parere, siamo ancora in una terra di nessuno, dove non è chiaro a tutti quali vantaggi possono arrivare da un uso adeguato dei social. La tecnologia è giovane, si sta tastando il terreno.
Per quanto riguarda invece l’uso privato dei social, invece non siamo di fronte ad una vera e propria novità. Il fatto di non essere sempre occupati, otto ore su otto, con il proprio lavoro, ma di ritagliarsi qualche minuto per parlare, leggere, comunicare è un fatto naturale; c’è sempre stato. Cosa è cambiato con i social media? Semplicemente che ora si ha un maggior ventaglio di  opzioni… per fare altro. Sono così aumentate le possibilità di spendere il proprio tempo in modo difforme rispetto a quello che dovrebbe essere il proprio lavoro.
Con un salto di qualità, perché la caratteristica dei social è quella di essere un po’ come i salatini Kambly, uno tira l’altro. Salendo a bordo dei social si interagisce e fra azione e reazione, il tempo ad essi dedicato rischia di crescere a dismisura. Maggior tempo a cui si aggiunge anche un maggior rischio. Perchè a dipendenza di come si utilizzano i social, muovendosi su internet, c’è il rischio di finire su temi pericolosi, di interagire in modi non corretti, se non illegali.
I pericoli si sono quindi notevolmente accresciuti: da una parte si va verso una violazione degli obblighi contrattuali, che può configurarsi anche come truffa, se si superano in modo eccessivo quei limiti minimi di tolleranza. Dall’altra si rischia di muoversi in un ambito che può essere anche lesivo per il proprio datore di lavoro dal punto di vista legale. Concludendo, i social, se da un lato vengono a prima vista considerati dei borseggiatori di tempo di lavoro, dall’altro possono comunque rivelarsi una fonte di ispirazione e un generatore di nuove idee. Non è quindi assurdo ritenere che soprattutto per chi opera in ambito creativo possano rivelarsi un arricchimento.


Con un buon codice di auto-disciplina si evita ogni rischio
Paolo Attivissimo Esperto informatico, giornalista

L’utilità dei social media nel mondo del lavoro dipende proprio dal tipo di lavoro, di professione che uno svolge. Mi spiego: un dipendente che ha relazioni pubbliche, che rappresenta la propria azienda verso l’esterno, ha un bisogno fondamentale dei social. Ne ha necessità per relazionarsi all’esterno, per organizzare le campagne promozionali della propria azienda, per rispondere ai messaggi, per segnalare eventi. In questi contesti professionali, i social media sono diventati un mezzo di comunicazione essenziale per l’attività della propria azienda. Sono dei mezzi che aumentano la produttività aziendale.
Se invece i social sono utilizzati esclusivamente per comunicazioni personali, e se queste sono effettuate durante l’orario di lavoro, si entra in un altro ambito. In questo caso l’uso dei social entra in conflitto con gli obblighi contrattuali. Con diversi livelli di gravità, ovviamente. Però, siccome ogni realtà lavorativa consente una certa tolleranza per la quale al  lavoratore è concesso il tempo per bersi un caffè, per fare una pausa, se al posto di fumarsi una sigaretta si trascorre qualche minuto sui social, non casca certo il mondo.
In questa dimensione, con questi tempi, l’uso dei social non diventa di per sé un grande problema aziendale. Non penso incida sulla produttività. L’importante è restare in questi termini, evitando che i social si trasformino in una vera e propria dipendenza. Se diventano un’ossessione il loro utilizzo inevitabilmente si ripercuote sul lavoro. Basta dunque usare il naturale buon senso per evitare complicazioni sgradevoli. Con una ulteriore accortezza, perché bisogna essere consapevoli che il proprio ruolo professionale non finisce quando si esce dall’ufficio. Senza arrivare agli estremi di chi commenta o critica le politiche aziendali, basta semplicemente avere un atteggiamento poco decoroso, per entrare in conflitto.
Una persona che durante il suo tempo libero usa i social in modo aggressivo pubblicando messaggi offensivi, o polemici, o fa uso di minacce, o crea situazioni imbarazzanti, si produce in azioni che inevitabilmente si ripercuotono sulla reputazione della propria azienda, oltre che sulla propria. Ora normalmente per l’uso dei social ogni azienda adotta una propria politica che può essere più o meno tollerante. Normalmente si chiede una collaborazione al dipendente, gli si chiede di sottoscrivere un codice etico di comportamento. Perché non  solo è difficile praticare una sorveglianza 24 ore su 24, ma perché ogni dipendente ha il diritto di non essere sorvegliato costantemente dal proprio datore di lavoro.
24.03.2019


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