Nel 2015 ogni persona produrrà 3 chili di rifiuti al giorno
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Senza il riciclaggio
non si salva il clima
LORETTA NAPOLEONI


Solo il 9 per cento dei miliardi di tonnellate di materiali che vengono prodotti dall’economia mondiale sono riciclati. È questa la causa principale dei cambiamenti climatici, la minaccia più seria che incombe su di noi. Le prospettive future non sono incoraggianti. Secondo un rapporto della Banca Mondiale, a livello globale, la quantità di rifiuti prodotti sta crescendo più velocemente del tasso di urbanizzazione. Entro il 2025, l’organizzazione stima che 1,4 miliardi di persone vivranno in città, e produrranno circa 3 chili di rifiuti al giorno a testa, più del doppio della media attuale.
Secondo Circle Economy, "think tank" che promuove un modello di economia ciclico dove tutto viene riciclato o riutilizzato, è possibile ridurre le emissioni di gas serra attraverso il riuso, la riproduzione e il riciclaggio. Il concetto di base dell’economia ciclica è semplice: copiare la natura dove tutto è ciclico perché soggetto a continue trasformazioni. L’economia moderna, invece, è lineare, i prodotti che non ci servono più vengono gettati nelle discariche o negli inceneritori, fonte importantissima dell’inquinamento atmosferico.
Sbagliato è anche il modello consumistico che ci spinge costantemente ad acquistare nuovi prodotti. Quasi due terzi delle emissioni di gas serra vengono rilasciati durante l’estrazione, la lavorazione e la produzione di beni per soddisfare le esigenze della società. I numeri ce lo confermano: ogni anno utilizziamo 92,8 miliardi di tonnellate di minerali, combustibili fossili, metalli e biomasse, tre volte di più rispetto al 1970, ed entro il 2050 è previsto un ulteriore raddoppio.
Si parla molto di energie rinnovabili ma poco di riciclaggio attraverso un sistema economico ciclico che massimizzi l’utilizzo delle risorse esistenti, riducendo al contempo la dipendenza dalle nuove materie prime e contenendo al minimo gli sprechi. I Paesi Bassi sono tra le poche nazioni che si sono prefisse l’obiettivo di diventare entro il 2030 un’economia al 50 per cento circolare ed al 100 per cento entro il 2050.
Un esempio illuminante di economia ciclica ci viene dal Giappone. Il villaggio di Kamikatsu riutilizza l’80 per cento della spazzatura e solo il 20 per cento finisce in discarica. Così risparmia un terzo dei costi derivanti dall’incenerimento dei rifiuti. Il villaggio ha anche un negozio dove gli abitanti possono lasciare vestiti o mobili che non vogliono, scambiando le loro vecchie cose con oggetti gratuiti che altri hanno lasciato. C’è una fabbrica dove le donne locali producono prodotti dagli scarti, come orsetti di vecchi kimono. Entro il 2020, il villaggio spera di poter riciclare il 100 per cento dei rifiuti.
Il modello dell’economia ciclica funzionerebbe molto bene in Cina dove la maggior parte delle case e delle strade che le persone useranno nei prossimi 50 anni devono ancora essere costruite. Al momento la Cina emette 3,7 miliardi di tonnellate di gas serra ogni anno, cifra destinata a raddoppiare entro il 2050. Meno del 2% dei materiali di costruzione sono riutilizzati o provengono da materiali riciclati. Aumentare ulteriormente questa proporzione può avere un impatto significativo sulle emissioni di diossido di carbonio ma può anche far risparmiare ai cinesi il costo dei rifiuti. Una situazione ideale.
14.04.2019


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