I locali a luce rosse contro la tassa sulla prostituzione
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"Non siamo gli esattori
al posto dello Stato"
ANDREA BERTAGNI, CLEMENTE MAZZETTA


Sono solo 25 i franchi che le prostitute devono giornalmente allo Stato, ma è un problema. Perché a versare questa imposta sul "mestiere" più vecchio del mondo dovranno essere i titolari dei locale erotici. Quasi fosse una tassa alla fonte.
Con una complicazione in più: nessuno sa niente. "La legge sulla prostituzione sarà anche entrata in vigore il primo luglio di quest’anno, ma al momento non abbiamo avuto alcuna informazioni su come comportarci in merito a questi 25 franchi", dicono i gerenti dei locali a luce rossa del Ticino. "Abbiamo ricevuto solo un formulario che ci impone di produrre una quantità di documenti, per tener aperto il locale ".
In effetti per passare da locale  luce rossa a locale erotico (questa la nuova denominazione dell’autorizzazione) occorre fornire: la licenza edilizia, l’autorizzazione alla gerenza quale locale pubblico, l’autorizzazione per un’attività accessoria (il bar, ad esempio), il certificato originale d’idoneità-igienico sanitaria, la planimetria del locale erotico, l’estratto del registro di commercio, il certificato di solvibilità, il certificato dell’Ufficio esecuzione e fallimento, dei diritti civili, copia del documento d’identità, il certificato medico originale rilasciato da meno di tre mesi, ecc. ecc.
Un’infinità di documenti, ma nessuna indicazione su come, quando, dove versare le tasse anticipate delle "ragazze". Attenzione, però: ci sono solo sei mesi, ormai ridotti a quattro, per adeguarsi alla nuova normativa. Pena la chiusura del locale. "Noi non contestiamo i 25 franchi, giusto che pagare le imposte, anche se prima le ragazze versavamo un forfait di 500 al mese e ora ne devono pagare 750. Contestiamo il fatto di dover essere noi gli esattori al posto dello Stato e di doverne pagare le conseguenze. Le ragazze sono delle libere professioniste, non delle dipendenti", dice Michel Da Ros titolare di Bamboo club, che preannuncia un ricorso al Tribunale federale a nome dei locali a luce rossa, ormai ridotti a 8 in tutto il Ticino. "Perché noi gestori dobbiamo trasformarci in intermediari di questa tassazione? Già dobbiamo rifornire i locali di preservativi gratis. E se una ragazza non lavora, e non può pagare, dobbiamo anticiparle le tasse?". Eppure l’articolo 41 del regolamento dell’esercizio della prostituzione è inequivocabile:"Il gerente trattiene un’imposta giornaliera di 25 franchi ad ogni singola persona che esercita la prostituzione". Una norma che per Da Ros non sta in piedi: "Non ci possono essere intermediari che incassano le tasse per le ragazze, è vietato dalla legge federale. Abbiamo già consultato dei legali per preparare il ricorso".
Intanto nel Canton Vaud martedì scorso il Gran Consiglio ha seguito il canton Ticino, decidendo di obbligare le "professioniste del sesso" ad annunciarsi alle autorità. Fino a oggi l’obbligo di annuncio era facoltativo. La nuova regola varrà anche per le agenzie di escort. Norme più restrittive sono state inoltre votate per i saloni massaggi. Ogni responsabile sarà obbligato a presentare permessi di lavoro, età e stato di salute delle ragazze impiegate.
La revisione della legge sulla prostituzione del parlamento vodese è vista con favore dall’associazione Fleur de Pavé, che difende i diritti delle "lucciole". Secondo la direttrice dell’associazione, Silvia Pongelli, il giro di vite non sarà però in grado di ridurre il numero dei saloni di massaggi, anche se le nuove norme assicurano una protezione migliore alle lavoratrici della strada. Nel 2004 il Gran consiglio vodese aveva respinto il pacchetto normativo votato martedì scorso. L’obbligo di annuncio, era stato bocciato, perché avrebbe rischiato di escludere le persone in difficoltà, come i sans papier. Nel frattempo anche i Cantoni vicini hanno cambiato leggi e adeguato le loro pratiche.
an.b./c.m
22.09.2019


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