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Ricostruito il 4° caso del neurochirurgo sotto inchiesta
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"Interventi chirurgici?
No, è sham surgery"
R.C.


È stato un controllo incrociato. Una sorta di verifica. Nei giorni scorsi, giovedì, la procuratrice Marisa Alfier ha interrogato il secondo chirurgo del Neurocentro dell’ospedale Civico di Lugano che ha operato una delle quattro pazienti, i cui casi sono stati segnalati in magistratura. La vicenda è quella del neurochirurgo dell’Ars Medica di Gravesano che, a dire di un gruppo di esperti del Civico, avrebbe effettuato delle operazioni "fasulle". Quattro casi da febbraio a luglio. La prima, la seconda e la quarta paziente sono state trattate da un solo chirurgo del Neurocentro, interrogato dalla procura il 23 agosto. La terza paziente è stata invece trattata dal chirurgo del Neurocentro interrogato nei giorni scorsi. Un controllo incrociato, perché quanto emerso conferma le affermazioni e le analisi del primo chirurgo. Insomma, i quattro casi sono simili.
Così come per i fatti ricostruiti nelle settimane scorse, anche la paziente presa a carico dal secondo chirurgo presentava le stesse caratteristiche delle altre. Nella documentazione inviata nei mesi scorsi alla magistratura dal Neurocentro di Lugano, sia il direttore generale del Civico, Luca Jelmoni, sia il direttore sanitario, Paolo Merlani, hanno chiaramente parlato di "sham surgery". Falsa chirurgia, tradotto letteralmente. E a spiegare il significato di questo termine era stato il 23 agosto il primo chirurgo del Neurocentro. "È un termine che viene utilizzato, stando alle mie conoscenze, nell’ambito degli studi scientifici su un ‘gruppo di controllo’ (ndr. pazienti che partecipano consapevolmente ad una ricerca)". Così aveva spiegato a verbale il chirurgo.
Si tratta di una tecnica, la "sham surgery", utilizzata non solo nell’ambito della neurochirurgia. In cosa consiste concretamente? Il 23 agosto a verbale il chirurgo nel Neurocentro è entrato nei dettagli: "Si procede ad un’anestesia locale o totale. Poi all’incisione fino all’osso. Si tocca l’osso con lo strumento chirurgico, ma non si esegue nessuna vera manipolazione. Si agisce così in modo che il paziente sa di essere stato operato ma non sa, di fatto, in quale dei due gruppi di ricerca si trova. Intervento ‘reale’ o intervento ‘sham’?".
Secondo gli esperti del Neurocentro dell’ospedale di Lugano, dunque, i quattro casi denunciati in magistratura, tra febbraio e lo scorso luglio, rientrano in questa considerazione medico-scientifica. Falsi interventi. E questo genere di chirurgia, si è spiegato a verbale, può avvenire anche in altri ambiti e non solo per interventi alla colonna vertebrale. Ma sempre, è stato sottolineato, nel corso di una ricerca scientifica dichiarata.
I casi fino ad ora presi in considerazione nell’ambito dell’inchiesta penale, che vede il neurochirurgo dell’Ars Medica accusato di "lesioni intenzionali gravi", sono quattro. Ma ci si è concentrati, quantomeno nella prima fase, sul primo. Una paziente 74enne operata all’Ars Medica a fine ottobre 2018 e rioperata al Civico il 1 febbraio 2019. In questo caso, in questo primo caso che ha dato avvio ad una segnalazione dettagliata in magistratura del Medico cantonale, Giorgio Merlani, la differenza fra quanto scritto nel rapporto operatorio dell’Ars Medica e quanto visto al Civico (l’intervento è stato filmato), è notevole. Nel rapporto si legge che è stato asportato il legamento flavo. Il chirurgo del Neurocentro sostiene, anche sulla base del filmato, che il legamento era ancora presente. E che, anche nel tempo, non può rigenerarsi. Quindi…
L’interrogatorio del secondo chirurgo del Neurocentro, cioè l’audizione avvenuta giovedì scorso, è un indizio di accusa in più. Ma è ormai scontato che la procura dovrà far capo ad una perizia super partes e molto specialistica. A denunciare i fatti in magistratura non sono stati solo i due chirurghi fino ad ora interrogati ma, oltre al Medico cantonale che ha fatto le proprie considerazioni ("c’è il forte sospetto di un falso intervento", il riferimento specifico è al primo caso), a segnalare alla procura la vicenda, dicevamo, è stata un’équipe di specialisti. Il direttore medio e scientifico del Neurocentro, il primario e il viceprimario, il direttore sanitario e capo dei servizi medici del Civico e il direttore sanitario e capo del dipartimento medicina del Civico.
r.c.
22.09.2019


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