Pe l'infermiere di Mendrisio indagini sino al 2018
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Millilitri di morfina
e si trasforma in killer
R.C.


Prima tre. Poi cinque. Poi otto. Ora dieci anni. Il procuratore Nicola Respini sta analizzando una per una le cartelle cliniche di decine e decine di pazienti con cui l’infermiere potrebbe avere avuto a che fare. Dal dicembre 2018 - ovvero da quando, con l’accusa di maltrattamenti, l’infermiere 44enne dell’ospedale Beata Vergine di Mendrisio è stato arrestato - al 2008. All’accusa iniziale, cioè i maltrattamenti, da alcune settimane a questa parte come è noto si è aggiunta un’ipotesi di reato gravissima: omicidio intenzionale. Il sospetto è che, dal 2008 appunto, l’accusato abbia alterato il dosaggio di alcuni farmaci per accelerare la morte di alcuni pazienti anziani ad uno stadio terminale della loro malattia (per ora sarebbero almeno 5).
In queste settimane il procuratore sta convocando numerosi familiari di anziani morti negli ultimi dieci anni nel reparto di Medicina1 dove l’infermiere lavorava. Era alle dipendenze dell’ospedale Beata Vergine da sempre, da ventidue anni. Gli interrogatori effettuati sono decine e decine, una sessantina se non di più. Colleghi, ex colleghi, altro personale che ha avuto a che fare per ragioni professionali con l’infermiere sotto inchiesta. Ee familiari. In queste settimane sono molte le persone, congiunti di pazienti morti in ospedale, che hanno ricevuto una convocazione. Dove per altro, alcuni fanno notare, erano stranamente indicate le generalità dell’infermiere.
L’accusato, difeso dall’avvocatessa Micaela Antonini Luvini, nega. Nega naturalmente l’accusa di omicidio intenzionale. E solo per un caso, in modo particolare, quello che avrebbe dato il là alle indagini approfondite del procuratore Respini, ammette di aver alterato, aumentato per la precisione, le dosi di un farmaco, o dormicum o morfina, ovvero uno di quelli che solitamente vengono somministrati ai malati terminali per alleviarne le sofferenze.
Ed è qui, proprio in questo atto medico che si “gioca” l’agire più o meno compatibile con le mansioni professionali a cui era chiamato l’infermiere. Almeno in un caso, come detto, l’accusato non ha rispettato la prescrizione medica. Ha coscientemente aumentato il dosaggio, di morfina o dormicum, di fatto accelerando la morte del paziente. Ma è veramente così? Si può stabilire con assoluta certezza scientifica che alcune gocce in più di una sostanza possano accelerare (e di quanto?) la morte di una persona?
È un’inchiesta particolarmente difficile. E in tanti, sin dalle prime battute delle indagini, hanno individuato le montagne di difficoltà con cui la procura si sarebbe trovata. E si sta imbattendo. Sarà un procedimento che si svolgerà, molto probabilmente, a suon di perizie mediche. La linea di difesa dell’infermiere per ora, e da subito, è parsa chiara. Più o meno… Io non ho fatto nulla che abbia a che vedere con l’accusa di omicidio intenzionale. Una volta, e solo una volta, potrei aver alterato e di poco la prescrizione medica.
Gli interrogatori sono “entrati” nelle convinzioni e nel profilo etico dell’infermiere cercando ovviamente di comprendere quale sia la sua posizione nei confronti dell’eutanasia. Ma fosse solo per semplici ragioni etiche l’infermiere non ha potuto che dire che chiunque, di fronte alle sofferenze di una persona, cercherebbe di alleviarne i dolori. E la durata di questi.
E qui di apre un altro abisso di interrogativi. Non ci sono certezze assolute: di quanto tempo accorcerebbe la vita di una persona in uno stadio terminale l’aumento di qualche goccia di morfina o di dormicum? E chi può dire che quel paziente, indipendentemente dall’assunzione e dal dosaggio di un medicinale per via endovenosa, non sarebbe magari morto per il sopraggiungere di una qualsiasi complicazione? E anche queste domande fanno o faranno parte della linea di difesa dell’uomo in carcere dallo scorso dicembre.
La vicenda, come era immaginabile, ha scosso e sta scuotendo il personale dell’ospedale. Un mese fa era stata rinviata la festa per il pensionamento del direttore della struttura sanitaria. Si era capita sin da subito la gravità dei fatti. Sino ad allora inimmaginabili. Nei giorni scorsi si è comunque organizzata una piccola festa di saluto. Amara per tutti.

r.c.
24.03.2019


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