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Il presidente americano apre le braccia a Londra ma...
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Donald Trump ipoteca
il futuro post Brexit
ALESSANDRO CARLINI DA LONDRA


Le incaute gaffe di Donald Trump con la regina Elisabetta durante la visita in Gran Bretagna, fra strette di mano improbabili e pacche sulla spalla in aperta violazione delle regole base nel cerimoniale reale, sono in realtà il segno dei tempi. Il presidente americano infatti è pronto a spalancare le fauci per dettare le condizioni degli Stati Uniti nei rapporti futuri con un Paese in cerca di identità dopo la Brexit. E sono tanti i dossier in cui il capo di Stato inizia a mettere bocca e lo farà sempre di più quando Londra sarà lontana, in senso politico e commerciale, da Bruxelles e dall’ombrello protettivo dell’Unione europea.
Non è un caso se la premier conservatrice (uscente) Theresa May sia apparsa in completo disarmo di fronte alle pretese di The Donald nei colloqui tenuti durante la tre giorni inglese dell’ex tycoon. Nella conferenza stampa col primo ministro, il leader Usa ha detto senza mezzi termini: "La Brexit si farà e deve farsi, perché il Regno Unito è sovrano". Da sostenitore della "hard Brexit" già annuncia un accordo commerciale "fenomenale" fra Washington e Londra. Fenomenale più che altro per gli americani, come sottolineano gli esperti. Mentre la Casa Bianca ha già pronte le linea guida dell’intesa, fra le quali emerge la richiesta di un maggiore accesso dei colossi Usa alla sanità pubblica britannica, il cosiddetto Nhs, i sudditi di sua maestà navigano in alto mare, visto che non sanno nemmeno quale leader prenderà il posto della sconfitta e umiliata May.
Trump ha già messo sul tavolo l’ingresso di capitali privati Usa nella sanità d’oltremanica, considerato alla stregua di un incubo umiliante dalla sinistra laburista, ma anche da esponenti politici isolani di altre forze, conservatori moderati compresi. Non solo, il suo piano mira a sostenere le industrie farmaceutiche americane affinché strappino all’Nhs, attualmente dotato di una grande forza contrattuale, prezzi più alti sui loro medicinali. Ci sono in ballo commesse miliardarie e il presidente vuole difendere la sua economia nazionale ancora una volta. Fa sentire la sua voce anche rispetto al dossier Huawei, dopo l’apertura del Regno Unito a forniture di componenti non essenziali per le reti di telecomunicazione 5G da parte del colosso cinese, messo invece totalmente al bando da Washington perché considerato condizionabile dall’intelligence di Pechino.
"Troveremo un accordo", ha detto il presidente. Tradotto vuol dire: la sua influenza e il suo peso saranno determinanti. E l’ex tycoon ha messo bocca anche nella corsa alla leadership Tory e alla poltrona lasciata vacante dalla May a Downing Street. The Donald si è un po’ comportato come se fosse in una puntata di ‘The Apprentice’, il suo vecchio programma televisivo, e dovesse scegliere lui il nuovo primo ministro. Ha tenuto incontri con i ministri Michael Gove e Jeremy Hunt, ritenuti in pole position per la successione alla premier attuale in alternativa a Boris Johnson: il brexiteer ultrà, non alieno all’idea trumpiana d’un divorzio ‘no-deal’ da Bruxelles, a cui finora era parso andare il suo endorsement esclusivo, ma che si ritrova indicato solo come uno dei possibili candidati al n. 10.
Tanto da rinunciare egli stesso al faccia a faccia dopo una telefonata pur "amichevole" col presidente. Intanto Trump ha snobbato, un affronto senza precedenti, un colloquio col leader laburista Jeremy Corbyn, l’uomo che in caso di elezioni anticipate potrebbe pur sempre diventare il nuovo premier del Regno. Ma per The Donald è semplicemente un ‘loser’.
09.06.2019


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