Novità sui filmati dell'ex dipendente del Beata Vergine
Immagini articolo
Infermiere sotto accusa,
due i video coi colleghi
R.C.


Sono due i video girati con uno smartphone in cui compaiono tre colleghi dell’infermiere 45enne dell’ospedale Beata Vergine di Mendrisio, sotto inchiesta da otto  mesi, accusato di omicidio intenzionale: diciassette anziani pazienti. Ne avrebbe accelerato la morte alterando il dosaggio di alcuni farmaci. Le accuse che lo hanno tenuto in carcere da dicembre a metà agosto sono numerose. Oltre a quella di omicidio... "violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa di immagini".
Nell’ultima fase dell’inchiesta sono emerse delle possibili (fors’anche indirette) complicità di alcuni colleghi. Complicità per quanto riguarda le decine e decine di fotografie scattate a pazienti a letto o in situazioni imbarazzanti. Fotografie ma anche, come detto, video girati con lo smartphone dell’infermiere.
Sono due i filmati sui quali gli interrogatori si sono e si stanno concentrando. In uno si vedono un collega e una collega dell’imputato. La donna la si sente chiaramente pronunciare una frase del tipo... "stiamo facendo qualcosa da denuncia". Cercavano di somministrare un farmaco ad una "paziente psichiatrica". Filmando il tutto.
Nel secondo video, sempre girato dall’infermiere 45enne, si vede alquanto chiaramete una giovane collega all’interno di una camera e accanto ad un paziente. La ragazza è stata fra le prime persone ad essere interrogata all’inizio dell’anno, cioè quando le accuse di maltrattamento di alcuni anziani si allargarono all’omicidio.
Quale era il grado di consapevolezza dei colleghi dell’infermiere su quanto accadeva nel reparto di Medicina1? Lo scambio di fotografie e video avveniva anche attraverso due chat interne. L’uomo sotto inchiesta sostiene di non essere stato l’unico a scattare immagini e a filmare. Sostiene di avere inviato fotografie anche su richiesta. Ma, da questa probabile consapevolezza in relazione ai reati minori, è possibile dedurre un’altrettanta consapevolezza per quanto riguarda l’accusa di omicidio intenzionale? Per ciò che riguarda, cioè, l’alterazione delle prescrizioni mediche su alcuni pazienti oncologici in fase terminale?
Durante il primo periodo di carcerazione preventiva dell’imputato, un gruppo di colleghi gli ha fatto arrivare una lettera di solidarietà. Un indizio, secondo alcuni. Qualche collega forse sapeva o sospettava. Forse aveva visto l’imputato non rispettare le prescrizioni mediche. L’infermiere, che da sempre si professa innocente, ha ammesso ed ammette però di aver voluto in qualche caso alleviare il dolore dei pazienti. Ma non certo di averne voluto accelerare la morte.  
Dichiarazioni queste, però, che contrastano, secondo gli inquirenti, con alcune frasi pronunciate dall’imputato. Frasi pesanti. Si era infatti autodefinito "angelo della morte".
Secondo i magistati, dai numerosi interrogatori a cui è stato sottoposto l’imputato, è emersa una particolare tendenza a sminuire la gravità dei fatti ricostruiti. Oltre ad una personalutà particolarmente deviata.
I reati a suo carico sono numerosi: tentate lesioni gravi, vie di fatto reiterate, rappresentazione di atti di cruda violenza, violazione della sfera segreta e privata, coazione, pornografia e turbamento della pace dei defunti. E sono una ventina i familiari di pazienti morti costituitisi "accusatori privati".
r.c.
22.09.2019


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