Giudizi positivi di industria e commercio per gli sgravi fiscali
"Un aiuto all'economia,
ne avevamo bisogno"
CLEMENTE MAZZETTA


Piuttosto che niente, meglio... piuttosto. Ma quell’1% in meno sulla tassazione per le aziende per i prossimi quattro anni è considerata dal mondo economico e imprenditoriale ancora troppo poco. Finalmente qualcosa si muove, ma troppo lentamente rispetto alla velocità di crociera degli altri cantoni.
Telegrafico Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio: "È indispensabile procedere con decisione sulla via della riforma fiscale. L’approccio del governo presenta alcuni punti interessanti. Ma è da valutare la tempistica della riduzione dell’aliquota dell’utile delle imprese... forse un po’ lunga".  
La tassazione sugli utili delle imprese scenderà al 5,5% solo a partire dal 2025. Per i prossimi quattro anni resterà ancora all’8%. L’ultima modifica all’aliquota risale al 2000, quando la popolazione ticinese approvò un taglio di tre punti, dal 12% all’attuale 9%. L’approccio che piace è la riduzione del moltiplicatore cantonale di due punti (che ha un riflesso sia sulle persone fisiche che giuridiche) che va di pari passo con la consapevolezza che l’economia si sostiene con una fiscalità concorrenziale. Piace il taglio di un punto sull’aliquota dell’imposta sull’utile che favorirà, subito, le piccole medie aziende e le 33mila società a regime ordinario. Piace l’annuncio di un taglio al 5,5%, indispensabile dopo che la riforma fiscale federale ha abolito la tassazione agevolata per le aziende straniere a statuto speciale (un migliaio in Ticino, per un gettito di 144 milioni).
"Bene, bravi, finalmente il Consiglio di Stato ha fatto un passo nella giusta direzione, ha capito che l’economia necessita di un fisco concorrenziale… ma occorre fare il bis in metà tempo", aggiunge Glauco Martinetti, presidente della Camera di commercio.  Non cela però un certo disappunto: "Il Ticino è il cantone che più ha bisogno di sgravi per le aziende ma purtroppo è quello che impiega più tempo per fare dei passi avanti. I cantoni che hanno già una minor pressione fiscale la stanno riducendo rapidamente. La manovra proposta dal governo è troppo timida e soprattutto troppo lenta. Oggi le aziende che non hanno un legame con il territorio si spostano con estrema facilità. Se non si interviene con rapidità non riusciremo a trattenerle, perdendo posti di lavoro, gettito fiscale". I nuovi scenari fiscali dei cantoni "post riforma", vedono l’aliquota effettiva sull’utile scendere mediamente dall’attuale 18% a circa il 14%. Oggi il Ticino ha un’imposizione complessiva per le imprese superiore alla media: 18,6%.
"Complessivamente la direzione in cui va il governo è quella giusta. Anche perché se non si fa nulla resteremmo con una tassazione fra le più elevate della Svizzera. Il problema è che i tempi di applicazione sono troppo dilatati - osserva Stefano Modenini, direttore Aiti, associazione industrie ticinesi -. Speriamo che il parlamento li accorci". In assenza di riduzioni, il Ticino, oggi al 15° posto, diverrebbe  per le aziende uno dei cantoni con il fisco più "pesante", scivolando in terzultima posizione nella graduatoria intercantonale. "In questo caso non solo le aziende a statuto speciale ma anche quelle normali potrebbero essere spinte a delocalizzarsi, in tutto o in parte, in cantoni fiscalmente più favorevoli - dice Modenini -. Mentre valuteremo le misure per scuola e socialità, restiamo critici sul risanamento della cassa pensione per mezzo miliardo. Temiamo che non sarà sufficiente a risolvere definitivamente questo problema, visto l’attuale modesto tasso di copertura".
Per Modenini, in assenza di una soluzione "equilibrata", che contempli anche  la  riduzione dei "privilegi" dei dipendenti pubblici, oltre al sostegno dello Stato, non si esclude un’opposizione da parte del mondo dell’economia.

cmazzetta@caffe.ch
14.07.2019


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